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Mai così caro dal 2001: il debito USA ora fa paura. 5,22% sui trentennali al collocamento. Totale sopra i 40.000 miliardi

Una situazione ormai compromessa? Non ancora, ma i segnali non sono dei migliori.

15:00 • Pubblicato 14/08/2026

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Scritto da Gianluca Grossi

Caporedattore e Content Strategy

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Erano quasi 30 anni che l’asta dei bond trentennali USA non si chiudeva con costi di finanziamento così elevati. Per la precisione bisogna tornare al 2001 per incontrare un tasso di rendimento, al collocamento, superiore al 5,22% con il quale si è chiusa l’asta di ieri. Un aumento consistente rispetto all’asta di luglio, che si era invece chiusa al 5,06%.

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Si tratta di un brutto segnale, con la crescita del costo del finanziamento del debito USA di lungo periodo che è cresciuto di oltre 30 punti base dall’insediamento di Trump per il secondo mandato alla Casa Bianca. Segnali di stress che arrivano dal mercato dei bond che sono anche condizionati dalla crescita, importante, dell’intero ammontare del debito pubblico americano, ormai lanciato sopra i 40.000 miliardi.

Geopolitica, macro e bond vigilante

I vecchi operatori sui mercati ricordano sempre che quando manca continenza fiscale – ovvero quando i governi spendono troppo e per troppo tempo – i bond vigilante tendono prima a inviare segnali e poi a imporre maggiore disciplina. Sembrerebbe essere questo il caso – con il mercato dei bond che parla una lingua diversa da quello delle borse azionarie.

Ieri ve ne aveva già parlato Alex Lavarello in un suo approfondimento. Ora è il caso di tornarci anche per capire le implicazioni di quanto sta accadendo. L’aumento, considerevole, del costo di finanziamento del debito di lungo e lunghissimo periodo USA è un segnale che vale doppio: le aspettative sul rialzo dei tassi stanno scendendo rapidamente, complice un mercato del lavoro non esattamente al top, cosa che dovrebbe comandare sul mercato dei bond un calo dei rendimenti e dunque del costo di rifinanziamento.

Non è così. Segnale che i mercati stanno prendendo piuttosto sul serio una situazione fiscale americana molto preoccupante. Il debito cresce a ritmi spaventosi, il mese di luglio ha visto spese doppie rispetto alle entrate e non sembra che neanche questo governo abbia intenzione o forza sufficienti per contenere gli sperperi.

Debito nazionale USA e costo del finanziamento dello stesso sono grossomodo raddoppiati nel giro di un decennio. Il Covid è stato sicuramente un fattore, ma il ritorno a una certa normalità e se vogliamo a un minimo di disciplina sembrerebbe essere ormai irrimediabilmente compromesso.

Che fare?

La situazione è grave, ma non è seria, parafrasando il buon Flaiano. Siamo certamente lontani ancora da una situazione di crisi vera, ma i segnali vanno in quella direzione.

La discussione, almeno durante il primo anno di presidenza Trump, è stata dominata da dazi, scaramucce geopolitiche e altri fattori riconducibili alla sua strabordante personalità.

Ora però si tornerà a fare i conti, quelli veri, con i bond vigilante che, ancora una volta, potrebbero incarnare il ruolo dell’unica barricata contro lo sfacelo fiscale.

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Caporedattore e Content Strategy

Expertise

  • Analisi fondamentale e TradFi
  • News crypto, Bitcoin e Blockchain
  • Fintech, banche centrali & law
Caporedattore ed analista economico. È divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Detenzioni: Bitcoin, Ethereum.

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