Sono stati appena pubblicati i dati del CPI, l’indice più comune di inflazione degli Stati Uniti. I dati diffusi sono perfettamente in linea con le aspettative dei mercati. La prima reazione dei metalli preziosi e delle criptovalute lasciano intendere che i dati siano stati interpretati come non troppo buoni, nel senso che potranno offrire (almeno con la foga della reazione sul momento) sponde ai falchi che vorrebbero aumentare i tassi di interesse negli USA già in settembre.
Al netto delle reazioni di breve, che hanno visto $BTC guadagnare e perdere lo 0,5% circa, all’interno di movimenti rapidi ma in un range molto stretto, sono dati che non compromettono nulla – e che rimandano ai prossimi l’onere di offrire una direzione chiara a Fed, Kevin Warsh e in ultimo ai mercati.
Dati perfettamente secondo le aspettative
I dati sono stati in linea con le aspettative degli analisti.
- CORE: +2,5% (PREV +2,5%)
- CPI: +3,4% (PREV +3,4%)
- CORE MoM: +0,2% (PREV +0,2%)
- CPI MoM: +0,1% (PREV +0,1%)
Una situazione dunque in linea con quanto era stato previsto. L’inflazione rimane, soprattutto nella versione che incorpora anche gli energetici e gli alimentari, molto al di sopra del target. Dato che però parte di quegli aumenti sono dovuti a questioni contingenti – come il blocco dello Stretto di Hormuz – con ogni probabilità Federal Reserve guarderà con maggiore interesse a quelli Core, che rimangono comunque di mezzo punto percentuale al di sopra del target.
- Reazione scomposta dei mercati
I mercati hanno reagito in realtà in modo assai scomposto: l’oro ha corretto salvo poi andare su livelli più alti di quelli precedenti il dato. Bitcoin e crypto si sono mossi invece in modo confuso, all’interno di un range molto ristretto e stanno continuando tutto sommato sugli stessi livelli di prezzo.
La politica monetaria dipenderà però anche da altro
La politica monetaria degli Stati Uniti dipenderà anche da altro. Ci sarà innanzitutto il PCE, ovvero l’indice dei prezzi per le spese dei consumatori, un indicatore che Federal Reserve segue con maggiore attenzione del CPI. Verrà pubblicato a fine mese e sarà probabilmente più decisivo per imprimere una direzione all’intero mercato, perché grande sarà il suo impatto sulla politica monetaria degli States.
Rimane comunque incerta (e remota) la possibilità di un aumento dei tassi già in settembre, poco prima delle elezioni midterm. Per quanto Fed sia infatti una banca centrale con il massimo grado di indipendenza dal potere politico, sarà estremamente difficile assistere a un movimento di questo tipo.
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