Lo yen è tornato al centro della scena macro dopo il recente intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone sul mercato valutario. Attorno a questa vicenda ruota un intervento di Arthur Hayes, pubblicato il 10 agosto su Substack. La sua tesi collega la difesa dello yen a una possibile ondata di liquidità della Federal Reserve, capace di spingere al rialzo il prezzo del Bitcoin.
Lo yen e l’intervento americano a difesa
Il dollaro contro yen è tornato al centro dell’attenzione nelle ultime settimane. A fine luglio il cambio era salito verso quota 164, con lo yen sui minimi di più decenni. All’inizio di agosto Stati Uniti e Giappone sono intervenuti insieme sul mercato valutario, la prima mossa coordinata da oltre dieci anni. L’intervento ha fatto crollare il dollaro del -5,25% contro lo yen, spingendolo fino a 155.

La discesa del dollaro però si è esaurita in pochi giorni di contrattazioni come si osserva dal grafico. Lo yen ha ripreso a indebolirsi e resta un problema politico per Tokyo, oltre alimentare l’inflazione sui beni importati. Attualmente USDJPY quota 159,066, appena sotto la resistenza posta a 159,50.
La terza via che chiama in causa la Fed
Il saggio di Arthur Hayes, intitolato “Yen-quake”, parte proprio da questo nodo irrisolto. Secondo lui il Giappone scarta due strade, il rialzo aggressivo dei tassi e la vendita di titoli americani. Preferisce invece una terza opzione, che chiama direttamente in causa la Federal Reserve.
Nella terza via Tokyo impegnerebbe i propri titoli di Stato americani presso lo strumento FIMA della Fed, un canale che presta dollari alle Banche Centrali estere, ricevendo in cambio titoli di stato USA. Con quei dollari il Giappone comprerebbe yen sul mercato, rafforzando la propria valuta senza svendere i Treasury. Il punto chiave è che la Fed crea quei dollari dal nulla, espandendo il proprio bilancio. Hayes definisce questo intero processo come una stampa di moneta mascherata. Resta però uno scenario condizionato, perché servirebbe alzare il tetto della FIMA e ottenere il via libera della Fed, oggi assente.
Perché la tesi arriva a Bitcoin ed Ethereum
Hayes arriva alla parte che interessa il mondo crypto. Secondo la sua tesi quella nuova liquidità gonfierebbe gli asset monetari scarsi, privi di rendimento periodico. L’autore indica esplicitamente Bitcoin, oro fisico ed Ethereum come i principali beneficiari.
Va detto che Hayes è parte in causa, perché il suo veicolo d’investimento personale Maelstrom ha già forti posizioni al rialzo su questi asset.

Il grafico weekly del Bitcoin misurato in yen (BTCJPY) racconta però un’altra storia per ora. Attualmente quota 10.207.453 yen, ben sotto la resistenza degli 11,4 milioni. Il prezzo resta inoltre lontanissimo dai massimi di ottobre 2025, vicini ai 19 milioni. La spinta rialzista descritta da Hayes è ancora tutta da costruire.
Da scenario deve diventare azione
Hayes propone un ragionamento interessante, costruito anche su una catena logica solida. Il suo limite è che descrive uno scenario e non una politica già decisa o in attesa di attuazione.
Tutto dipende dalla scelta della Fed di alzare o meno il tetto dello strumento FIMA. Fino ad allora la spinta sul prezzo del Bitcoin resta soltanto una possibilità teorica. Va ricordato infine che la tesi arriva da un gestore già posizionato al rialzo. Per questo va letta come un’opinione interessata.
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