Michael Burry chiude il 25% degli short su questo titolo. Invariate le altre posizioni: crede in ulteriori crolli
Michael Burry riduce i suoi short, ma crede ancora in un mercato ribassista. Ecco quali posizioni ha chiuso.
22:07 • Pubblicato 05/11/2026
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Michael Burry ha annunciato aggiornamenti del suo portafoglio. L’investitore che aveva previsto la crisi dei mutui subprime ha annunciato la chiusura di parte dei suoi short storici, ovvero delle sue posizioni ribassiste. E ha colto l’occasione per aumentare anche i long su MercadoLibre, per quello che ormai è diventato un suo vecchio pallino. Ma perché Burry sta chiudendo i suoi short? E quanti ne ha chiusi? E – cosa più interessante – su quali titoli?
Nel complesso – per chi sta già sognando una missione compiuta – Burry rimane fortemente short sul ciclo AI e più in generale su Nasdaq-100.
Le posizioni di Michael Burry
Le posizioni aggiornate sono le seguenti:
- Incremento del 50% della posizione long (rialzista) su MELI (MercadoLibre);
- Riduzione del 25% della posizione short (ribassista) su SMH – l’ETF più importante sui semiconduttori / chip;
Per quanto riguarda l’ultima posizione, Burry ha affermato che la posizione rimane comunque molto corposa, nonostante la riduzione.
Tant’è che nel medesimo aggiornamento Michael Burry ci ha tenuto particolarmente a ricordare che le altre posizioni rimangono intonse. E che dunque l’outlook non è probabilmente cambiato. Cosa non è cambiato? Rimangono le put su Palantir, Caterpillar, Nasdaq-100 e Oracle. Per il momento non ci sono ulteriori aggiornamenti, né sono note eventuali altre posizioni cambiate.
Perché ha chiuso gli short?
No, Burry non è diventato improvvisamente rialzista. Per quanto abbia ridotto parte della posizione short su SMH, l’investitore ribassista per eccellenza non ha cambiato la sua convinzione. Rimane infatti short sul grosso dei titoli che aveva selezionato e – in generale – su Nasdaq-100.
Ad ogni modo la sua posizione rimane concentrata short su Nasdaq-100 e su SMH, nonostante la riduzione. Si gode oggi una caduta verticale dell’indice che ha toccato, in alcuni momenti delle contrattazioni, perdite superiori all’11%.
Per ora dunque nessun cambio di programma – e nessuna anticipazione di una possibile ripresa (o fine del trend negativo) per gli indici e per gli ETF che sono stati più rappresentativi di questo ciclo di borsa.
Uno dei crolli peggiori di sempre?
Il crollo del comparto AI è stato verticale, con perdite in doppia cifra per molti dei più importanti titoli del comparto. AMD ha perso oltre il 15%, Broadcom il 10%, Nvidia l’8,6%, Texas Instruments il 9%, Micron il 15%.
Vanno molto male anche le aziende di Elon Musk: Tesla perde l’11%, mentre SPCX si “accontenta” di un più modesto -7,8%. Per le aziende di Musk la paura vera è quella di una ritorsione politica di matrice dem. Un’ipotesi che prende sempre più corpo, almeno stando alle cronache che arrivano dagli States.
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