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Samsung lavora a nuovi chip adatti al mining.

Samsung vuole vendere chip per il business delle criptovalute

Samsung vuole beneficiare della crescente domanda di attrezzature necessarie per sostenere le criptovalute attraverso il lancio di chip progettati appositamente per questo business. L’azienda ha infatti divulgato alcuni interessanti contenuti in un suo recente report, dichiarando esplicitamente che una simile attività potrebbe aumentare i suoi profitti.

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Samsung lavora a nuovi chip adatti al mining.

Il report Samsung conferma inoltre che la società sudcoreana ha superato Intel quale più grande produttore di chip al mondo, e che prevede una forte domanda per il suo nuovo smartphone Galaxy S9, che verrà svelato il 25 febbraio. L’utile netto del quarto trimestre di Samsung Electronic è stato pari a 12,3 trilioni di won (circa 11,5 miliardi di dollari), in linea con le aspettative degli analisti.

Ad ogni modo, e tornando al nostro focus odierno, Samsung sta fornendo pochi dettagli sulla sua nuova attività di supporto alle criptovalute. “Samsung è attualmente impegnata nella produzione di chip per sostenere il mining in criptovaluta” – è stato reso noto dalla compagnia in una dichiarazione rilasciata alla BBC – “Tuttavia non siamo in grado di rivelare ulteriori dettagli”.

Ricordiamo che il mining consiste nella risoluzione di complessi problemi matematici, come mezzo per verificare le transazioni in criptovaluta: un compito per il quale i proprietari dei computer coinvolti vengono “ricompensati” con nuovi token, in quantità variabile.

Se dalle parti di Samsung vige il massimo riserbo su tutto ciò, in realtà The Bell, un quotidiano in lingua coreana, ha riferito che i processori coinvolti in questo nuovo progetto sono i chip Asic, progettati su misura per svolgere un singolo compito e, in questo caso, il mining di Bitcoin o altre specifiche criptovalute.

Secondo The Bell, inoltre, Samsung avrebbe già completato lo sviluppo del proprio chip Asic per le criptovalute nel 2017, iniziando la produzione di massa all’inizio di gennaio, e andando così a competere con TSMC, finora l’unico altro produttore di processori specificatamente impegnati nell’attività di mining.

Non sappiamo a quale prezzo Samsung possa vendere il suo chip mantenendosi redditizia” – ha dichiarato Garrick Hileman, un ricercatore di criptovalute dell’Università di Cambridge. “Ma se il prezzo di Bitcoin dovesse collassare e entrare in un mercato ribassista come nel 2014-2015, sarebbe lecito domandarsi se Samsung avrebbe intenzione e convenienza a rimanere in questa linea di business”.

About Roberto Rossi

Giornalista pubblicista, specializzato in tematiche economiche e valutarie. Appassionato di fintech, è consulente degli investimenti finanziari.

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