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Cina: controlli a tappeto sulle attività di mining

Stretta delle autorità cinesi sulle attività di mining. Secondo quanto riportato dal The Cover, quotidiano completamente controllato dalle autorità governative della Repubblica Popolare Cinese, sarebbero in corso appunto verifiche sulle attività di mining aperte senza autorizzazione.

La notizia è stata pubblicata addirittura sulla prima pagina, segno che appunto il messaggio politico che le autorità vogliono diffondere è di quelli difficili da fraintendere, indicando inoltre che le autorità siano già riuscite ad individuare e sequestrare attività e attrezzature costruite e utilizzate per fare mining di criptovalute.

In aggiunta, le autorità nazionali insieme al ministero locale per l’Economia e le Informazioni di Garze, zona montagnosa dove le risorse idriche (e le centrali idroelettriche) sono particolarmente diffuse, hanno avviato una campagna di controlli a tappeto, proprio con l’obiettivo di individuare attività illecite e non autorizzate di questo genere.

“Nel caso in cui una bitcoin mining farm sia all’interno di aree autorizzate, dovranno essere verificate le operazioni, nel caso in cui invece non siano all’interno delle aree autorizzate, queste dovranno essere immediatamente chiuse”, ha affermato un ufficiale del comitato nell’articolo sopra citato.

L’area di Sichuan la più proficua per il mining

Si avvicina la stagione delle piogge e per questo motivo l’area montagnosa di Sichuan torna ad essere molto conveniente per chi vuole investire in farm per il mining di Bitcoin o di altre criptovalute. Questo perché durante questa stagione l’energia elettrica diventa estremamente più economica, rendendo più conveniente il minino.

Secondo un report diffuso da Coinshare, più del 50% della potenza di mining a livello mondiale sulla rete Bitcoin è proprio concentrato nell’area del Sichuan.

A Garze il mining è completamente vietato

Secondo quanto riportato dalle autorità cinesi, il mining è attualmente proibito in tutta l’area di Garze, contea a 3900 metri sul livello del mare, nella regione di Sichuan.

L’area è stata scelta da moltissimi miner, anche non autorizzati, proprio per il passaggio nei pressi del fiume Yalong, dove insistono moltissime attività di generazione di energia elettrica.

Il divieto non potrà comunque impattare in modo considerevole la concentrazione di attività di questo genere proprio in Cina, dove continuano comunque ad esistere attività di grandi proporzioni che insistono su aree autorizzate.

Il rapporto tra Cina e criptovalute è da sempre molto turbolento. Il governo avversa, almeno parzialmente, l’utilizzo delle criptovalute ma sembra aver chiuso più di una volta l’occhio sulle attività di mining, che comunque generano redditi da capogiro per la Repubblica Popolare Cinese.

Info su Gianluca Grossi

Laureato in Giurisprudenza, è esperto di investimenti in criptovalute. Ha già investito in passato in BitCoin, DogeCoin, Ethereum e XRP.

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