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Pochi giorni all’Halving Bitcoin: e se l’effetto fosse ribassista?

Per mesi i principali analisti si sono rincorsi nell’affermare che l’effetto dell’Halving Bitcoin sarebbe stato rialzista. D’altronde, dimezzando la ricompensa per i miner si tende a ridurre l’offerta della criptovaluta e, a parità di domanda, tutto ciò dovrebbe portare un incremento dei valori della valuta digitale.

Peraltro, a supportare questa convinzione c’è anche la storia: nei due precedenti Halving, infatti, Bitcoin ha dimostrato di poter prendere quota a breve distanza dal dimezzamento. Ma se questa volta le cose fossero diverse? Se questa volta, invece, l’effetto fosse ribassista?

Ne parliamo nelle prossime righe. Intanto, però, ti consigliamo di dare uno sguardo ai quotidiani aggiornamenti che trovi nella nostra pagina Facebook Criptovaluta.it (qui): potrai leggere tanti contenuti esclusivi e prendere diretto contatto con la nostra redazione e con la nostra community!

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Previsioni Bitcoin: Halving ribassista?!?

Nell’ultimo anno, come in parte abbiamo già rammentato in apertura del nostro approfondimento, molti investitori hanno discusso su come il prezzo del Bitcoin possa essere influenzato dall’imminente dimezzamento previsto per la prima parte del mese di maggio.

Il principale punto di discussione su questo argomento è stato il fatto che l’evento possa avere o meno effetti rialzisti e se, inoltre, sia già “prezzato” dall’attuale valore di Bitcoin.

Ora, per chi non lo sapesse e non avesse letto i nostri precedenti approfondimenti, l’Halving Bitcoin è un evento in cui il numero di nuovi Bitcoin creati circa come ricompensa per i miner viene dimezzato. L’evento è pianificato per svolgersi all’incirca ogni quattro anni, mantenendo Bitcoin una risorsa tendenzialmente “scarsa”.

Il fatto che il prossimo Halving sia previsto per il mese prossimo fa sì – naturalmente – che siano sempre di più le persone che si domandano quale sarà l’impatto sul prezzo del Bitcoin.

Bitcoin è sopravvalutato?

Nonostante il calo dei prezzi avvenuto nel corso del mese scorso, quando l’effetto finanziario della pandemia da coronavirus si è abbattuto pesantemente anche nel comparto, nell’ultimo anno Bitcoin ha effettivamente superato tutte le altre principali asset class.

In un recente report denominato “State of the Network“, ad opera della società Coin Metrics, l’analista Kevin Lu e altri membri del team di Coin Metrics hanno spiegato la loro opinione su quanto avverrà, evidenziando che la pressione di vendita di Bitcoin sia destinata a crescere nei prossimi mesi prima di tornare ad un migliore equilibrio, e aprire la strada a futuri aumenti di prezzo.

A sua volta, il report di Coin Metrics fa eco ad un altro rapporto di Blockware Solutions, con il CEO Matt D’Souza che ha definito la situazione intorno all’Halving Bitcoin come una “tempesta perfetta” per la criptovaluta. Ma perché?

Alla base dei ragionamenti dei report di cui sopra ci sono tre valutazioni:

  • i miner operano come imprese commerciali, che massimizzano il profitto con grandi economie di scala;
  • l’estrazione compiuta dai miner è una competizione con una ricompensa totale fissa che viene divisa tra tutti i partecipanti con una cadenza regolare;
  • i ricavi dei miner sono denominati in criptovaluta, mentre i costi sono denominati in fiat.

Chiarito quanto sopra, nel  suo dossier Coin Metrics sottolinea come “i miner rappresentano la più grande coorte di venditori naturali e costanti. La loro pressione di vendita è significativa perché i miner devono vendere la criptovaluta che guadagnano per coprire i loro costi denominati in valuta fiat“. E poiché i loro margini di profitto tendono a gravitare verso lo zero, i miner devono vendere quasi tutte le valute che guadagnano.

Il report aggiunge che, sebbene le entrate dei miner Bitcoin rappresentino solo una piccola percentuale del volume totale delle negoziazioni, va ricordato che queste vendite sono flussi netti negativi di capitali in uscita che difficilmente ritorneranno sul mercato.

Per illustrare l’impatto che i miner hanno sul mercato dei Bitcoin, Coin Metrics confronta i ricavi annuali dei miner del 2019, che sono stati pari a 5,5 miliardi di dollari, con il totale delle quote in Bitcoin degli utenti di Coinbase, stimato in 6,8 miliardi di dollari. In altre parole, la pressione di vendita esercitata dei miner l’anno scorso (supponendo che la maggior parte delle ricompense dei miner venga venduta) si colloca nello stesso scenario ipotetico in cui ogni utente Coinbase venda la totalità delle proprie quote in Bitcoin.

Va notato che, a causa dell’Halving, Coin Metrics prevede attualmente per il 2020 un fatturato dei miner Bitcoin di circa 3,3 miliardi di dollari, che equivarrebbe a circa “metà del valore di vendita di Coinbase” per quest’anno.

Rischio ribassista all’orizzonte

Quindi, il report di Coin Metrics si è anche occupato di come i miner hanno la tendenza ad esacerbare le grandi oscillazioni dei prezzi nel mercato Bitcoin.

Poiché i costi variabili dei miner sono lenti e abbastanza costanti in termini di fiat, i miner sono tenuti a vendere meno dei loro premi in blocco per coprire le spese durante i periodi di aumento dei prezzi cripto“, sostiene il report. “D’altra parte, quando i prezzi cripto sono in calo, sono tenuti a vendere di più“. Secondo questa teoria, i miner hanno un effetto prociclico sul mercato, in quanto aggravano ulteriormente gli aumenti dei prezzi.

Ci sono però dei limiti a questa dinamica – prosegue ancora il dossier, citato da Forbes – sottolineando come il fenomeno sopra descritto potrebbe essere alterato dalla capacità di un maggior numero di miner di coprirsi dai futuri movimenti dei prezzi o di utilizzare i loro premi come garanzia per prestiti denominati in dollari statunitensi o nella loro valuta locale fiat, come l’euro.

Una volta che il blocco premierà la metà, le entrate dei minatori saranno dimezzate, mentre i costi dei miner rimarranno costanti, quindi ci aspettiamo che nei mesi a venire un numero ancora maggiore di miner capitolerà” – conclude poi Coin Metrics, indicando che la pressione alla vendita di Bitcoin da parte dei miner è già alta e probabilmente aumenterà nei prossimi mesi con il dimezzamento.

Prospettive rialziste nel lungo termine

Tuttavia, la società vede anche una luce alla fine del tunnel per Bitcoin.

Ci aspettiamo che i miner seguano un ciclo di diminuzione dei margini di profitto, aumento delle vendite, capitolazione e eliminazione dei minatori meno efficienti della rete“, dice il dossier. “Una volta completato questo ciclo, l’industria del mining dovrebbe tornare ad uno stato di salute più sano, che sia di supporto ai futuri aumenti di prezzo“.

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Info su Roberto Rossi

Giornalista pubblicista, specializzato in tematiche economiche e valutarie. Appassionato di fintech, è consulente degli investimenti finanziari.

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