Mentre tutti guardano alla Groenlandia, è a Tokyo che si sta consumando un dramma in tre parti che dovrebbe preoccupare i mercati e gli astanti molto di più delle baruffe – risolvibili – tra Donald Trump e l’Europa. I bond giapponesi continuano a salire e hanno sfondato livelli che, soltanto qualche giorno fa, avremmo ritenuto impensabili. Decennali sopra il 2,28% di rendimento, con un aumento mensile di oltre 200 punti base. Ancora più preoccupanti i trentennali, che nonostante la correzione poi di oggi, sono comunque sopra il 3,70%.
A contribuire alle preoccupazioni ci sono due questioni: la prima sono le incombenti elezioni anticipate, con la premier in carica Takaichi Sanai che ha promesso non lacrime e sangue, ma stimoli e spesa pubblica delle grandi occasioni. La seconda, che ne è conseguenza, è l’enorme rilevanza del Giappone nel mondo finanziario globale. Paure delle quali si è parlato poco in una settimana dominata da discussioni – non sempre ragionevoli o intelligenti – sulla Groenlandia. La questione interessa anche Bitcoin e crypto – e qui ve ne offriremo un riassunto il più possibile puntuale.
Elezioni anticipate, mani bucate e una banca centrale poco reattiva
Il ministro delle finanze Katayama Satsuki ha invitato ieri tutti alla calma, contribuendo a fermare l’incredibile corsa dei rendimenti dei bond giapponesi. Ha parlato a Davos, invitando tutti – indirettamente – a non scambiare proposte da campagna elettorale in politiche che saranno effettivamente implementate. Ha parlato infatti di politiche fiscali responsabili – che i numeri dimostrerebbero almeno fino ad oggi, contribuendo a disinnescare almeno parzialmente le preoccupazioni.

La situazione rimane però degna di attenzione, se non di allarme. I bond giapponesi hanno corso parecchio in termini di rendimenti sul mercato secondario, segnalando una scarsa fiducia da parte dei mercati nell’attuale governo, con un timore non nascosto sulla sua eventuale rielezione.
A portare la situazione vicina al punto di rottura ci sono state diverse questioni. Ultima, in ordine temporale, la promessa del premier in carica Takaichi Sanai di rimuovere o quantomeno sospendere una tassa sui prodotti dell’8%. Non solo questo però ha contribuito alla sfiducia dei mercati verso le casse pubbliche del Giappone.
Sempre il governo in carica ha promesso un piano di stimoli titanico, anche questo da finanziare a debito, in un paese dalle casse già parecchio sgangherate. Niente austerity dunque, ma la voglia e la promessa elettorale di spingere sul gas della spesa pubblica.
Tutto questo mentre la Banca Centrale dovrà decidere venerdì 23 gennaio dei tassi di interesse e nessuno si aspetta, almeno per il momento, un rialzo dei tassi. Non sembrerebbe pertanto che Bank of Japan abbia intenzione di agire anticipando quanto il governo ha promesso di fare in caso di rielezione.
Perché ci interessa?
Perché il Giappone è un paese molto rilevante a livello finanziario, per il famoso carry trade che in futuro potrebbe essere sconquassato da eventuali rialzi per contenere una politica fiscale molto espansiva e più in generale perché l’effetto contagio non è escluso, per quanto il debito giapponese sia principalmente detenuto da operatori nazionali.
Bitcoin e crypto rimangono alla porta, in una situazione di grande tensione che è esplosa già ieri a causa degli ormai noti malumori per la questione Groenlandia.
Seguiremo anche questa vicenda da vicino sul nostro Canale Telegram ufficiale, così da poter offrire a tutti i nostri lettori un aggiornamento, anche in questo caso puntuale, delle più importanti questioni che muovono i mercati.
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