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DAVOS CRYPTO

Bitcoin e crypto protagoniste a Davos. Ci sono anche Ripple, qualche exchange e Larry Fink

Da Davos tante novità per il mondo crypto: il muro della TradFi è stato ormai abbattuto.

La settimana di Davos si è conclusa. Tra presidenti e ministri, attriti tra (vecchi?) partner e più in generale il top della finanza globale, c’è stato anche tanto spazio per parlare di Bitcoin e di criptovalute. Per chi si è perso il tanto (di importante) che è stato detto, abbiamo preparato questo riassunto, che ti permetterà di rimanere al corrente su un evento che non solo è tra i più importanti al mondo, ma che ha anche visto una presenza importante dei temi crypto.

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I protagonisti crypto presenti sono stati diversi. Da Brian Armstrong di Coinbase a Brad Garlinghouse di Ripple, passando per una presenza relativamente fugace di CZ e a tanti diretti interessati, soprattutto all’intersezione tra mondo TradFi e crypto.

Davos a tema Bitcoin e crypto

Partiamo da un breve riassunto: la sempre maggiore intersezione tra mondo crypto e mondo TradFi ha reso le discussioni sul comparto degli asset digitali molto più cordiali, fatto salvo uno scontro tra Brian Armstrong e François Villeroy de Galhau, che è a capo della banca centrale francese. Al netto di questo alterco, su toni comunque molto tranquilli, in realtà non è successo granché di spiacevole.

  • Tokenizzazione: è il futuro?

La sessione completa può essere recuperata qui. Hanno partecipato Brian Armstrong di Coinbase, Valérie Urbain di Euroclear (il più importante ingranaggio europeo per il funzionamento dei mercati tradizionali), François Villeroy de Galhau (governatore banca centrale francese), Bill Winters (Standard Chartered). Si è discusso più ampiamente dei vantaggi che questo tipo di infrastruttura può offrire ai mercati tradizionali.

Brian Armstrong ha sostenuto la bontà del ricorso a blockchain pubbliche e non a quanto viene offerto dalle blockchain private, che pur stanno avendo una certa diffusione (vedi scelta del NYSE di New York. La discussione non ha avuto picchi notevoli sul tema RWA, ma si è scaldata appunto sul tema Bitcoin.

  • Galhau fa finta di non capire Bitcoin

Villeroy de Galhau ha affermato pubblicamente di ritenere la moneta di emissione pubblica e tramite una banca centrale migliore di una moneta come Bitcoin, della quale gli emittenti sono appunto privati, almeno secondo Villeroy de Galhau. Non poteva mancare la risposta di Brian Armstrong, che ha fatto notare come non esistano in realtà degli emittenti privati di Bitcoin, ma come questo si affida al codice e alla matematica. È stato di gran lunga uno dei momenti salienti degli incontri di Davos.

  • La presenza di Brad Garlinghouse

Alla kermesse finanziaria, come in realtà accade da diversi anni, ha preso parte anche Brad Garlinghouse, che è leader di Ripple. C’è stato spazio per discutere del ruolo di XRPL nella tokenizzazione e del futuro dei pagamenti in un mondo ormai post-globalizzato. Quello della post-globalizzazione è stato uno dei temi forti dell’incontro di Davos. Un tema sul quale il mondo crypto può certamente dare una mano, ma che dipenderà anche in larga parte dalla politica.

Ad un tratto Larry Fink

Larry Fink non ha forse bisogno di presentazioni. È a capo del più importante gestore di fondi e investimenti al mondo – ed è uno di quelli che, pur essendo arrivato tardi nello spazio crypto, lo sta spingendo con maggiore convinzione.

Uno dei suoi più lunghi interventi tenuti a Davos, Larry Fink ha trovato anche spazio per tornare a parlare non solo del successo dell’ETF su Bitcoin, ma anche del suo più recente pallino, quello della tokenizzazione.

Un gestore di fondi della rilevanza di BlackRock ha interessi notevoli nel comparto, anche perché vorrebbe sfruttare certe sinergie con il mondo DeFi anche per proporre titoli che per ora al grande pubblico non sono proposti.

Su tutti accesso al credito privato e anche al private equity, settori che sono per ora ad esclusivo appannaggio degli investitori professionali. Lui parla di democratizzazione del settore degli investimenti, in una rivoluzione che in passato ha paragonato a quella della nascita delle borse.

I più cinici, tra cui chi vi scrive, ci vedono anche un tentativo di rendere più liquidi mercati che talvolta si trasformano in perdite rilevanti per certi gestori.

Con il mondo private equity che non sta attraversando il più brillante dei momenti, il sospetto che ci sia qualcosa dietro è più che fondato. Tuttavia, almeno per ora, c’è una convergenza di interessi del mondo crypto e del mondo dei grandi fondi, che con ogni probabilità finirà per aiutare la crescita di tutto il comparto degli asset digitali.

BlackRock è anche il gestore del fondo money market tokenizzato più di successo del momento. E qualche passo – è innegabile – lo sta facendo.

Dietro le quinte CZ

C’è stato pure spazio per un dietro le quinte con CZ di Binance, che è stato intervistato su temi piuttosto personali. Sul tema non potremo che tornare, con la sensazione che tra i vecchi del mondo crypto e i nuovi che si sono meglio integrati con la finanza tradizionale si stia disegnando un solco, che poi diventerà barriera.

Il vecchio mondo crypto continuerà a esistere, ma non è detto che riuscirà, per tutti i player, a fare il salto.

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