Nello scenario attuale molti indici azionari si trovano poco sotto i massimi storici, così come numerose commodities del comparto dei metalli, con oro e argento. Bitcoin e crypto invece, continuano a mostrare una debolezza di fondo.
Bitcoin e crypto in difficoltà con mercati globali sui massimi
Questa fragilità non è imputabile a problemi strutturali delle blockchain, né a criticità del settore, ma piuttosto a una carenza di liquidità e di flussi in acquisto da parte degli investitori istituzionali, le cosiddette “mani forti”. Il mercato retail, al contrario, resta ancora presente e attento, ma da solo non è sufficiente a sostenere i prezzi.
Deleveraging e rischi nel mercato dei derivati crypto
Da circa quattro mesi è in atto un chiaro processo di deleveraging sul mercato crypto. In un contesto in cui praticamente tutto sale, Bitcoin e crypto sembrano essere percepite come l’elemento di rischio da sottopesare come una sorta di hedging.

In allegato si può osservare l’Open Interest aggregato di tutti i contratti futures e opzioni non ancora regolati su ogni exchange. Il dato di 58,7 miliardi di dollari evidenzia la massa di capitale e leva finanziaria nel sistema in costante discesa dai picchi di settembre – ottobre.
Rischio sistemico evidenziato dall’Estimated Leverage Ratio
L’Estimated Leverage Ratio (ELR) misura il rapporto tra l’Open Interest e le riserve di Bitcoin depositate sugli exchange. Il valore di 0,2129 visibile sul grafico allegato che analizza Bitcoin, mostra il deleveraging in corso.

L’open interest a leva si sta riducendo gradualmente senza crolli eccessivi di prezzo. Il mercato è meno fragile ma anche privo di nuova liquidità per una spinta direzionale. Siamo in una fase di consolidamento, non di panico.
Raffreddamento della leva con il Futures Volume Bubble
Tramite il Futures Volume Bubble Map si può analizzare il volume aggregato dei futures sull’intero mercato crypto, confrontandolo con il prezzo di Bitcoin. La metrica evidenzia il grado di leva speculativa attraverso fasi di neutralità, surriscaldamento o raffreddamento.

Attualmente il segnale è di cooling (raffredamento), con il volume sui derivati in diminuzione mentre i prezzi restano in fase correttiva. Ancora una volta abbiamo conferma di uno scarico di leva, con mercato fragile ma in progressivo riequilibrio.
Volatilità e tensioni geopolitiche e debito USA
In questo scenario di scarsa liquidità su Bitcoin e crypto si collocano le frizioni degli Stati Uniti con mezzo mondo, che hanno riportato l’attenzione su temi strutturali come il debito americano, in costante crescita, e sull’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato, fondamentali per il finanziamento di tale debito.
Sullo sfondo, ma in modo tutt’altro che marginale, si aggiunge anche la situazione del Giappone che, insieme agli Stati Uniti, potrebbe contribuire a scuotere in modo significativo lo scenario finanziario globale.
Debito federale e rendimenti
Focalizzandoci sugli Stati Uniti, dai dati allegati emerge come il debito federale sia sui massimi storici e non mostri segnali di rallentamento, attestandosi a 37,64 trilioni di dollari.
Parallelamente, l’andamento dei rendimenti dei Treasury USA a 10 e 30 anni, ha avviato una nuova fase di rialzo a partire dalla fine di novembre, riportandosi in prossimità della cosiddetta risk zone. Questa è un’area già testata lo scorso anno, quando il mercato obbligazionario aveva mostrato segnali di forte tensione e i cosiddetti bond vigilantes erano tornati a farsi sentire.

Rendimenti USA ritornano osservati speciali
La scorsa settimana il rendimento del US30Y ha toccato un picco in area 4,93%, da dove è partito un ritracciamento, favorito dal temporaneo allentamento delle tensioni legate alla Groenlandia. La stessa struttura è visibile anche sul Treasury decennale (US10Y) arrivato a 4,30%.
A fare eccezione sono i titoli di Stato a breve termine (US02Y) che hanno mantenuto una traiettoria discendente, essendo più direttamente influenzati dalla Federal Reserve e dal ciclo di taglio dei tassi avviato lo scorso anno. Al contrario, le scadenze più lunghe restano guidate dal mercato e dalla pressione dei bond vigilantes, mantenendo elevata l’attenzione sul rischio debito.
Treasury perde contro il Bund

Per dare una misura della debolezza dei Treasuary riportiamo lo spread Bund tedesco e T-Note decennale (FGBL1!/ZN1!). Dal grafico abbiamo una chiara sovraperformance del Bund rispetto al Treasury USA 10Y.
La discesa del rapporto indica che il prezzo del bond europeo sta tenendo meglio di quello americano. In termini di rendimenti, significa che i Treasury subiscono una pressione maggiore, con tassi USA in aumento più rapido rispetto a quelli tedeschi.
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