Quella che si è chiusa venerdì è la peggiore settimana per gli ETF Bitcoin quotati negli USA da febbraio 2025. Nel corso di soli quattro giorni di trading (con lunedì scorso che ha visto le borse chiuse per il MLK Day) questi prodotti hanno visto la fuoriuscita di capitali per 1,3 miliardi di dollari. Per avere delle fuoriuscite di queste proporzioni, si deve tornare indietro alla settimana del 24 febbraio, quando i prodotti in questione persero 2,6 miliardi. Situazione leggermente diversa per Ethereum, ma comunque fortemente in negativo, per una settimana che pur essendo più o meno tranquilla sotto il fronte del prezzo, ha visto una disaffezione importante di Wall Street.
Possiamo analizzare da diversi angoli la questione, cercando di capire come a Wall Street ci sia stato una sorta di risk off (non solo sulle crypto), che però ha avuto proporzioni maggiori del… dovuto.
I numeri
Partiamo dai numeri. Il grafico che alleghiamo è in grado di rappresentare in un solo colpo d’occhio ciò che è successo davvero. Le candele sono settimanali e offrono dunque il saldo di ciò che è avvenuto durante ciascuna delle settimane. La settimana che si è appena conclusa passerà alla storia come la peggiore da febbraio 2025, per la precisione l’ultima di quel mese.

Il grafico di cui sopra rappresenta Bitcoin, che ha avuto rispetto al suo storico una performance peggiore di quella di Ethereum. Se invece dovessimo tenere conto del rapporto tra capitalizzazioni, Ethereum si sarebbe comportato peggio, dato che Ethereum ha avuto outflow di circa il 45% rispetto a Bitcoin, mentre ha meno del 20% di capitalizzazione in rapporto.

Risk off che dipende dal Giappone?
Scott Bessent, del Tesoro USA, parlando della correzione dei principali indici azionari ha individuato il colpevole nel Giappone, o meglio, nella crisi del suo debito pubblico in termini di rendimento. Forse non ha completamente ragione, dato che le questioni legate alla Groenlandia hanno avuto certamente un impatto.
Non ha però completamente torto: la crisi dei rendimenti (sono troppo alti, e cresciuti troppo rapidamente) in realtà è anche una crisi di liquidità. E Bitcoin ha dimostrato più volte nel corso della sua storia di essere, anche sul breve periodo, molto suscettibile alle compressioni di liquidità che arrivano dai mercati tradizionali.
La buona novella: sul Giappone…
Ci torneremo nel corso della settimana. Ci sono però rumors piuttosto convincenti di un impegno degli USA affinché il mercato dei bond giapponesi si normalizzi. Non è ancora chiaro se Bank of Japan sia effettivamente intervenuta.

Ad ogni modo, date anche le affinità tra Tokyo e Washington – e la volontà di quest’ultima di essere di sostegno per le economie amiche (vedi Argentina), probabilmente sarà presente.
La settimana che si apre: il FOMC (non) decide
Si apre inoltre domani una settimana che vedrà le attenzioni dei mercati dominate dal FOMC di mercoledì. È la riunione che decide dei tassi di interesse e di politica monetaria più in generale. Anche se la decisione appare come scontata (no tagli), ci saranno diverse questioni alle quali i mercati non potranno che guardare.
- Balance Sheet
Ci saranno modifiche al piano di acquisto o vendita titoli? Oppure si rimarrà con gli acquisti modesti annunciati per far fronte al tax day del prossimo aprile?
- Con quali toni Powell parlerà
Soprattutto alla luce della sua reazione – insolita – alle indagini del Dipartimento di Giustizia. Anche se non se ne parla da giorni, il clima rimane piuttosto teso. Le parole di Powell, già generalmente molto importanti, saranno seguite con ancora maggiore attenzione.
Nel complesso, alle 20:00 avremo il comunicato che servirà anche per capire se tutti saranno d’accordo sul non tagliare (tranne Miran, probabilmente) e poi alle 20:30 saremo tutti insieme a seguire Powell.
Spazio per un recupero degli ETF?
Al netto di ciò che si vuole pensare su Bitcoin e Ethereum come asset risk on in via generale, durante le ore di trading negli USA e soprattutto in termini di ETF, continuano a essere asset che si muovono secondo logiche risk on.
Ovvero più cresce l’appetito per il rischio, più diventano appetibili per gli investitori.
Eventuali accordi per il Giappone e per la Groenlandia potrebbero fare da buona base per il recupero .
Nota positiva: nonostante vendite nette importanti, gli asset sottostanti sono rimasti su livelli… buoni di prezzo.
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