La guerra tra Russia e Ucraina passerà alla storia come la prima che si è combattuta anche sull’infrastruttura crypto, tanto decentralizzata quanto centralizzata. Secondo quanto è riportato da diverse testate russe, sarebbe infatti arrivato un ban, ovvero l’indicazione di azienda non gradita e dunque impossibilitata a operare in Russia per WhiteBit, exchange appunto ucraino. Dietro la decisione del Procuratore Generale ci sarebbero connessioni con fondi trasferiti dall’interno della Russia a Kiev.
L’accusa riguarderebbe, sempre secondo le fonti russe, almeno 11 milioni di dollari di fondi trasferiti utilizzando l’exchange, in aggiunta ad altre attività considerate illecite da Mosca e che non sono state ulteriormente specificate.
Non i primi strascichi crypto per la guerra tra Russia e Ucraina
Sin dalle sue prime settimane, la guerra tra Ucraina e Russia ha visto l’infrastruttura crypto partecipare agli sforzi – soprattutto economici – dei sostenitori dell’una o dell’altra fazione. L’Ucraina, tramite il suo governo, aveva anche attivato dei wallet verso i quali i sostenitori avrebbero potuto mandare, senza intermediari, denaro a sostegno dello sforzo bellico.
Una situazione che non è chiaramente di gradimento per Mosca, che ora – con tempistiche invero assai curiose – impedisce a WhiteBit e alla sua società controllante di operare in Russia, per quanto non sia chiaro quale tipo di interessi l’exchange conservi ancora in quello che è a tutti gli effetti un paese ostile. La notizia è confermata anche da un comunicato stampa della Procura Generale
La Procura Generale della Federazione Russa ha adottato una decisione volta a riconoscere come indesiderabile sul territorio della Federazione Russa l’attività della piattaforma di scambio di criptovalute WhiteBit, nonché delle strutture delle sue organizzazioni affiliate e controllate, W Group.
Il comunicato poi aggiunge:
Questa piattaforma europea di trading di criptovalute viene utilizzata da exchange e servizi di cambio per effettuare vari tipi di transazioni, anche al fine di organizzare “schemi illegali” per il trasferimento di fondi fuori dalla Russia, oltre ad altre attività illecite.
E ce n’è anche per la dirigenza, che secondo la procura russa:
La dirigenza partecipa inoltre ad aste benefiche internazionali, i cui proventi vengono destinati all’acquisto di droni per combattenti ucraini, inclusi membri dell’organizzazione terroristica “Azov”, vietata nel nostro Paese.
WhiteBit inoltre, sempre secondo le accuse mosse da Mosca, offrirebbe supporto tecnico a United24, la piattaforma utilizzata dall’Ucraina per raccogliere fondi direttamente in criptovalute.
Presente anche in Italia con sponsorizzazioni
WhiteBit è un exchange che opera anche in Italia – dove dal giugno 2025 ha inoltre un contratto di sponsorizzazione per tre anni con la Juventus, club che ha anche Tether come azionista. Il logo di WhiteBit è presente sulla manica del club di Torino e continuerà a esserlo anche nei prossimi anni.
Per il momento non sono disponibili commenti ufficiali da parte dell’azienda.
Guerra procede anche su binari crypto
La guerra tra Russia e Ucraina procede anche su binari crypto, con la messa al bando e l’inserimento nella lista delle entità sanzionate anche di exchange russi come Garantex, che era stato tra le altre cose bersaglio di un congelamento di fondi in USDT proprio da parte di Tether, per 28 milioni di token e quindi 28 milioni di dollari.
Di contro in Russia sta trovando un certo utilizzo e una buona quantità di volumi A7A5, stablecoin legata al rublo e che per ovvi motivi è al riparo da possibili congelamenti dei fondi su ordine delle autorità occidentali.
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