L’investitore di lungo periodo deve occuparsi anche di quello che sarà tra uno, cinque o dieci anni. In economie sviluppate dove la banca centrale svolge e continuerà a svolgere un ruolo di grande importanza, guardare in direzione di Francoforte (BCE) e Washington (Fed) è un buon punto di partenza per cercare di capire il mondo che ci aspetta. Entrambe le banche centrali – le più importanti del mondo – continuano a ricevere pressioni importanti da parte della politica. La prima in modo poco plateale ma più concreto. La seconda in modo plateale, ma meno concreto.
I risultati saranno di enorme importanza per l’andamento dei mercati finanziari. L’indipendenza della banca centrale, una sorta di chimera da libri di testo, è più che mai a rischio – e questo avrà delle conseguenze sia sulla capacità degli stati di spendere più di quanto potrebbero, sia probabilmente sui tassi. O almeno questo è l’obiettivo di quella politica che vorrebbe dettare le regole del gioco anche in… politica monetaria.
Europa: le grandi manovre di Emmanuel Macron
L’antifona si era capita già a dicembre, quando su Les Echos – importante giornale francese dedicato a finanza e economia – l’attuale presidente della Francia aveva chiesto una BCE più morbida con i tassi e più aperta agli stimoli all’economia.
La richiesta – che poi per i più maliziosi è un ordine – è arrivata da un paese che non solo ha i conti poco in ordine, ma che ha anche un enorme peso specifico all’interno dell’area euro.

Passerà questa linea? Non abbiamo la sfera di cristallo, ma gli ultimi eventi confermano quantomeno un certo potere da parte di Macron, che prima ha indirizzato Villeroy de Galhau (quasi ex governatore della banca centrale francese) alle dimissioni e poi sembrerebbe aver imposto lo stesso a Christine Lagarde.
Non si tratta (soltanto) del tentativo di avere una Banca Centrale Europea più molle, ma anche di nominare persone gradite a capo di due istituzioni di vertice, prima che la destra vinca le prossime elezioni.
Nota di colore: mentre i giornali europei si battono a difesa dell’indipendenza di Fed, accusando la cricca di Trump di non avere alcun rispetto per l’istituzione e per i rapporti tra banca centrale e politica, è in Europa che avviene, nel silenzio generale, un colpetto di mano di questo tipo.
Conseguenze sulla politica monetaria? Difficile anticiparle. C’è da dire però che di forze politiche hawkish e dunque decise a morire sulla collina dell’austerità monetaria non ci sembra di vederne molte. Anche se circola il nome di due falchi per il post Lagarde (Nagel e Schnabel), è probabile che date anche le condizioni in cui versano le casse di Francia, Italia e presto anche Spagna, si viri verso un personaggio alla Pablo Hernandez de Cos, definito un pragmatico, che in Europa vuol dire dovish e dunque più aperto a tassi più bassi e a un maggiore intervento della banca centrale sul mercato dei bond.
Stati Uniti: Trump ha incontrato una resistenza
Le indagini su Jerome Powell sono state un passo falso che passerà alla storia e che potrebbe costare a Donald Trump la possibilità di decidere in piena autonomia il successore di Jerome Powell.

Prima anomalia: c’è una resistenza strenua al Senato – dove in diversi tra i senatori, anche repubblicani – hanno affermato che non procederanno con l’ok alla nomina finché non sarà risolta la questione delle indagini su Jerome Powell.
Seconda anomalia: le corti stanno valutando già in modo piuttosto duro le ingerenze della Casa Bianca, ad esempio nel licenziamento di Lisa Cook.
Terza anomalia: c’è uno zoccolo duro di realisti dei tassi – come è emerso di nuovo dai verbali del FOMC diffusi ieri – che non ha alcuna intenzione di mollare, a prescindere dalle paturnie del presidente degli Stati Uniti.
L’indipendenza e il buon senso che animano Fed resisteranno? Difficile tirare le somme ora. La situazione è certamente difficile e un buon risultato alle midterm fornirebbe a Trump altra benzina. Il rischio di una Fed leggermente più politica c’è – e nel caso in cui i dati dessero una mano, è difficile non immaginarsi una politica monetaria ben più tranquilla.
Se poi dovesse finalmente spuntarla Warsh, a interventi ridotti sul mercato dei bond, ci si aspetta che si offrano tagli consistenti.
La grande occasione per Bitcoin?
Bitcoin fa parte di tanti portafogli strutturati anche per la sua natura di scommessa anti-sistema e strutturalmente asimmetrica.
È una scommessa sul caos e sull’incapacità delle banche centrali di tenere la barra dritta e di fare ciò che è necessario fare anche tutela delle valute fiat.
Non è detto che ce la farà, altrimenti più che di scommessa asimmetrica parleremmo di puntata sicura, ma questa sarà una delle sue occasioni.
Un’occasione di dimostrare che una politica monetaria prevedibile e inalterabile sia migliore di 12 (nel caso del FOMC di Fed) che si riuniscono a decidere delle sorti del mondo.
Diverse notizie di investimento di grandi gruppi, in aumento nonostante l’ultimo trimestre sia stato negativo, confermano almeno in parte questa visione. Bitcoin come assicurazione da un mondo di decisioni umane e non matematiche, dove il capriccio supera il buonsenso. Anche per colpa della politica.
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Questa narrativa è bullish solo se una di queste condizioni si accende:
-Tagli tassi + liquidità in aumento (risk-on)
-Perdita di fiducia nel debito sovrano / inflazione strutturale (oro+BTC)
-Shock politico che porta a monetizzazione (stampa indiretta, repressione finanziaria)
Se invece lo shock è “guerra / panico / risk-off”:
prima scende tutto, poi (forse) arriva il bid di copertura.