È un Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, scatenato. D’altronde parla di crisi, di correzioni, di top del mercato da mesi e non può che alzare il volume dell’unica canzone che conosce da tempo. Questa volta però per Jamie il tempo è stato galantuomo e ha offerto qualche parziale vittoria. Il mercato del credito privato (e più rischioso) ha già mietuto qualche vittima, con la banca guidata da Dimon che – almeno a quanto riferirebbe lui – sarebbe fuori da certi giri, potenzialmente molto pericolosi. Jamie Dimon ha affermato di aver visto almeno un paio di concorrenti fare cose molto stupide. E che questo sarà pagato, aggiungiamo noi, potenzialmente a caro prezzo.
Jamie Dimon ci vede un parallelo con il periodo tra 2005 e 2007, quando tutti prestavano denaro con un crescente profilo di rischio delle operazioni, salvo poi pagare tutto… con gli interessi.
Credito privato e qualche scricchiolio
Il discorso di Jamie Dimon è relativamente semplice – e può essere sfruttato come lezione anche da chi opera soltanto nel mondo Bitcoin e crypto. La ricerca esasperata di rendimenti finisce per far passare in secondo piano una dovuta gestione del rischio. Chi sta cercando di avere un NII (la differenza tra interessi pagati e incassati) più elevata, si sta spostando da tempo verso mercati del credito sempre più rischiosi. E questo potrebbe risultare in un disastro.
Quando? Jamie Dimon dice di non saperlo, ma al tempo stesso di essere molto guardingo riguardo eventuali cigni neri. Potrebbero arrivare dal mondo del software, ha detto, letteralmente massacrato dalle narrative AI, con il grosso dei titoli che ora fotografano una situazione di sentiment forse mai visto così in basso.
Una nota: Jamie Dimon è solito cavalcare questo tipo di toni. Chiama da tempo top di mercato, correzioni e necessità di incassare, proteggersi e evitare avventure troppo rischiose. È un po’ l’atteggiamento della sua banca, da un lato, e un po’ il personaggio che deve interpretare dopo essere stato a capo dell’istituto uscito più rafforzato dalla crisi dei mutui subprime.
Corsi e ricorsi storici: certi crediti cercheranno liquidità nelle crypto
Il mercato del credito privato, che si presta perfettamente a questo tipo di profezie di sventura, è uno dei principali candidati alla tokenizzazione. Ne ha già parlato – tra le righe ma non troppo – Larry Fink di BlackRock.
È un mercato storicamente meno liquido – che potrebbe grandemente giovarsi dell’accesso ai capitali in DeFi. Un passaggio però questo che sarà molto meno agevole di quanto potrebbe sembrare. Da questo mercato sono per ora pressoché esclusi gli investitori retail, se non tramite fondi assai curiosi (e con qualcuno che è già in crisi).
Per una tokenizzazione di questo mercato da parte di operatori regolamentati, servirà per forza di cose un intervento del legislatore o comunque del regolatore.
Per il resto, Jamie Dimon è davvero solito chiamare top di mercato, poi ritrattare, poi parlare di tempistiche incerte. È un po’ la cifra del suo personaggio sui giornali. Una sorta di Papà Castoro che racconta storie della vecchia finanza e ricorda a tutti che prima o poi dovranno morire.
Giusto per rimanere alle uscite più recenti, a inizio 2025, in quel di Davos, parlò di prezzi dell’azionario esagerati. Da lì, S&P 500 ha offerto un’altra corsa del 15%. A luglio parlò di mercati che non stavano prezzando il rischio di tassi di interesse più elevati. Sappiamo tutti com’è andata a finire.
Il punto è che certe previsioni, non indicando tempistiche né precisamente il problema, sono molto utili per guadagnarsi le prime pagine dei giornali, molto meno per prendere decisioni operative.
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