Home / Bitcoin, crypto e mercati in caso di GUERRA: la sorpresa dai grafici del passato

GRE GUERRA

Bitcoin, crypto e mercati in caso di GUERRA: la sorpresa dai grafici del passato

I mercati in realtà correggono subito, per poi dimenticarsi dei conflitti, almeno nei casi più recenti.

Non abbiamo, fortunatamente, un grande storico a riguardo. Abbiamo però almeno due eventi recenti che ci spiegano come tende a comportarsi Bitcoin quando ci sono dei nuovi conflitti. La reazione di oggi – tra le altre cose – è pressoché identica a quella dell’inizio dell’invasione russa in Ucraina e dell’attacco di Israele nella Striscia di Gaza.

Puoi investire con il 20% di BONUS sul primo versamento con BYDFi. L’exchange ti offre accesso ai futures – anche per andare short – e con il 26% di tasse contro il 33% dello spot.

In realtà dopo la correzione tipica degli asset risk on, i mercati tornano per la loro strada e – anche in caso di escalation – tendono a seguire la traiettoria di prima. Questo è vero generalmente per l’azionario e – come vedremo – anche per il mondo di Bitcoin.

Primo grafico: invasione russa dell’Ucraina

Era il 24 febbraio 2022 e – dopo un lungo tira e molla e dopo giorni di preavviso anche da parte dell’amministrazione Biden – iniziò l’invasione russa dell’Ucraina. La notizia fu accolta con uno scarico relativamente importante di Bitcoin, dai circa 38.000$ della sera precedente ai 34.000$ circa del punto più basso, quando in Italia erano le prime ore del mattino. Il calo si consumò in pochissime ore, per poi essere completamente recuperato già la sera dello stesso giorno, alle 20:00 ora italiana.

andamento
Il movimento all’inizio dell’invasione russa

La nota interessante è che non servì nessuna de-escalation. Anzi, fu chiaro pressoché subito che l’invasione era una cosa seria e che probabilmente avrebbe aperto a un conflitto piuttosto lungo. Questo al netto di chi metteva in mezzo le eventuali difficoltà dell’una o dell’altra parte, poi rivelatesi essere – in relazione alla durata del conflitto, previsioni pattume.

Secondo grafico: Israele entra nella Striscia di Gaza

La reazione in quel caso fu più ridotta. In realtà l’intervento era più o meno telefonato – e anche lo scarico dell’evento “innescante”, ovvero il 7 ottobre, fu piuttosto modesto. Anche in quel caso però i prezzi tornarono alla normalità nel giro di poco.

gaza
I mercati a ridosso degli attacci israeliani nella Striscia di Gaza

Sono pochi dati per tracciare delle conclusioni? Certamente sì. Rimane però il fatto che – ed è un fatto statistico – i conflitti regionali difficilmente riescono a condizionare i mercati a lungo. Un dato sul quale discuteremo anche in altre analisi nel corso di questa settimana, anche allo scopo di capire che impatto effettivo hanno le questioni geopolitiche che deflagrano.

Dipende poi dai mercati

Nonostante i principali mercati del greggio siano chiusi, lì dove si scambiano derivati di secondo e terzo ordine, il prezzo ne ha ovviamente risentito positivamente, per possibili problemi allo Stretto di Hormuz.

Certe discussioni che abbiamo fatto poco sopra, non possono valere per le materie prime la cui circolazione e commercio possono risentire anche sull’immediato di evoluzioni di questo tipo.

Rimane poi il fatto – permetteteci un po’ di umanità – che di fronte a certi fatti il primo pensiero non è certamente quello dei mercati, in grado di catturare forse tanti umori, ma difficilmente la disperazione di chi è vittima dei conflitti.

Iscriviti
Notificami
guest

0 Commenti
Più votati
Più nuovi Più vecchi
Inline Feedbacks
View all comments