Core Scientific sta dismettendo il suo business legato al mining Bitcoin, concentrandosi per il futuro sull’offerta di servizi, energia e hosting per attività legate al mondo AI. È un trend che – seppur con meno forza – sta coinvolgendo anche altri operatori del settore. Dalle trimestrali di Core Scientific però è emersa anche la vendita di più di 1.900 Bitcoin, per un controvalore di circa 175 milioni di dollari e dunque su prezzi sensibilmente più elevati di quelli attuali.
È un problema per Bitcoin? Cosa accadrebbe nel caso di abbandono di più miner di livello industriale? È questo il trend che dobbiamo aspettarci?
I miner industriali e l’AI
I miner Bitcoin sono organizzati talvolta in società quotate – che hanno come asset principale energia elettrica a basso costo. Energia prodotta in quantità tali da avere in genere pochi clienti. Bitcoin è da tempo quello ideale: può assorbire praticamente qualunque quantità di energia disponibile (finché sia conveniente economicamente farlo) e restituisce ritorni pressoché immediati, per quanto incerti.
È proprio sull’incertezza di questi ritorni e complice probabilmente il calo degli ultimi mesi che si basa la decisione di un miner industriale di guardare con sempre maggiore convinzione al mondo AI. In realtà Core Scientific non è la prima nell’ibridarsi tra Bitcoin e AI, ma è di certo il primo ad affermare a chiare lettere la dismissione di questo ramo di business.
Il CEO del gruppo Core Scientific, Adam Sullivan, ha parlato chiaramente di business in runoff, ovvero in deflusso. E la vendita dei Bitcoin registrata nel precedente trimestre ne è probabilmente parte della dimostrazione. Il gruppo ha bisogno di liquidità per ulteriori investimenti in data center e quei data center saranno proposti all’interno di accordi legati all’AI.
Bitcoin è a rischio?
No, e non lo è per un duplice ordine di motivi: il primo è che in realtà l’hashrate rimane su livelli molto alti e vicino ai massimi storici. Le recenti correzioni che emergono dal grafico (che sono comunque ricostruzioni non necessariamente precise) sono imputabili più ai problemi in Iran (paese che gestirebbe il 2-5% del mining su livello globale) e al maltempo che aveva colpito la costa est degli Stati Uniti.

Il secondo motivo è che Bitcoin è dotato di un meccanismo di auto-aggiustamento: circa ogni due settimane infatti, la difficoltà del mining viene aggiustata per approssimare il tempo di produzione dei blocchi intorno ai 10 minuti.
Sul medio e lungo periodo il trend andrà comunque considerato: se i nuovi investimenti dei miner finiranno tutti o quasi nell’AI – o meglio, nel supporto delle attività legate all’AI – il mining Bitcoin rischia di perdere quello slancio in termini di crescita dell’hashrate che è stato una costante della sua vita, con qualche correzione poi subito rientrata.
Quanti Bitcoin ha venduto Core Scientific?
Core Scientific ha venduto a gennaio circa 1.900 Bitcoin, in cambio di 175 milioni di dollari, strappando ai mercati un prezzo di circa 92.000$ per singolo coin, prezzo sensibilmente più elevato di quelli attuali.
Il CFO Jim Nygaard ha parlato di vendita opportunistica, con il gruppo che ora ha in cassa meno di 1.000 Bitcoin e che continuerà, citiamo sempre il CFO, in modalità opportunistica.
È una quantità di Bitcoin comunque piuttosto irrilevante, anche a fronte degli enormi volumi che ci sono altrove. Una vendita di Core Scientific segnalata come storica vale meno degli acquisti settimanali di Strategy.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi
