Da inizio anno ad oggi, la quantità di leva finanziaria utilizzata sulle piazze di trading crypto si è ridotta sensibilmente, con tanti utenti che hanno diminuito il livello di rischio complessivo a seguito dei tanti ribassi registrati negli ultimi mesi. L’open interest su Bitcoin (BTC) è in calo del -25% da gennaio, ed il controllo dei mercati derivati sembra essere ancora in favore dei bear, ma forse potremmo essere vicini ad una fase di rottura della compressione attuale.
La struttura di deleveraging su cui sta muovendo Bitcoin assomiglia in parte a quella osservata durante la correzione di aprile 2025. Anche in quel caso, la riduzione dell’open interest e la contrazione della leva avevano preceduto una fase di accumulazione, con il mercato che aveva progressivamente scaricato l’eccesso speculativo per poi ritrovare confidenza e direzionalità al rialzo. Sarà così anche questa volta?
Bitcoin come ad aprile 2025: leva finanziaria ai minimi
In genere ai novizi del mondo crypto viene spiegato che la leva finanziaria rappresenta il male più assoluto, a cui bisogna stare alla larga a tutti i costi. In realtà, anche su asset come Bitcoin, già volatile di suo, può aver senso pensare ad una strategia per incrementare la propria esposizione, se ovviamente il tutto viene fatto con cognizione di causa ed analisi del risk-management.
Ma la cosa più interessante, al di là del modo e degli strumenti con cui volete operare, è che la leva funge da ottimo termometro per misurare lo spirito speculativo del mercato, a maggior ragione su mercati solitamente molto nervosi come quello di Bitcoin. Quando l’uso e l’intensità del leverage sale in modo costante, significa che c’è un certo bias bullish negli scambi, e che gli investitori sono interessati a cavalcare il rally.
Al contrario quando invece la metrica scende drasticamente e l’open interest si contrae, vuol dire che le speculazioni vengono ridimensionate ed il mercato solitamente sperimenta una fase ribassista. Ad ogni modo, esistono chiaramente degli eccessi ambo i lati oltre i quali non ci si dovrebbe spingere, o per lo meno dove storicamente il mercato tende a reagire per stabilizzare la situazione.
Ed ora ci troviamo proprio in un punto di eccesso, dove la leva è stata fortemente compressa rispetto al picco di inizio anno. Secondo i dati CryptoQuant, la media settimanale dell’indicatore che misura la quantità di leva in gioco è scesa al punteggio 0,146, il livello più basso mai toccato dai minimi di aprile 2025. Statisticamente, quando l’indicatore ha raggiunto questi livelli, il mercato ha spesso registrato un aumento della volatilità, con movimenti rialzisti nelle settimane successive.

Open interest Bitcoin in calo e mercati in controllo dei bear
Su Binance, l’open interest dei futures su Bitcoin è in calo di circa il -25% da inizio anno, con il controvalore complessivo dei contratti aperti che è passato da 130.800 BTC agli attuali 97.680 BTC. Da uno sguardo alle metriche Coinglass notiamo chiaramente come dal bottom locale del 5 febbraio a $60.000, l’OI è continuato a scendere gradualmente nonostante un consolidamento delle quotazioni, dinamica che si spiega con una crescita della componente net shorts.
Ad ogni tentativo di rimbalzo infatti si è osservata una chiusura di posizioni ed un successivo assorbimento dei prezzi, senza che i long riuscissero a prendere il controllo del trend. Ora però, vediamo come nelle ultime sessioni ci sia stata una reazione della domanda, proprio in concomitanza con la value area identificata dal POC del Volume Profile.
Il taker volume è tornato a mostrare forza lato buy, così come il Coinbase Premium Indexè riemerso in territorio positivo dopo una lunga fase negativa. Questo è un primo segnale di fiducia, che potrebbe anticipare un movimento direzionale al rialzo qualora non ci dovessero essere ulteriori affondi. In altre parole i bear stanno perdendo slancio, e potrebbero essere presi in difficoltà se Bitcoin dovesse riprovare ad attaccare i $70.000

Outflow dagli exchange e nuovi posizionamenti al rialzo
Aggiungiamo anche che dal crollo di inizio febbraio, sugli exchange centralizzati si è registrata una prevalenza degli outflow rispetto agli inflow, cosa che evidenzia un atteggiamento di verosimile accumulazione da parte degli investitori. Solitamente grossi volumi in uscita indicano che gli operatori stanno trasferendo i propri asset verso wallet privati, riducendo l’offerta pronta alla vendita.
Da solo questo indicatore può generare tanto rumore ed essere molto impreciso, ma contestualizzato con la riduzione netta della leva, e il recupero della pressione taker buy della domanda, rafforza l’idea di un ritorno dell’outlook bullish per Bitcoin.

Allo stesso tempo, sul mercato delle opzioni si intravede uno spiraglio di luce. Alcuni trader sono tornati a posizionarsi comprando calls a strike OTM per le scadenze di marzo ed aprile, segnalando una graduale ricostruzione del bias bullish. Lo skew, che identifica la differenza di prezzo delle opzioni call e put a parità di delta, rimane ancora negativo, ma si inizia a vedere un allentamento della domanda di protezione.
Inoltre il DVOL pare sia tornato timidamente a crescere, con il mercato che si aspetta un nuovo movimento volatile nel breve termine. Ora se i prezzi riusciranno a resistere ai prossimi attacchi dei bears e a liquidare qualche short di troppo sopra i $70.000, potremmo assistere ad un interessante squeeze.
Tempo di opportunità sui mercati crypto
In più occasioni nelle scorse settimane abbiamo parlato della possibilità che Bitcoin si sia avvicinato a toccare finalmente il bottom del ciclo. Ovviamente non vi è alcuna certezza, e c’è anzi ancora l’eventualità che si vada a scavare in zona $50.000-$55.000 sui grafici, ripetendo un pattern on-chain registrato negli scorsi bear market.
La situazione è però anche oggettivamente più appetibile e più sana per chi cerca esposizione long, rispetto a qualche settimana/mese fa. Ora che la leva si è clamorosamente sgonfiata, e che tutti i retail hanno perso le speranze, il mercato risulta più equilibrato e meno esposto a dinamiche speculative estreme.
È in queste occasioni che chi si deve posizionare trova condizioni più razionali, con un profilo rischio/rendimento più interessante e la possibilità di beneficiare in modo asimmetrico di un’eventuale espansione della volatilità.
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