È vero che gli iraniani stanno vendendo Bitcoin per comprare armi? No. O meglio, non vi è nessuna prova di questo giro, che pur è stato raccontato come vero da una popolare testata giornalistica italiana. Si uniscono due puntini, invero assai distanti, e si scrive una spy story senza capo né coda, sfruttando due trend in grado di ammaliare il pubblico.
Cos’è successo davvero? Come vi avevamo già raccontato su Criptovaluta.it®, ci sono stati movimenti superiori alle medie in uscita da Nobitex, un exchange che serve il mercato iraniano. I movimenti sono durati molto poco, ammontano a cifre che non permetterebbero di acquistare alcunché di significativo e sono stati probabilmente più una reazione al panico innescato dalla guerra che altro. A partire da questo dato però, il Giornale imbastisce una storia degna di un film di Hollywood, fatta di spie, di acquisti di armi (da chi? Dove? Quando?) in Bitcoin, simbolo di quella che lo stesso quotidiano chiama “l’economia d’ombra”.
Ok, cosa hanno fatto gli iraniani?
Abbiamo un dato, che Il Giornale riporta correttamente. Consensys segnala che ci sono stati aumenti dell’873% di outflow da Nobitex. Questo exchange serve esclusivamente il mercato iraniano e dunque i movimenti fatti registrare il 27 febbraio sono – potenzialmente – tutti iraniani.
- Cosa c’è di certo
Ci sono stati movimenti significativi in uscita dagli hot wallet di Nobitex, o almeno da quelli che conosciamo. Sono in genere indirizzi utilizzati per il prelievo e il deposito rapido da e verso gli exchange. Sono comodi, tendenzialmente sono poco sicuri perché sono più esposti (interagiscono diversi servizi) e dunque vengono utilizzati – in genere – soltanto per le somme strettamente necessarie.
Qualunque exchange del pianeta tiene poi le proprie riserve in cold wallet in genere il più possibile scollegati da qualunque tipo di servizio.
Ma io non capisco niente di quello che hai scritto: hai presente i soldi che hai in tasca e quelli che tieni in banca o in cassaforte? Stessa identica differenza. Non vai in strada con migliaia di euro in tasca. E prelevi all’occorrenza. Hot wallet e cold wallet funzionano più o meno così.
- Ipotesi A: il clienti hanno preferito prelevare
È un’ipotesi suggestiva, ricalca i bank run che si creano durante i conflitti anche presso le banche tradizionali. C’è paura, meglio tenere i soldi in casa e non presso terzi che potrebbero sequestrarli su ordine delle autorità.
Ipotesi suggestiva, probabilmente in parte vera, che non c’entra comunque nulla con le armi, a meno che non pensiamo che Hossein Karimi, calzolaio di Teheran, ha deciso di ritirare 100$ o 200$ da Nobitex per comprarsi un fucile. Dove poi? C’è un eBay delle armi in Iran? Ma questi sono particolari che non interessano la stampa nazionale. L’articolo de “il Giornale”, almeno nel suo corpo, la indica come probabile. Colpa dunque del titolista, ma fino a un certo punto.
- Ipotesi B: i pasdaran prelevano qualche milione di dollari per comprare armi
È la tesi che è stata portata avanti da Il Giornale nel titolo e in parte nel corpo dell’articolo.
Se per il cittadino la cripto è uno scudo, per i Pasdaran è una spada per colpire i mercati aggirando le sanzioni. Secondo le stime di Chainalysis, questo ecosistema d’ombra ha raggiunto il valore monumentale di 7,78 miliardi di dollari nel 2025. Per dare una prospettiva, tale cifra è pari al Pil di paesi come le Maldive o il Liechtenstein.
Lasciamo perdere la confusione tra stock (il valore del mercato crypto in Iran) e i flussi (il PIL dei paesi sopra citati), che è purtroppo comune ed è una battaglia che non vale più la pena di combattere.
Quali mercati stanno colpendo i pasdaran? Ammesso che il giro sia tutto imputabile alle guardie della rivoluzione, capirete bene che 7,8 miliardi (di cosa? Capitalizzazione? Volumi?) per un paese che esporta 80-100 miliardi di dollari di merci e servizi l’anno sono… poca cosa? Anche per un regime sottoposto a sanzioni e senza alcun tipo di accesso al network del dollaro, molto meno del 10% dei volumi passano dal mondo crypto. Ammesso che i numeri di Consensys siano giusti. E ammesso che i volumi crypto siano tutti “per aggirare le sanzioni”.
Dato che da queste parti c’è la buona abitudine di linkare le fonti, potrete controllare per conto vostro.
Questo senza scomodare i listini di armi, che offrono davvero poco alle modeste cifre che sono state prelevate da Nobitex.
- Ipotesi C: l’exchange non si sente al sicuro e mette tutto in cold storage
È, a nostro avviso, l’ipotesi più probabile a questo punto. La guerra tra USA/Israele e Iran è una guerra che si combatte anche telematicamente. Sono state hackate TV di Stato, canali di comunicazioni, banche e potrebbero essere bucati dagli hacker di stato anche i crypto exchange.
Spostare tutto su cold wallet sarebbe, nel caso, una mossa molto ragionevole da parte di Nobitex. Soprattutto tenendo conto che L’exchange era stato già bucato a luglio 2025 – cosa che si sarebbe potuta apprendere con una rapida ricerca online.
Ad ogni modo, non vi è prova di nulla, tantomeno dell’acquisto di armi tramite Bitcoin ventilato dal titolista de Il Giornale. Avete presente le 5 W che insegnano alle elementari, necessarie per un buon articolo di giornale? Who, What, When, Where, Why. Siamo arrivati al notevole risultato di averne soltanto una, perché non sappiamo chi ha prelevato, perché ha prelevato, verso dove ha prelevato e cosa ha prelevato. Sappiamo quando, ma non è che sia di grande interesse, dato che ad ogni inasprimento del conflitto tra Israele e Iran sono sempre successe le stesse cose.
Imputare quegli outflow alla necessità di pagare armi è come accusare di omicidio chi compra un coltello al supermercato.
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