In uno scenario di crescenti tensioni sui mercati finanziari, con forti ribassi sull’azionario e i rialzi del petrolio, in tanti si chiedono se sia arrivato il momento di vendere, prima di altri crolli. Sono scenari da panic selling che poi portano a vendite e crolli profondi. Per restare lucidi è sempre meglio osservare i grafici, che oggi sulle crypto ci fanno vedere numerosi segni verdi con Bitcoin e Ethereum.
Le crypto tengono mentre l’azionario scende
Mentre i mercati azionari accusano il colpo, le principali crypto si muovono in controtendenza. Bitcoin quota 67.800 USDT e registra un +2,83%, mentre Ethereum si attesta nuovamente a 2.000 USDT con un +3,10%.
Nelle settimane passate abbiamo evidenziato la decorrelazione tra l’azionario in costante salita e un mondo crypto in profonda discesa. Quella divergenza si sta ora trasformando in qualcosa di più definito: a partire dalla settimana scorsa le crypto mostrano rialzi proprio nelle sedute in cui l’azionario cede, passando ad una correlazione inversa e positiva per il settore.
Bitcoin e azionario: cosa ci dice la correlazione
Esiste un momento preciso in cui Bitcoin smette di comportarsi come un asset di rischio e torna a essere qualcosa di diverso. Quel momento sembra essere adesso.

Nel grafico allegato possiamo osservare il coefficiente di correlazione di BTCUSD con l’S&P500 sul timeframe weekly che segna praticamente zero. Mentre sul daily è ancora in territorio negativo. In termini pratici significa che Bitcoin e mercato azionario americano si stanno muovendo in modo del tutto indipendente, e nelle ultime sedute persino in direzione opposta.
La correlazione è uno degli indicatori, perché non si interpreta, ma si legge. Quando è crollato verso zero nei momenti di forte stress, come quello attuale, ha storicamente segnalato un cambio di narrativa. Bitcoin smette di essere venduto insieme alle azioni e torna ad attrarre per quelle sue caratteristiche di riserva di valore che molti gli attribuiscono, ma deve sempre confermare.
Mai vendere di pancia
La decisione di vendere un asset, crypto o qualsiasi altro strumento finanziario, non dovrebbe mai dipendere dall’evento del momento, ma da quanto pianificato in precedenza. Agire d’impulso, nella maggior parte dei casi, produce solo danni.
Occorre avere la consapevolezza di agire solo quando scattano i trigger definiti in anticipo, perchè bisogna avere sempre un piano. Un take profit raggiunto, uno stop profit sotto il quale non si vuole scendere, oppure la rottura grafica di un supporto rilevante.
Questi sono esempi classici su cui costruire una gestione strutturata, soprattutto nelle fasi di alta volatilità come quella attuale. Avere un piano e soprattutto rispettarlo.
Quando Google diventa un indicatore di mercato

Tra gli strumenti meno convenzionali dell’analisi sentiment, Google Trends può offrire segnali affidabili. La query “should I sell my crypto” ha storicamente raggiunto il picco nei momenti di massima paura retail: novembre 2018, marzo 2020, giugno 2022 e novembre 2022, tutti punti che si sono rivelati minimi di ciclo o prossimi a diventarlo.
La logica è contrarian ci dice che quando il piccolo investitore cerca in massa una risposta a quella domanda, ha già venduto o sta per farlo. La pressione di vendita è spesso quasi esaurita. Chi doveva uscire, è uscito. Al momento la metrica è in crescita ma lontana da picchi.
Il metodo batte il timing
Mentre i mercati azionari accusano il colpo, le principali crypto si muovono in controtendenza anche se da diversi mesi sono in profondo rosso con molti portafogli in perdita. Tuttavia, gli approcci prudenti stanno dando risultati migliori e minori sofferenze.

In allegato riportiamo una simulazione di chi ha investito 10.000 euro su Ethereum in unica soluzione a inizio 2022, ed oggi con una perdita del -48,69%. Chi invece ha distribuito lo stesso capitale con un piano di accumulo periodico in quattro anni limita il danno a -9,91%, con un valore attuale di 9.008 euro e un prezzo medio di carico a 2.225 USDT.
Il grafico dimostra in modo plastico il vantaggio del DCA (Dollar Cost Averaging) in una fase laterale e ribassista, che non elimina le perdite, ma le riduce drasticamente. Il metodo batte il timing, quasi sempre.
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