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STAGFLAZIONE

Ora le banche centrali hanno paura. Torna il pericolo stagflazione e non passerà

Si torna a parlare di stagflazione - il peggiore dei casi possibili per i mercati.
STAGFLAZIONE

Le banche centrali non vogliono neanche nominarla. Le prime pagine dei giornali finanziari ne sono già piene. Si torna a parlare di stagflazione – inflazione elevata unita a crescita fiacca – il peggiore dei quadri possibili per l’economia e anche per le banche centrali. Una situazione dove i due mandati delle banche centrali entrano in conflitto, in un circolo vizioso difficile da interrompere.

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I timori dell’arrivo di una stagflazione crescono insieme all’incertezza sugli esiti del conflitto in Iran. Quanto a lungo durerà? Quali massimi toccherà il greggio? Quanto a lungo si potrà resistere? Le domande sono tante, i pareri forse un po’ esagerati e il tempo per muoversi… poco.

Riserve, petrolio, stagflazione

Ad aumentare le preoccupazioni è la fretta con cui diversi governi stanno ragionando sul rilascio di almeno parte delle riserve di greggio. Una mossa che il grande pubblico percepisce come di emergenza, segnale di problemi dei quali non si intravede ancora la fine.

Vale la pena di ricordare che le cose non stanno così: in passato e più volte diversi stati hanno liberato parte delle riserve, pur in assenza di questioni importanti.

Ora la questione importante lo è – non vi è alcun dubbio – ma prima di fasciarsi la testa e parlare di stagflazione, sarà il caso di fare qualche altra considerazione.

  • L’altro dato che spaventa arriva dalla Cina

Mentre tutto il mondo guardava ai prezzi del petrolio – con una corsa incredibile durante la notte – è arrivato un preoccupante dato dalla Cina.

L’inflazione sale all’1,3%, di un punto percentuale in rialzo rispetto all’ultima lettura e dello 0,5% superiore alle aspettative di analisti e mercati. Gli effetti andranno valutati sul medio e lungo periodo, ma è comunque un segnale da non ignorare, con il dato che si riferisce al mese di febbraio.

  • Conferma dagli USA?

Mercoledì alle 13:30 ci saranno i dati sull’inflazione USA, che potrebbero confermare una difficoltà globale nel contenimento dell’inflazione. Difficoltà già arrivata in Europa e che è peggiorata dalla situazione sul mercato energetico.

CPI USA

Non solo petrolio, ma per l’Europa anche gas naturale, che viaggia su prezzi che non si vedevano da tempo.

Il nodo della crescita

Per ora USA e Cina hanno confermato dei tassi di crescita comunque importanti e che non sembrerebbero lasciare spazio a una stagflazione.

Modelli e proiezioni però non incorporano ancora un prezzo del petrolio eventualmente alto a lungo.

Un’eventualità che comprimerebbe una crescita che in tanti trovano già in difficoltà, aprendo sul serio le porte alla stagflazione.

Qualche mese fa, quando a Powell fu sottoposto lo scenario stagflazione, rispose arrabbiato che con una crescita di quel livello era stupido anche soltanto parlarne.

Ora il petrolio cambia le carte in tavola.

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