Kevin Warsh comparirà martedì davanti alla Commissione del Senato che dovrà di fatto approvarne la nomina. È il candidato di Donald Trump alla successione di Jerome Powell. E per la sua nomina ormai i tempi stringono, dato che tutto dovrà concludersi prima di metà maggio per evitare complicazioni. Una bizzarra teoria del candidato potrebbe diventare un problema gigantesco.
Kevin Warsh vuole tagliare i tassi: vuole farlo sia per omaggio al suo protettore politico, Donald Trump, sia perché sembrerebbe convinto di una bizzarra teoria, rispedita al mittente da quasi ogni economista e anche dagli avversari politici di Trump. Questa teoria vorrebbe l’AI come soluzione per aumentare la produttività e dunque l’offerta. E dunque portare i prezzi giù, a parità degli altri fattori.
Una strategia portata avanti da più di un anno
Kevin Warsh non sarà un politico consumato, ma padroneggia gli strumenti della nobile arte. È da più di un anno infatti, come fa notare Nick Timiraos su The Wall Street Journal, che sta lavorando alla teoria che gli permetterebbe di tagliare i tassi una volta diventato presidente di Federal Reserve.
Trump vuole tagliare i tassi per capriccio politico, Warsh sarebbe pronto a offrirgli gli strumenti teorici per andare avanti. La teoria è molto semplice:
- L’AI aumenterà la produttività e dunque porterà a maggiore offerta di beni e servizi;
- La maggiore offerta di beni e servizi porterà ad una diminuzione dei prezzi;
- Non ci sarà bisogno di combattere l’inflazione con i tassi alti. Potranno essere abbassati.
Una visione certamente ottimistica di come si muoveranno i mercati nel breve nel medio periodo. Si tratterebbe di una scommessa importante di Fed in questo senso, su dati economici che offrono scarso supporto per un’evoluzione del genere e rischi importanti – almeno secondo gli economisti più ortodossi – di offrire un assist per un secondo ciclo di inflazione.
Un caso Greenspan bis
Si tratterebbe di un caso Greenspan bis. L’allora presidente di Federal Reserve puntò sul boom di produttività dovuto a internet per contenere l’inflazione, tenendo i tassi fermi quando il grosso degli economisti e anche dei funzionari di Fed chiedevano di alzarli – tra il 1996 e il 1997.

Tuttavia, come ricorda lo stesso Timiraos, si finì per arrivare ad importanti rialzi dei tassi poco più avanti, tra il 1999 e il 2000. Segnale che forse, anche allora, mercati, numeri e in ultimo realtà tornarono a dettare legge.
Un FOMC spaccato
Ad ogni modo Warsh, ammesso che venga confermato (anche se non dovrebbero esserci problemi in tal senso), si troverà a guidare da primus inter pares un FOMC piuttosto spaccato. Abbiamo infatti Miran, che è fedele megafono delle opinioni di Trump, così come abbiamo Michelle Bowman nella stessa direzione. In mezzo tanti incerti a poter spostare l’ago della bilancia e un paio di arcigni falchi, i cui voti conteranno comunque come quelli degli altri.
Una situazione di difficile interpretazione – dove Warsh sarebbe comunque soltanto uno degli aventi diritto. Riuscirà a far passare la linea di Donald Trump? O, nel caso in cui volesse evitare lo scontro politico, la sua bizzarra teoria sull’AI che salverà forse non il mondo, ma sicuramente i tassi?
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