È ancora presto, perché il conflitto dura soltanto da 10 giorni e toccherà alle prossime settimane emettere giudizi definitivi. Tuttavia dei segnali interessanti ci sono. Bitcoin e crypto hanno avuto performance migliori del grosso delle altre asset class, in un momento di massima preoccupazione. Non sono più asset risk on? Perché l’oro ha fallito?
La verità è che tanti luoghi comuni sui mercati sono tali. Non funzionano da tempo e sono buoni al massimo per far finta di saperne qualcosa a tavola con dei perfetti sprovveduti. Mentre della fine della guerra non si parla nemmeno, è il momento di fare qualche considerazione. Le faremo partendo da dati che hanno colto di sorpresa anche noi.
Bitcoin alla guerra
Non è la prima volta in realtà che Bitcoin si comporta meglio di altre classi di asset più consone agli scenari di guerra. Ne abbiamo parlato oggi in video: per i primi due mesi dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, Bitcoin ha mantenuto dei livelli di prezzo elevati. Ha performato, anche in quel caso, meglio dell’oro – che in tanti si ostinano a ritenere un safe haven, un porto sicuro perfetto proprio per queste occasioni.
In realtà gli storici più recenti affermano il contrario. L’oro è spesso oggetto di scarico, soprattutto se l’evento che innesca le turbolenze ha degli effetti positivi sul prezzo del petrolio.
A comportarsi da safe haven sono più spesso il dollaro USA (che infatti sta macinando numeri importanti contro le principali valute), parzialmente il franco svizzero e poco altro.

Quando c’è caos che non è misurabile – in quella che chiameremo la fase 1 dei conflitti – gli investitori vogliono essere liquidi. E disdegnano anche i bond.
La fase due
Chi vuole vedere per forza il bicchiere mezzo vuoto, guarderà alle performance successive di almeno due mesi all’inizio dei conflitti. Lo storico di Bitcoin è in questo senso molto limitato.
Dopo circa tre mesi dall’inizio del conflitto in Ucraina con l’invasione della Russia, Bitcoin ha avuto un calo improvviso e importante, che però è difficile ricondurre alla guerra.

Maggio 2022 fu infatti il mese del catastrofico fallimento di Terra Luna, che poi trascinò con sé diversi operatori del settore. Tutti operatori che avevano un ruolo importante nell’ecosistema, organizzati per funzionare soltanto se il prezzo fosse andato sempre su.
La preoccupazione più ragionata
La preoccupazione più ragionata è quella su una politica monetaria più restrittiva a causa dell’eventuale inflazione causata dall’aumento dei costi energetici. Polymarket prezza già un’inflazione di marzo molto più elevata di quella attuale. Sono reazioni ancora di pancia e dettate più dall’incertezza che dai ragionamenti.
Vanno però tenute in debita considerazione – perché sono uno dei futuri possibili che partono da oggi e vanno a svilupparsi. Lo scenario migliore per Bitcoin adesso rimarrebbe quello di una stabilizzazione del conflitto e possibilmente di un ritorno a qualcosa di simile alla normalità.
Nessuno vuole vivere – oltre che agli scenari di guerra – una nuova crisi petrolifera.
Uno sguardo agli altri mercati
WTI e Brent sono tornati su livelli più accettabili e nel momento in cui scriviamo quotano 93,27$ e 96,76$ dopo scorribande sopra i 100$ alla riapertura dei mercati domenica sera. A contribuire alla correzione discorsi convincenti sullo sblocco di riserve che però possono fare qualcosa soltanto sul brevissimo periodo.
La situazione rimane tesa, priva di evoluzioni significative in direzione della pace e per i prossimi giorni ci aspettiamo altri movimenti significativi, probabilmente in entrambe le direzioni. Vedremo se Bitcoin farà fede a questo suo primo approccio, quello di un asset maturo anche quando il mondo va a rotoli.
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