ESCLUSIVA CRIPTOVALUTA.IT®: Il mining Bitcoin utilizza grandi quantità di energia. Siamo nel mezzo di una crisi energetica, e potrebbero esserci delle ripercussioni per l’impianto che garantisce la sicurezza del network. Di più: informazioni spesso non verificate parlano di mining Bitcoin molto attivo in Iran, con il regime che addirittura lo utilizzerebbe anche per aggirare le sanzioni. Noi di Criptovaluta.it® abbiamo voluto approfondire queste vicende e abbiamo chiesto aiuto a Kaan Farahani, Luxor, uno dei massimi esperti globali di mining Bitcoin anche in relazione alla geopolitica. Siamo davvero in un brutto momento anche per il mining?
Farahani ha contribuito a chiarire alcuni aspetti, più che necessari per la comprensione del momento, dato che il mining Bitcoin è in leggera sofferenza anche in termini di hashrate effettivamente “consegnato” al network.
Blocktime, hashrate, mining: le conseguenze della guerra in Iran su Bitcoin
Partiamo dai numeri. Bitcoin ha appena aggiornato la sua difficulty, riducendola di circa il 7,8%. Si tratta del meccanismo automatico di Bitcoin per tenere il blocktime (il tempo medio di produzione dei blocchi), vicino ai 10 minuti. Quando la difficulty scende, è in genere segnale che ci sono meno macchine a fare mining.
Criptovaluta.it®: La difficoltà di mining di Bitcoin è in calo per l’ultimo periodo di circa l’8%, pensi che ciò rifletta in parte le interruzioni legate alla guerra in Iran?
Kaan Farahani, Luxor: No. Il blocktime ha recentemente rallentato fino a circa 11 minuti rispetto all’obiettivo di 10 minuti della rete, il che implica una differenza di circa l’8% tra l’hashrate che la rete Bitcoin si aspettava di ricevere e quello che è stato effettivamente fornito. Il contributo dell’Iran all’hashrate della rete è trascurabile; di conseguenza, anche il suo contributo al rallentamento dei tempi di blocco sarebbe trascurabile.
Criptovaluta.it®: Esistono stime credibili su quanta parte dell’hashrate globale di Bitcoin sia effettivamente basata in Iran?
Kaan Farahani, Luxor: L’Heatmap Globale dell’Hashrate di Hashrate Index stima attualmente l’hashrate dell’Iran in circa 9 EH/s.

Parliamo attualmente dello 0,8% dell’hashrate globale, come mostra la mappa che alleghiamo. Una quantità che è quattro volte quella dell’Italia, altro paese però insignificante in relazione all’hashrate “applicato” al network di Bitcoin. Sarebbero questioni molto diverse, anche questo è visibile dalla mappa, se a essere in difficoltà fossero Russia, Cina, oppure ancora il Kazakistan. O il Paraguay.
Criptovaluta.it®: Il prezzo del petrolio ha una correlazione significativa con la sostenibilità economica di mantenere online ASIC più vecchi o meno efficienti?
Kaan Farahani, Luxor: Potenzialmente sì. Le ASIC di vecchia generazione si adattano bene a fonti di energia a basso costo. Fonti energetiche behind-the-meter, come petrolio e gas stranded, possono offrire condizioni economiche interessanti per il mining. Tuttavia, il compromesso per questo tipo di operazioni è una maggiore sensibilità su altri fronti, come l’uptime e lo stato di salute delle macchine. Le operazioni di mining con costi energetici esposti al prezzo del petrolio potrebbero subire una compressione dei margini in questo periodo di incertezza.
Criptovaluta.it®: Al di là della crisi energetica, anche la domanda di elettricità legata all’IA potrebbe far parte dell’equazione? Pensi che l’hashrate globale di Bitcoin stia entrando in un trend negativo nel breve e medio termine?
Kaan Farahani, Luxor: No, non penso che l’hashrate di Bitcoin stia entrando in un trend negativo nel breve e medio termine. Il mercato forward dell’hashrate di Luxor sta attualmente scontando un’ulteriore crescita di hashrate e difficoltà nei prossimi 6 mesi, poiché la forward curve è in backwardation (cioè con pendenza discendente).
Nota: Luxor gestisce un mercato derivati sull’hashrate.
Criptovaluta.it®: Se la crisi del petrolio dovesse estendersi o peggiorare, potremmo assistere a un’ulteriore concentrazione del mining di Bitcoin negli Stati Uniti? In tal caso, pensi che ciò solleverebbe preoccupazioni sulla centralizzazione e sull’esposizione legale o normativa del settore?
Kaan Farahani, Luxor: No. Anche se il costo dell’energia è un fattore determinante, la scelta del sito geografico dipende da molto più di questo. Non vedo rischi di centralizzazione né particolari preoccupazioni di natura legale o normativa.
Una situazione complessivamente, aggiungiamo noi di Criptovaluta.it®, meno preoccupante di quanto si legge in giro. Iran pressoché ininfluente, prezzi del petrolio che potrebbero farsi sentire solo dove si fa mining con le macchine meno efficienti e… difficoltà di riallocarsi geograficamente sul breve e brevissimo periodo. Rimarrà però questa, anche alla luce dell’arrivo dei player AI (avidi anch’essi di energia a basso costo), una delle situazioni più interessanti da seguire.
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Sebbene alcuni eventi geopolitici abbiano coinciso con alcun delle peggiori performance dei listini la maggior parte dei forti ribassi azionari è stata innescata da recessioni e crisi finanziarie e non dalle guerre. Attualmente molti istituzionali stanno vendendo oro e argento ed è probabile che stiano trasferendo i guadagni su Bitcoin e ETH. Io ho venduto solo gli ETF sull’argento l’oro non lo vendo e continuo ad acquistarlo sia sotto forma di monete, ETF e gioielli. Continuo ad investire in BTC e ETH e aspetto i nuovi massimi sapendo che l’unica incognita è il tempo. Non cerco di acquistare ai minimi e vendere ai massimi perchè ci riescono solo i bugiardi