Quanto ha detto Jerome Powell in conferenza stampa, poco più di una settimana fa, non è bastato. Il presidente di Federal Reserve aveva invitato tutti alla calma, indicando come potenzialmente temporanei gli effetti dell’aumento dei costi energetici sull’inflazione. Con la guerra che si allunga e che i protagonisti privi di soluzioni di breve periodo, le preoccupazioni dei mercati si ripercuotono su ogni tipo di asset: azioni, crypto, bond, ma anche swap sui tassi futuri di Fed, che oggi prezzano addirittura un possibile rialzo già per la riunione di fine aprile.
Mercati impazziti? Reazione di pancia dopo aver sottovalutato la situazione per almeno due settimane? Vediamo insieme cosa dicono i numeri e perché.
FedWatch Tool: cambiamenti significativi
Partiamo da FedWatch Tool, strumento proprietario del CME che elabora i dati dagli swap sui tassi futuri. Sul prossimo incontro, che sarà il 29 aprile, i mercati assegnano il 4,1% su un rialzo dei tassi.
La cosa significativa è che dal meeting in poi, nel pieno della guerra, i mercati hanno iniziato, invero molto timidamente, a prezzare la possibilità di rialzi. Difficile però, se non impossibile, che avvenga qualcosa di serio già in poche settimane. I dati a disposizione sono pochi da qui a fine aprile, e soprattutto Fed crede (e probabilmente ha ragione a farlo) di essere ancora in territorio restrittivo per quanto riguarda i tassi.
Il problema vero
Il problema vero è altrove e per valutarlo dobbiamo guardare alle previsioni di lungo periodo, sempre tramite FedWatch Tool. L’ipotesi no tagli da qui a fine anno è quella di gran lunga maggioritaria. Da metà marzo sono anche salite – e di molto – le quotazioni della possibilità 1 rialzo da qui a fine anno, così come quelle – comunque ancora molto minoritarie – di addirittura 2 rialzi.
In breve e per chi non vuole ragionarci troppo su: i mercati credono che ci sarà un cambiamento importante in termini di politica monetaria. Fed, a causa dei problemi legati ai costi energetici (e a un’inflazione mai davvero battuta) non potrà procedere con uno o due tagli, come prezzavano prima i mercati.
Questo si riflette sull’andamento delle borse anche oggi, così come si sta riflettendo sul mercato dei bond e in ultimo anche sul mercato delle criptovalute, che pur avevano tenuto molto bene durante tutto il periodo della guerra.
Un’avvertenza, prima di fasciarsi la testa
Prima di fasciarsi la testa è necessario però fare ulteriori considerazioni: come è visibile dal grafico, certe considerazioni cambiano molto rapidamente – e le previsioni che sono contenute nel FedWatch Tool più che essere previsioni sono in realtà posizionamento dei mercati.
Una sorta di PolyMarket, ma di quelli in cravatta. Da qui alla fine dell’anno mancano mesi, mancano tanti dati, mancano anche numeri sul mercato del lavoro.
Federal Reserve ha un doppio mandato e il mantenimento dei prezzi stabili non è l’unica priorità. Un peggioramento del mercato del lavoro potrebbe portare tutti, compresi i falchi di Fed, a più miti consigli.
UBS crede ancora nei tagli
La più recente analisi pubblicata è di UBS, che afferma che i tagli ci saranno, per quanto rimandati. Saranno a settembre, seguendo le stesse indicazioni di altre banche d’affari.
Anche qui però siamo nel mondo delle previsioni che non costano nulla. Anche le banche d’affari possono permettersi di sbagliare.
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