C’è un dato che entra – purtroppo – in poche analisi e che invece è perfetto per capire il momento affrontato dal mondo crypto in generale, da Bitcoin agli asset digitali in genere meno frequentati dagli investitori. Questo dato è quello dei volumi fatti registrare dagli exchange, dato che non è mai stato così in basso negli ultimi dodici mesi. Segnale di stanchezza dei mercati, che si può ravvisare anche tramite altri indicatori. In questa analisi, studieremo anche le conseguenze sul titolo più importante tra quelli crypto quotati in borsa.
Si ripercuotono infatti, tali bassi volumi, anche su $COIN di Coinbase, le azioni dell’exchange più strutturato tra quelli quotati in borsa. E in vista delle prossime trimestrali, dovremo parlare anche di questo specifico aspetto.
Record negativo degli ultimi 12 mesi
I numeri sono quelli riportati da The Block, che hanno il merito di includere anche tanti exchange di seconda e terza fascia, contribuendo così a un quadro completo di ciò che sta avvenendo nel mondo delle criptovalute.

Per il mese di marzo, che si è appena concluso, abbiamo avuto volumi per 913 miliardi di dollari, cifra che potrà sembrare anche imponente, ma che in realtà è la più bassa da almeno 12 mesi a questa parte. Un calo di circa il 20-30% dai numeri comunque molto esigui fatti registrare da dicembre a febbraio.
Altra particolarità del grafico: ottobre è stato condizionato dagli eventi del 10 ottobre, eventi che stanno ancora avendo ripercussioni sulla struttura del mercato – come avevamo correttamente anticipato su queste pagine.
Due possibili spiegazioni
Oltre al classico condizionamento dei prezzi – siamo appena usciti da 5 mesi consecutivi in rosso con un marzo chiuso in positivo sì, ma di poco, c’è altro che può spiegare questo movimento.
- In tanti liquidati (per sempre) il 10 ottobre
Il 10 ottobre 2025 è stato il giorno di una serie di eventi che hanno portato alla liquidazione di tanti investitori (mai liquidazioni in 24 ore così alte) e che hanno prosciugato i capitali di tanti. E quando finiscono i soldi in primo luogo non si hanno capitali per continuare a investire, in secondo luogo, anche quando si recuperano, di voglia ne rimane poca.
- Wash trading fermo?
È la tesi più maliziosa. Il 10 ottobre ha attirato l’attenzione sui market maker, non sempre trasparenti. Binance ha recentemente annunciato maggiori controlli per chi opera con così tanta responsabilità, altri stanno facendo lo stesso.
Che si tratti di wash trading o meno, è evidente che soprattutto sulle altcoin a bassa capitalizzazione non ci siano ormai movimenti, se non per numeri irrisori.
Segnale di bear market inoltrato?
Alessandro Adami vi ha parlato dei minimi delle commissioni Bitcoin dal 2011, segnale di scarsa attività anche sul network di BTC. Qui però vogliamo aggiungere un punto di vista forse ancora più interessante, che include i volumi Bitcoin spot di diversi exchange.
I dati che riportiamo sono inerenti a Bitcoin – e segnalano almeno due cose. Siamo in una fase calante di volumi, da fine del bear market, almeno facendo il raffronto con il 2022-2023 e Bitcoin che ha avuto dei volumi bassi, ma non più bassi di quelli di gennaio 2026. Il che vuol dire che a pagare di più in termini di volumi sono state le altcoin.
Coinbase: occhio alle trimestrali
Sarà interessante vedere anche come sarà cambiata la fetta di torta dei volumi che si porta a casa Coinbase, il più importante degli exchange che sono quotati in borsa. Una parte rilevante di quel business dipende dai volumi retail – e il sospetto è che nessuno si aspettasse volumi così bassi nella prima parte dell’anno.
Ci sarà anche da valutare quanto hanno impattato gli ETF – che sono ormai una parte rilevante del mercato. Il calo è però indubbio. E in qualche modo dovremo farci i conti e includerlo nelle nostre future analisi.
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