La notizia che tutti conoscono è che l’Iran sta riscuotendo un pedaggio per il passaggio delle petroliere da Hormuz. Non è una possibilità per tutti, ma non è questo il punto più interessante. Secondo quanto riporta Bloomberg le autorità iraniane si starebbero facendo pagare tale pedaggio (tra 1$ e 3$ al barile) o in yuan cinesi, oppure in stablecoin. La testata americana cita fonti informate dei fatti, nel giro del trading fisico del greggio. Non sarebbe la prima volta che l’Iran ricorre a pagamenti tramite crypto per aggirare le sanzioni.
All’offerta di pagamento in pedaggio si arriva dopo una cernita che separa gli amici dai nemici. E – per aggiungere curiosità a una situazione già ai limiti dell’assurdo – sembra che il Pakistan stia cercando di rivendere gli slot che l’Iran gli ha assegnato per il passaggio.
Un cargo battente bandiera pakistana
Primo aspetto curioso: alle navi battenti bandiera pakistana sarebbero stati assegnati fino a 20 slot per il passaggio. C’è però un problema: le navi pakistane ferme prima del transito nello Stretto di Hormuz sono poche e dunque il Pakistan si trova con in mano vantaggi che non è in grado di sfruttare.
Per questo sarebbe partito un tam tam di telefonate tra le autorità pakistane e certi trasportatori, offrendo (dietro pagamento) una cessione dei diritti di passaggio, a patto che la nave passi momentaneamente sotto la bandiera del paese. Per chi investe in crypto però, non è questo l’aspetto più curioso dell’intera vicenda.
Richiesti pagamenti in stablecoin
Sempre secondo l’approfondimento di Bloomberg il pagamento del pedaggio sarebbe stato richiesto in yuan cinesi o, in alternativa, in stablecoin. Non sono specificati quali, ma storicamente Bloomberg ha sempre fatto riferimento a Tether USDT.
Non è una scelta però priva di rischi: Tether, così come gli altri gestori di stablecoin, può congelare anche da remoto il contenuto dei portafogli crypto delle autorità iraniane, dietro richiesta delle autorità.
Bisogna conoscere i wallet utilizzati, ma non è impossibile. Anzi, sia Circle (USDC) che Tether hanno operato in tal senso anche nel recente passato.
Gli indirizzi iraniani del passato
I trasferimenti di importanti quantità di stablecoin verso soggetti riconducibili alle Guardie della Rivoluzione dell’Iran non sono una novità. OFAC, l’entità che si occupa di applicare le sanzioni a livello internazionale e per mano degli USA, ne aveva già segnalati diversi:
- TCA9vmjsYw9MtPKEwRBtGhKFRfr4CLxJAv
- TGsNFrgWfbGN2gX25Wcf8oTejtxtQkvmEx
- TASWbk6X1wiTku5TMmMQYqYFvshVEtfJy8
- TTS9o5KkpGgH8cK9LofLmMAPYb5zfQvSNa
- TCzq6m2zxnQkrZrf8cqYcK6bbXQYAfWYKC
- TLvuvpfBKdxddxSsJefeiGCe9eVY8HUroE
Spulciando tra le controparti di questi wallet, tutti su rete Tron, è evidente che ci siano ancora diversi movimenti di stablecoin, per cifre importanti e in genere tonde.
Quanto riportato dunque da Bloomberg non sarà ancora certo, ma è certamente probabile. Torneremo presto sulla questione con un approfondimento e una ricognizione degli indirizzi potenzialmente coinvolti.
Stablecoin e crypto per aggirare le sanzioni
L’Iran non fa affidamento soltanto sulle crypto. Le banche legate ai circuiti cinesi sono più che attive nel fornire servizi bancari alle autorità iraniane, principalmente allo scopo di ricevere pagamenti per il petrolio.
Ci sono poi anche network terzi, che pur non funzionali come quelli occidentali, hanno sempre permesso fino ad oggi alle autorità di Teheran di riscuotere pagamenti con fastidi minimi.
Quello delle criptovalute rimane un circuito accessibile, ma esposto anche ad enormi rischi. Tutti i principali operatori del settore devono infatti sottostare agli ordini delle autorità USA – e basta un singolo comunicato di OFAC per far perdere alle autorità iraniane milioni di dollari.
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