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Bitcoin primo trimestre 2026

Bitcoin a metà della tempesta: ecco quando è previsto il vero fondo del mercato

Marzo interrompe la scia negativa di Bitcoin, ma il trend resta ribassista. Statistiche e previsioni per il secondo trimestre 2026.
Bitcoin primo trimestre 2026

Si è concluso il primo trimestre (Q1) dell’anno per Bitcoin che ha registrato un -22,20%. Tuttavia marzo si è chiuso sul filo di lana con un modesto rialzo del +1,85%. Attualmente BTC quota 66.900 USDT e in aprile è in contrazione del -2%, mentre su base annua il ribasso si attesta a -23,5%. La chiusura positiva di marzo è riuscita a interrompere una serie di cinque mesi consecutivi in rosso, che avrebbe portato BTC al sesto, eguagliando il record negativo registrato tra il 2018 e il 2019.

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Bitcoin in aprile riprende il ribasso

Nel grafico monthly allegato possiamo vedere la panoramica di BTC, dalla leg rialzista partita dai minimi di novembre 2022 che ha spinto nel corso di due anni il prezzo a una serie di massimi storici, con l’ultimo ATH di 126.272 USDT registrato a ottobre 2025. Da questo picco è partita la fase di contrazione, con BTC nel 2026 che ha toccato un minimo a febbraio a 60.000 USDT.

Bitcoin (BTC) - monthly aprile 2026
Bitcoin (BTC) – monthly aprile 2026

Dal punto di vista tecnico, osservando il grafico, si vede ancora tutta la fase di indecisione e il pericolo di una prosecuzione del ribasso, qualora BTC andasse a rompere l’area supportiva tra i 61.000 e i 58.000 USDT.

Il primo trimestre 2026 è il peggiore dal 2018

Il primo trimestre 2026 con la chiusura a -22,2% è stato il peggior dal 2018. Inoltre, gennaio e febbraio entrambi negativi rappresentano un pattern inedito nel dataset storico di Bitcoin, segnale di una debolezza profonda. Marzo ha tentato un rimbalzo minimo a +1,85%, del tutto insufficiente a invertire la tendenza. Aprile, appena iniziato, segna già un -2,41% parziale, tradendo al momento la stagionalità storicamente positiva in media del mese. Aprile ha una media storica di +11,96% e una mediana di +5,04%, con 8 chiusure positive su 13 anni completi e 5 negative.

AnnoQ1Q2Esito anno
2015-24,14%+7,57%Positivo
2018-49,70%-7,71%-72%
2022-1,46%-56,20%-64%
2026-22,20%in corso?
Lo storico

Il Q2 di Bitcoin deciderà il destino dell’anno

Il precedente storico più vicino è il 2015, quando un Q1 a -24,14% fu seguito da un Q2 a +7,57% e l’anno chiuse positivo. Il confronto però regge solo se maggio rispetta la sua media storica di +8,18%. Un maggio debole avvicinerebbe il 2026 al modello 2018, quando il primo semestre cedette oltre il 50%.

Considerando il periodo storico dal 2013 al 2025, si osserva come ogni volta che Q1 e Q2 hanno chiuso entrambi in negativo — nel 2018 e 2022 — l’anno si è poi concluso in rosso pesante, come riportato nella tabella sopra allegata. Pertanto la chiusura del secondo trimestre del 2026 a livello statistico avrà un’enorme rilevanza per l’andamento annuale di Bitcoin.

Bitcoin nel pieno della fase discendente del ciclo post-halving

La vita di Bitcoin è scandita dall’halving, anche se i più se ne ricordano solo quando si avvicina. In allegato il grafico storico degli halving di Bitcoin, dove si può osservare come ora si trova a metà della fase ribassista del quarto ciclo di halving.

Mappa ciclica degli halving di Bitcoin
Mappa ciclica degli halving di Bitcoin

Storicamente, dopo ogni halving il prezzo ha registrato un rally di 17-18 mesi seguito da un bear market di circa 12 mesi, con drawdown compresi tra l’84% e l’88%. L’halving del 20 aprile 2024 collocava il probabile top ciclico tra ottobre e dicembre 2025, periodo in cui poi è stato raggiunto il massimo storico di BTC.

Se la struttura ciclica si ripete, ci troviamo a circa metà della discesa, con un bottom atteso tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

I drawdown di Bitcoin si stanno riducendo ciclo dopo ciclo

I drawdown post-halving di BTC hanno mostrato un’intensità compresa tra l’84% e l’88% nei primi tre cicli. Sul quarto ciclo, la struttura grafica suggerisce un bear market potenzialmente meno profondo rispetto ai precedenti. Questa possibile compressione rifletterebbe un mercato più maturo, con maggiore presenza istituzionale, strumenti derivati evoluti e una base di domanda strutturale legata agli ETF spot, che tendono a ridurre la volatilità estrema nelle fasi ribassiste.

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