Dopo che la disoccupazione ha tolto un grattacapo a Jerome Powell (il mercato del lavoro tiene), la prossima settimana sarà teatro di un altro importante dato per Federal Reserve. Giovedì, alle 14:30, sarà il turno del PCE, l’indice dei prezzi ai consumatori, l’indicatore di inflazione seguito più da vicino da Federal Reserve. Un indicatore che è ancora molto lontano dal target del 2% e che rischia di allontanarsi per almeno due diversi problemi politici. Investi sul mercato ricorrendo solo ai migliori broker.
Le previsioni non sono delle migliori. Anno su anno ci si aspetta un leggero ribasso rispetto al mese precedente, ricordandosi però che il dato farà riferimento a febbraio e dunque a prima che scoppiasse il conflitto. Jerome Powell, in pubblico, si è detto incerto sui possibili effetti della guerra in Iran sull’inflazione, ritenendo però che non ci sia granché di cui preoccuparsi sul breve periodo.
I mercati e gli analisti si aspettano un PCE in calo
Il PCE durante l’ultima lettura è stato del +2,8% anno su anno, confermando una tenacia dei prezzi e un’inflazione sticky. Il PCE, che tiene traccia dei prezzi per i consumatori, è un indice di grande rilevanza per Federal Reserve, perché le permette di misurare l’andamento dei prezzi all’ingranaggio finale dell’economia, ovvero il consumatore. Quando si parla di target del 2% non è alla CPI che si guarda, ma appunto al PCE.

Per vedere i tassi tornare di nuovo giù non sarà però necessario essere sotto il 2%: basterà – ed è questo quanto afferma Jerome Powell da mesi – vedere un convinto trend ribassista, cosa che però non si è ancora materializzata.
Difficilmente un dato, anche se molto più basso delle aspettative, sarà in grado però di modificare l’esito del FOMC di fine aprile, per il quale i mercati prezzano certamente o quasi un no tagli e un rinvio delle decisioni alla prossima riunione utile.
Sarà comunque interessante leggere il dato, quando sarà disponibile giovedì 9 aprile, perché permetterà di capire non solo la traiettoria dell’inflazione negli USA, ma anche di che tipo di correzioni avranno bisogno le aspettative dei mercati sulla politica monetaria.
Quale dato sarebbe migliore per i mercati?
I mercati brinderebbero nel caso di dato molto inferiore alle aspettative, che sono fisse sulla lettura del mese precedente al 2,8%. Si tratta di dati, quelli del PCE, che difficilmente arrivano a distanze importanti dalle previsioni. Anche uno 0,3% in meno sarebbe un dato molto anomalo – e che i mercati riterrebbero molto positivo.
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