Doveva essere la presidenza crypto. Con ogni probabilità però sarà ricordata come la presidenza della persecuzione degli sviluppatori crypto. Roman Storm, di Tornado Cash, dovrà probabilmente affrontare un nuovo processo, nonostante sia stato condannato (anche se non per tutti i capi di imputazione). Dovrà affrontare un nuovo processo perché anche il Dipartimento di Giustizia a trazione Trump non ne vuole sapere di abbandonare la ricerca della pena più esemplare possibile.
Cos’è successo? Roman Storm era stato già condannato in un processo con giuria, con quest’ultima che però non era riuscita a raggiungere l’unanimità per altre due gravi accuse. Il Dipartimento di Giustizia, sempre targato Trump e sempre del presidente che aveva promesso il liberi tutti, ha pertanto deciso di chiedere una revisione del processo. E questo nonostante Roman Storm avesse chiesto di superare la revisione, essendo già presente un giudizio.
Attacco al malaffare o persecuzione degli sviluppatori?
Difficile dirlo a questo punto, perché Roman Storm è stato già condannato per aver operato un’attività di trasferimento di denaro sprovvista di licenza, un’accusa infamante, grave e che farà scuola, perché in nessun momento del funzionamento di Tornado Cash gli sviluppatori hanno il controllo delle crypto coinvolte.
Era andata quasi bene a Roman Storm, che aveva evitato le due accuse principali. Cosa che però non è piaciuta al Dipartimento di Giustizia, che vuole invece una pena esemplare per uno sviluppatore, Roman Storm, colpevole di aver concepito un sistema che permette di avere maggiore anonimato nei trasferimenti su rete Ethereum.
La questione però non è soltanto di diritto. L’attuale presidenza degli Stati Uniti si era presentata al mondo come scudo per certe ingerenze della politica e della giustizia, soprattutto per casi limite come quelli delle accuse a programmatori di protocolli decentralizzati.
Non è stato così. Non è stato così neanche per le riserve in Bitcoin. Non è stato così per il rapido passaggio del Clarity Act, dei cui rallentamenti la presidenza ha la sua parte di responsabilità.
Unico risultato portato a casa per ora è una normativa sulle stablecoin che è stata più fonte di attrito tra banche e mondo crypto che soluzione ai problemi atavici del comparto.
Si dovrà fare di più. Difficile che si possa fare dopo le midterm. E intanto la macchina della giustizia, un tempo ritenuta corrotta dall’attuale presidenza perché strumento dei disegni anti-crypto di Biden, continuerà a schiacciare chiunque si cimenti in tecnologie di frontiera.
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