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TradFi asset tokenizzazione altcoin Wall Street

TradFi divora il mondo crypto: il 10% da asset tradizionali. Ora diventa un problema

TradFi tokenizzati sui mercati crypto volano. Volumi in aumento sui futures - e non è una buona notizia.
TradFi asset tokenizzazione altcoin Wall Street

La finanza tradizionale sta entrando sempre più insistentemente nelle abitudini degli investitori del settore crypto. Non è più solo una questione di ETF e di strumenti alternativi – fattori che in poco più di due anni hanno portato i grandi capitali dei Bitcoiner fuori dalla time chain – ma di un’integrazione molto più diretta, che passa oggi anche dai mercati dei derivati grazie al recente boom della tokenizzazione.

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I titoli TradFi in versione tokenizzata, contrariamente alle aspettative dei più conservativi,  sembrano piacere parecchio ai crypto bros, tanto che nei principali futures questi asset hanno raggiunto volumi record in pochi mesi. Oggi una fetta piccola ma rilevante delle negoziazioni passa per azioni e materie prime, mentre le altcoin faticano a rimanere attrattive sul piano speculativo.

Il 9% del volume dei futures crypto arriva da asset TradFi

Secondo quanto riportato da CryptoQuant, il 9% dei volumi registrati all’interno dei futures di Binance proviene dai titoli della finanza tradizionale. Il claim fa riferimento allo snapshot del 14 aprile, giornata in cui non c’è stato nulla di speciale se non una continuazione delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e un conseguente rinnovamento delle speculazioni globali su petrolio e altre commodities.

Il dato preso da solo sarebbe anche poco rilevante – visto e considerato il complicato scenario macro in corso – se non fosse che il mercato futures di Binance risulta essere il più grande al mondo con 1,5 trilioni di dollari di scambi nel solo mese di marzo.

In questo contesto, asset TradFi come $XAG e $XAU – rispettivamente prodotti che replicano l’andamento di argento e oro – hanno generato singolarmente circa 1 miliardo di dollari di volumi, posizionandosi al 5° e 6° posto nella classifica delle monete più negoziate. Leggermente più in basso al 10° posto troviamo $CL, legato al petrolio greggio, che segna oltre 630 milioni di volumi nella stessa giornata. 

A seguire poi, troviamo altri strumenti che derivano dal mondo finanziario tradizionale come $BZ, che si basa sul prezzo del Brent, $TSLA, $PAXG e $CRLC, tutti con volumi compresi tra i 240 e i 100 milioni di dollari. 

Volume futures Binance asset TradFi tokenizzati
Volume di trading futures su asset tokenizzati, BinanceFonte dati: https://x.com/cryptoquant_com

Gli asset più seguiti rimangono ovviamente $BTC ed $ETH, ma è evidente come la contaminazione dei mercati legacy stia ridefinendo le priorità degli investitori, spostando parte dell’interesse verso prodotti non-crypto native.

Perché ai trader crypto piacciono gli asset TradFi?

C’è sicuramente una prima motivazione legata ai rendimenti e all’attuale momento storico: oro, argento e petrolio hanno registrato performance particolarmente vivaci in questi ultimi mesi di incertezza sul piano geopolitico, ed è in un certo senso normale che tanti volumi degli speculatori si siano riversati su queste tipologie di asset TradFi.

Una seconda causa scatenante deriva probabilmente dal fatto che per natura tanti degli strumenti di investimento tradizionali non sono accessibili, o comunque difficili da raggiungere, direttamente dal settore on-chain. Molti operatori che – per pigrizia o impossibilità – non sono in grado di negoziare su borse regolamentate, trovano una valida alternativa nel fare trading sui perpetual futures.

In alcuni casi, gli asset TradFi piacciono anche perché presentano meno volatilità rispetto a Bitcoin e al resto delle crypto altcoin, come meno oscillazioni imprevedibili e una price action più “composta”. Guardate ad esempio i drawdown storici riportati dall’indice S&P 500 a partire dal 2000: il massimo dell’excursus a ribasso è stato di poco più del -50% durante la crisi del 2008, con la volatilità al ribasso che si è poi ridotta sensibilmente negli anni successivi.

Drawdown indice S&P 500
Drawdown storici indice S&P 500 Fonte dati: https://x.com/cryptoquant_com

In confronto, le altcoin blue chip mostrano correzioni storiche decisamente più profonde, con numeri che gli indici azionari non hanno mai raggiunto nemmeno nei momenti più bui della finanza tradizionale. Anche esaminando i drawdown di Ethereum, che dovrebbe essere tecnicamente una delle più “stabili” tra le altcoin, vediamo cali di oltre il -60% nell’ultimo ciclo.

Se prendiamo invece altre monete meno capitalizzate, le perdite superano abbondantemente il -80%, e in alcuni casi addirittura il -90%. Capite bene che certe montagne russe sono adatte agli investitori deboli di cuore.

Drawdown ETH dai massimi storici
Drawdown storici ETH Fonte dati: https://studio.glassnode.com

Perché il boom della TradFi potrebbe essere un pericolo per le altcoin?

Molti asset manager e operatori istituzionali che stanno spingendo questa transizione degli asset TradFi all’interno delle logiche del mondo crypto sostengono che in futuro ci potrebbero essere sempre meno opportunità speculative per il panorama delle altcoin.

Il problema principale è quello della liquidità: se tanti volumi continueranno ad essere drenati verso gli strumenti tradizionali tokenizzati, è normale pensare che gli altri asset crypto-native avranno sempre meno spazio per crescere. Spazio che non è chiaramente infinito, così come non lo sono i capitali che ruotano attorno all’industria.

In particolare, c’è chi crede che l’avvento degli RWA sarà un disastro per le crypto low cap, in quanto gli investitori potrebbero preferire esporsi a strumenti tradizionali – in certi casi anche abbondantemente volatili (vedi $CRLC) – piuttosto che tuffarsi in una giungla fatta di tante dinamiche poco limpide.

Ad ogni modo, molti dei crypto bro che operano in questo mercato per andare alla ricerca delle gemme continueranno inevitabilmente – nel bene o nel male – a fare gambling su progetti a bassa capitalizzazione e non sarà di certo l’ingresso delle azioni tokenizzate a fargli cambiare idea.

È difficile, e anche forse sciocco, pensare che spariranno del tutto le altcoin, ma è anche auspicabile che tanta attività venga ridimensionata e spostata su titoli…più seri.

Altseason: a che punto siamo?

Di altseason non se n’è più vista nemmeno l’ombra dal Q4 2024, ultimo periodo in cui le altcoin hanno registrato una crescita realmente diffusa e sostenuta. In realtà c’è stata anche una fase positiva nell’estate del 2025, che è stata però seguita da un pesante sell-off su tutti gli asset del settore crypto nei mesi successivi.

In questo momento la dominance di Bitcoin è in rialzo al 60% circa, uno dei valori più alti mai registrati da agosto 2025, con gli investitori che non mostrano ancora un grosso appetito per il rischio sugli asset meno capitalizzati. Qualche moneta riesce a sovraperformare BTC, come questa crypto che è entrata in top 20, ma in generale la situazione rimane ampiamente a sfavore delle altcoin. 

Ci sarà ancora da aspettare prima di tornare a festeggiare sui grafici, in uno scenario che – anche ipotizzando il ritorno dell’altseason nel breve periodo – verosimilmente potrebbe risultare meno esplosivo rispetto a quanto visto negli anni passati, a causa sia del maggiore interesse verso gli asset TradFi tokenizzati che della frammentazione dei capitali nel mercato.

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