Ancora assalti agli investitori crypto in Francia. Siamo a quaranta da inizio anno e la concentrazione è tale da far sospettare, anche ai meno svegli, che ci sia un problema specifico a Parigi e dintorni. Anche se ha avuto scarsa eco in passato, c’è una spiegazione sul come criminali (evidentemente organizzati) riescano ad andare a colpo sicuro e – in alcuni casi – anche a scappare con ricchi bottini. Non prima di aver sottoposto le vittime a inenarrabili violenze.
L’inghippo c’è: a gennaio fu arrestata una dipendente del Fisco Francese, rea di aver consegnato informazioni come indirizzi e detenzioni crypto (e tanto altro) a un non meglio precisato gruppo criminale. Ed è probabilmente anche da tali informazioni che gruppi armati continuano a scorrazzare liberi in Francia in cerca delle loro prossime vittime.
700.000€ e cinque sequestrati: l’ultima impresa criminale a danno dei crypto investitori
L’ultima notizia è di lunedì. Siamo a Ploudalmézeau, 6.300 abitanti, e un gruppo di criminali armati ha tenuto sotto sequestro cinque membri di una famiglia (tra i quali due bambini), prima di farsi consegnare 700.000€ circa in criptovalute. Lo racconta qui Le Telegramme, testata locale francese, che parla di attacco di una violenza rara. Tutto sarebbe avvenuto intorno alle nove.
Il resto della notizia è pettegolezzo che poco dovrebbe interessare gli investitori crypto. Non sappiamo la provenienza delle informazioni, ma quel che è certo è che in uno dei paesi dove dipendenti del fisco hanno condiviso informazioni sugli investitori crypto, la concentrazione di questo tipo di attacchi continua ad aumentare esponenzialmente.
Questo nonostante le autorità francesi abbiano condotto diversi arresti e abbiano annunciato più volte di aver decapitato organizzazioni criminali distribuite tra Francia e Nord Africa.
Al netto del caso specifico, il problema c’è, potrebbe presentarsi ovunque, e dovrebbe invitare qualunque governante del pianeta a maggiore parsimonia quando si tratta di ottenere dati dai contribuenti.
Potrebbe accadere ovunque
Non vogliamo certamente terrorizzare nessuno, ma quanto avvenuto in Francia – per squallide questioni di denaro – potrebbe avvenire ovunque. La sempre maggiore quantità di dati che gli stati esigono dalla cittadinanza passano per migliaia di mani e anche quando lontani da occhi indiscreti, vengono custoditi su server che possono essere attaccati.
A rimetterci sono cittadini che hanno come unica colpa quella di aver investito. Nel caso poi delle criptovalute, il problema è maggiore perché possono essere trasferite in pochi secondi, senza intermediario.
I più cinici tra i nemici del comparto diranno che ben gli sta: se si vuole vivere senza intermediari, si vive in balia della criminalità. Tutto questo sarebbe vero se il diritto di farsi gli affari propri non fosse diventato un miraggio in Europa come altrove.
Soluzioni?
Gli ETF e altri veicoli intermediati potrebbero diventare molto più popolari anche in virtù di problematiche che non esisterebbero senza gli appetiti bestiali per i fatti degli altri che governano la vita degli stati.
Più dati si raccolgono, più se ne possono perdere o vendere. Più dati circolano su una persona, più quella persona è in pericolo.
E sì, purtroppo il comportamento criminale può generarsi già tra i dipendenti di quello stesso stato. Come è accaduto in Francia. Con quaranta casi da gennaio 2026 a oggi, chissà se qualcuno ai piani alti inizierà a farsi qualche domanda.
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