Su questa testata, da tempo, vi abbiamo indicato la nascita di un nuovo ciclo. Non siamo più nel 2021 e scegliere a caso nella speranza che tutto salirà non è più una strategia. Non lo era neanche nel 2021, ma oggi lo è meno di allora. Tant’è che chi ha ignorato questa intuizione (arrivata qui prima che altrove), si trova a contare perdite nonostante il settore, con le sue top, abbia tenuto tutto sommato botta. Ora però c’è una nuova minaccia, che dovremmo prendere in seria considerazione. E dovremmo farlo soprattutto se abbiamo il portafoglio pieno di spazzatura low cap. L’opinione di oggi è di quelle forti, probabilmente scontenterà molti, ma andava messa nero su bianco.
Non è la morte delle altcoin: è piuttosto la morte di asset che non hanno senso, che non hanno revenue in termini di protocollo e che forse è il caso di iniziare a considerare per un abbandono netto, immediato, senza ripensamenti.
La competizione degli asset tradizionali
Alessandro Adami ve ne aveva parlato qui, sottolineando come ormai circa il 10% dei volumi onchain dipende da asset della finanza tradizionale. Da Hyperliquid che offre contratti futures sulle materie prime e sugli indici, passando per le tante versioni di azioni tokenizzate, il trend è chiaro.
Vuole essere data agli investitori crypto la possibilità di accedere ad altre categorie di asset. Non è detto che performino meglio, ma hanno delle caratteristiche non banali che sono in grado di attirare sempre più capitali, anche se arrivano dai noti trader degen del mondo delle criptovalute.
- Sono asset solidi
Esistono da decenni, li trovate citati e analizzati sui grandi giornali, hanno anche un’aura da investimento vero e non da tentativo di sbarcare il lunario.
- Interessano più persone
E dunque stanno spingendo più investitori tradizionali a utilizzare l’infrastruttura crypto. E questo porta altri volumi, e rende più solidi (in una sorta di circolo virtuoso) gli asset tradizionali onchain.
- Spesso hanno rendimenti
Lo abbiamo visto con i bond tokenizzati, lo abbiamo visto con i dividendi delle azioni tokenizzate, lo vedremo anche con ad esempio la versione tokenizzata di STRC, le azioni preferred di Strategy di Michael Saylor, che sono già disponibili su diversi protocolli.
È un trittico al quale Bitcoin, Ethereum, ma anche altre delle top possono rispondere con convinzione. Dopotutto anche queste sono ormai parte del ragionamento più ampio sugli asset da investimento. Per il resto, ovvero per quelle belle speranze, per quelle gemme che vi hanno promesso che esploderanno, il paragone è impietoso.

Il capitale non è infinito
Anche con sistemi complessi di leve e specchi, il capitale non si può moltiplicare all’infinito. Se una parte rilevante dei trader si sposterà su questi asset, le low cap senza senso diventeranno sempre di più la terra di nessuno.
Meno volumi vuol dire anche minore partecipazione da parte dei market maker, e dunque mercati più rarefatti, più volatili e dunque più rischiosi.
Oltre ad aumentare il rischio, questo aumenta anche la percezione di asset da bisca. Alimentando in questo caso un circolo vizioso.
La costruzione del portafoglio ora interessa anche tanti crypto bro
Ultimo, ma non meno importante, è un cambiamento di atteggiamento che registriamo da tempo anche tra i crypto appassionati. La scuola crypto è servita a capire anche cosa non si vuole e cosa non ha senso inserire in portafoglio.
Il portafoglio 50/40/10 del nostro direttore è molto seguito, discusso e applicato. Le analisi su asset TradFi sono lette e discusse sempre di più.
Magari la metamorfosi non ha ancora interessato il 100% dei crypto investitori, ma presto arriverà.
Nessuno rimpiangerà forse il vecchio mondo crypto, quello dove bastava correre bendati per inciampare in qualche pepita. Il problema è che chi non se ne è accorto continuerà a essere exit liquidity per un mondo che non esiste più, e all’interno del quale tutti o quasi sono alla ricerca di una scialuppa di salvataggio.
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Sono uno di quegli improvvisati e sfortunati che si è buttato a capofitto nel mondo cripto nel 2021, sull’onda di un entusiasmo che oggi ha la parvenza più di un suicidio collettivo finanziario. ‘Buy the dip, buy the dip’ urlavano. Polkadot, Miota, Axis, Ada, Atom e altre che allora avevano un certo potenziale ma che già dal 2022, erano diventate scam nel portafoglio di molti. E credo che moltissimi se ne siano liberati in perdita ed in rosso fisso. Io cercherò di tenere ancora duro, aspettando il prossimo halving di Bitcoin, per liberarmene.
Caro al casinò il Banco vince sempre…nella finanza le fortune di pochi diventano le disgrazie di molti….la massa non vince mai …la storia è piena di esempi …a partire dai bulbi di tulipani ….
L’unico asset crypto da inserire in un portafoglio diversificato è Bitcoin, il resto è spazzatura