I recenti hack a danno di protocolli DeFi e l’effetto a cascata su protocolli di prima fascia aprono a interrogativi importanti per il futuro del settore. Per chi stesse già organizzando funerali: no, il settore non morirà. Dovrà fare delle scelte, non tutte facili e non tutte in linea con i posizionamenti ideologici di un tempo. E c’è una verità aggiuntiva: le forze di polizia contano anche nel mondo digitale della blockchain.
I casi che si sono incrociati in queste ore son quelli di KelpDAO, di AAVE, ma anche di Arbitrum, che ha deciso di congelare asset che non erano suoi, all’interno di un network però del quale ha pienamente controllo.
1. Gli hacker possono essere bloccati, ad un costo
La decisione di Arbitrum di bloccare oltre 30.000 Ether in possesso dell’hacker di KelpDAO farà la storia. E probabilmente farà scuola. Il comunicato del Security Council di Arbitrum parla di decisione sofferta e anche di partecipazione delle forze dell’ordine.
Non sappiamo in dettaglio cosa sia successo, ma la questione apre a tanti interrogativi sul futuro, che non riguardano soltanto Arbitrum.
- Se è possibile bloccare…
Allora le forze dell’ordine si faranno avanti con maggiore decisione, chiedendo il blocco anche per questioni meno importanti di un hack da centinaia di milioni di dollari;
- Decentralizzazione
Il Security Council aveva quei poteri e li ha esercitati. Più che una questione di decentralizzazione è una questione che attiene al consenso. Nessuno, degli utenti di Arbitrum, sembra essersene lamentato. Ci torneremo più avanti, ma il tema del consenso è non solo sul presente, ma anche sul passato dal quale partire in modo condiviso.
2. Servirà meno avidità
L’efficienza dell’impiego di capitale è un’ossessione della DeFi. È il motivo per cui i protocolli DeFi operano con salvaguardie, almeno in termini di cuscinetti, inferiori a quelli della TradFi.
C’è da dire che la TradFi ci è arrivata dopo l’intervento dei regolatori. Nel mondo DeFi non si potrà fare. Sarà il caso però di farlo, almeno per protocolli, vedi AAVE, che hanno in gestione capitali importanti.
AAVE è allo stallo totale: con un cuscinetto adeguato si sarebbe potuti ripartire. Gli asset ci sono, ma l’impiego al 100% di tutti i principali mercati non permette di operare in libertà. Sono problemi che, se si vorrà apprendere la lezione di questi giorni, si potranno superare.
3. Sicurezza
Abbiamo sentito diversi esperti del settore sicurezza crypto, che preferiscono rimanere anonimi per ovvi motivi: l’oggetto dei loro attacchi sono infatti i loro stessi clienti.
Tuttavia il messaggio che – diverse fonti – ci hanno consegnato è sempre lo stesso: il grosso dei protocolli emergenti si è preoccupato più della velocità di arrivo sul mercato che delle salvaguardie di sicurezza adeguate.
Questa – terribile – sveglia – servirà per ragionare anche su questo aspetto. Se si vuole fare il meritato salto, se si vuole dimostrare di poter rimpiazzare la finanza tradizionale, ci sarà da lavorare anche su questo fronte.
Oddio, ma allora è tutto perduto!
Gli sciocchi che organizzano funerali fanno finta di ignorare la storia della finanza tradizionale. Una storia scandita periodicamente da crisi, fallimenti, contagi e danni inenarrabili.
La DeFi sta bruciando le tappe: sta imparando, per conto proprio, il buon senso di certe azioni e l’assenza totale dello stesso in certe organizzazioni del lavoro e dei progetti.
Sarà una lezione difficile da digerire, ma ce la si farà. Sapremo dircelo, sempre su queste pagine, tra qualche mese.
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