SBI Holdings non è un nome nuovo nel mondo crypto. Il grande gruppo finanziario giapponese da tempo intrattiene rapporti, anche commerciali, con Ripple – ed è da tempo attivo anche nella fornitura di servizi di trading (principalmente agli istituzionali). Ora però vorrebbe dotarsi di un exchange, allo scopo di offrire un nucleo di servizi sempre più verticale e articolato. È un segnale importante per tutto il comparto, in un momento che in tanti profeti di sventura vorrebbero come inizio di una ritirata degli istituzionali. Non è, evidentemente, così.
SBI Holdings avrebbe messo gli occhi su Bitbank – attivo nel mercato giapponese – mentre sta portando avanti anche altre possibili collaborazioni con Visa e con il settore bancario al fine di offrire carte crypto anche a clienti più strutturati.
Gli istituzionali continuano a muoversi
Siamo lontani dall’Italia, dall’Europa e anche dagli USA e dunque una mossa del genere ci interessa poco direttamente. È però un segnale di ciò che sta accadendo sul serio, sul mercato, in termini di movimenti istituzionali. La lunga pausa del prezzo di Bitcoin e del resto del mondo crypto, mentre siamo su livelli assai lontani dai massimi di ottobre, non ha fermato gli istituzionali, che oltre che accumulare asset digitali, continuano ad acquisire società crypto native per aumentare la propria offerta di servizi.
È il caso di SBI Holdings, che ha comunicato l’intenzione di acquisire quote in Bitbank e anche di lanciare un programma insieme a Visa, per l’offerta di carte crypto che permetterebbero anche di avere piani fedeltà retribuiti in criptovalute.
SBI Holdings è un enorme conglomerato finanziario giapponese, che da tempo ha partnership anche con Ripple XRP e che ha non solo liquidità, ma anche penetrazione nel mercato sufficiente per spingere adozione, investimenti e soprattutto interesse.
Non solo in Giappone, c’è tanto che si muove anche…
Non è soltanto una questione giapponese. Negli USA tutti sappiamo come stanno andando le cose, con il prossimo Clarity Act che dovrebbe tra le altre cose favorire anche l’arrivo delle banche e di altri player istituzionali. Anche in Europa però si sta muovendo tanto: basti pensare a Qivalis, consorzio di 12 banche che sta per lanciare una stablecoin sull’euro, o anche al crescente impegno della borsa tedesca nel comparto, anche tramite partnership specifiche.
La sensazione è che il mondo crypto sarà molto diverso, già tra pochi mesi, rispetto a quello a cui siamo abituati. Da prodotti strutturati (vedi quelli anche delle banche italiane, anche se per professionisti) a prodotti più semplici come gli ETP, passando anche per infrastrutture di pagamenti e – chissà se anche in Europa – partecipazione a exchange.
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