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Giura il nuovo presidente di Fed: 1.000 problemi ereditati e nuovi in arrivo. I mercati già lo puniscono

Il buongiorno dei mercati a Kevin Warsh non è dei migliori. Ecco cosa può fare davvero.

Kevin Warsh arriva nel momento peggiore possibile per Federal Reserve e per chiunque dovrà occuparsi della politica monetaria degli USA. L’apprezzato Jerome Powell gli lascia in eredità cinque anni pieni di inflazione sopra il target, un FOMC diviso e pochi strumenti per farvi fronte. In più c’è la mina vagante Trump, che presto tornerà a chiedere tagli ai tassi in una situazione potenzialmente esplosiva. I mercati lo sanno già e per questo oggi affondano l’azionario, affondano i bond (rendimenti alle stelle, i più alti da 1 anno a questa parte) e si preparano all’impatto.

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Kevin Warsh avrebbe un piano assai articolato: ridurre il balance sheet di Federal Reserve e tornare a una banca centrale che opera esclusivamente tramite i tassi di interesse. Una riduzione del balance sheet permetterebbe di operare sui tassi con maggiore libertà – e anche di rendere Fed un’istituzione che dovrà coordinarsi con il Tesoro. In condizioni normali potrebbe essere l’inizio di una nuova era. La verità però è che di spazio ce n’è davvero poco.

Kevin Warsh: un crypto appassionato da Fed, con pochi strumenti e tanti problemi

Kevin Warsh è il primo presidente di Fed della storia ad avere sostanziali esposizioni verso il mondo crypto. Avevamo analizzato qui il suo portafoglio, che probabilmente verrà liquidato, ma che comunque delinea un futuro presidente che ha una certa attenzione per i settori emergenti. Non farà favoritismi (l’impatto di Fed sul mondo crypto in via diretta è minimo), ma dovrebbe aiutare a inquadrare il personaggio.

Decennali USA rendimenti
I decennali USA mai così in alto da 1 anno

Come anticipato sopra, di problemi ce ne sono tanti. I rendimenti dei bond corrono (non solo negli USA) e rendono molto più complicata la lunga attività rivoluzionaria che Warsh avrebbe in mente.

Da un lato ci sono i numeri, dall’altro invece un presidente alla Casa Bianca che definire vulcanico è forse, direbbero gli americani, un understatement.

Via l’alleato Stephen Miran

Stephen Miran, l’uomo di Trump alla Casa Bianca si è dimesso prima del giuramento di Kevin Warsh. Non si tratta però di dimissioni per dissenso verso Warsh. Ha abbandonato il suo posto a favore dello stesso Warsh, all’interno del board, dato che Jerome Powell non si dimetterà, almeno fino a quando non saranno chiusi i contenziosi con la Casa Bianca e con il Dipartimento di Giustizia.

La frangia minoritaria dei sì tagli perde così il suo rappresentante più convinto. Anche negli ultimi incontri del FOMC Stephen Miran si era espresso a favore di tagli, in netta e ostinata minoranza e spesso da solo.

Occhio a leggere troppo dai rendimenti

Armati di un’inguaribile ottimismo, non possiamo che ricordare a tutti che in realtà i rendimenti sul secondario così come salgono, possono anche scendere. I mercati, anche quando trattano i seriosi bond, possono reagire rapidamente a cambi di regime.

Potrebbe trattarsi di evoluzioni importanti dalla guerra, dei primi sintomi di una recessione o anche della capacità di Warsh di indirizzare narrative.

Non aiutano certamente le mani avanti del segretario del Tesoro Scott Bessent, che proprio ieri ha parlato di possibilità di almeno un paio di letture dell’inflazione in futuro molto elevate.

Si dovrà fare qualcosa. Non è detto che si faccia presto. Diventerà urgenza se i bond vigilante, i super-eroi che condizionano i governi quando questi diventano eccessivamente autoreferenziali, continueranno a picchiare. Oggi lo hanno fatto, affossando sia azionario sia crypto e Bitcoin.

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