Il 2026 segna una svolta per la fiscalità delle criptovalute in Italia. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha alzato l’aliquota sulle plusvalenze dal 26% al 33%, ha cancellato la franchigia dei 2.000 euro e ha incluso le cripto-attività nell’ISEE. A gennaio 2027 entrerà a regime la direttiva DAC8, che imporrà agli exchange europei lo scambio automatico di informazioni con l’Agenzia delle Entrate.
In questo scenario Cryptosmart, exchange 100% italiano iscritto al registro OAM e partecipato dalla Banca Popolare di Cortona, ha annunciato il lancio del Regime Fiscale Amministrato per le criptovalute: un servizio gratuito che sostituisce calcolo plusvalenze, dichiarazione e versamento delle tasse crypto. Ne parliamo con Alessandro Frizzoni, founder e CEO della società.
Novità 2026: cambiamenti per chi investe in criptovalute
D. Galella: D. Frizzoni, partiamo dalle novità del 2026. Cosa cambia concretamente per chi investe in criptovalute?
D. Frizzoni: cambia molto, e cambia tutto insieme. La Legge di Bilancio 2026 ha portato l’aliquota sulle plusvalenze dal 26% al 33% a partire dal 1° gennaio 2026, ed è un aumento significativo. In parallelo è stata eliminata la franchigia dei 2.000 euro: prima, sotto questa soglia, le plusvalenze erano esenti; oggi anche un guadagno di pochi euro è tassabile. Inoltre il patrimonio in cripto-attività entra nel calcolo dell’ISEE, e questo può avere effetti su tutte le prestazioni sociali parametrate all’indicatore.
L’unica eccezione è rappresentata dagli E-Money Token in euro conformi al Regolamento MiCAR: su questi strumenti l’aliquota resta al 26%. Ma attenzione: l’aliquota agevolata si applica solo quando l’EMT in euro è l’asset di partenza. Convertire Bitcoin in una stablecoin in euro MiCAR-compliant resta un’operazione tassata al 33%.
Fronte controlli e DAC8
D. Galella: e sul fronte dei controlli cosa mi può dire? Si parla molto di DAC8.
D. Frizzoni: la DAC8 è il vero spartiacque. Da gennaio 2027 tutti gli exchange operanti nell’Unione Europea – e nei Paesi che hanno aderito al CARF dell’OCSE – saranno obbligati a comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate italiana l’identificativo del cliente, i saldi degli account e il dettaglio delle transazioni. Significa la fine, di fatto, dell’anonimato fiscale per chi detiene criptovalute.
C’è ancora chi pensa che spostando le crypto su un wallet self-custodial -Ledger, MetaMask, Trezor – possa restare fuori radar. Non è così: i prelievi verso wallet privati sono comunque tracciati dagli exchange, e quei dati arriveranno comunque all’Agenzia. Non fare la dichiarazione criptovalute oggi significa esporsi a un accertamento praticamente certo domani.
Cryptosmart e il suo regime amministrato
D. Galella: veniamo a Cryptosmart. Il 15 aprile 2026 lanciate il Regime Fiscale Amministrato. Di cosa si tratta?
D. Frizzoni: è una novità esclusiva nel panorama italiano. Aderendo al servizio, Cryptosmart assume il ruolo di sostituto d’imposta per conto dell’utente, esattamente come avviene da decenni nei conti titoli tradizionali in regime amministrato. In pratica facciamo noi tutto il lavoro: calcoliamo automaticamente plusvalenze e minusvalenze con il metodo del costo medio ponderato per categoria omogenea, tratteniamo direttamente l’imposta sostitutiva al momento del realizzo – 33% o 26% a seconda dell’asset – e versiamo tramite F24 all’Agenzia delle Entrate, nel rispetto di tutte le scadenze.
Gestiamo anche il riporto delle minusvalenze nei quattro anni successivi, compensandole in automatico con le plusvalenze future, e ci occupiamo dell’imposta sul valore delle cripto-attività dello 0,2% annuo. Tutto questo all’interno della stessa interfaccia di trading, con report fiscali chiari e consultabili in qualunque momento.
Il servizio si appoggia sui chiarimenti dell’interpello dell’Agenzia delle Entrate n. 135/2025, che è stato presentato proprio da Cryptosmart, e sulle previsioni della Legge di Bilancio 2023 (art. 1 commi 126-147 L. 197/2022). È un percorso che abbiamo costruito in oltre due anni di confronto con l’amministrazione finanziaria.
Costi per il cliente
D. Galella: chiarissimo, ma quanto costa al cliente?
D. Frizzoni: niente. Il Regime Fiscale Amministrato di Cryptosmart è completamente gratuito: nessun costo di attivazione, nessun canone periodico. Il cliente paga soltanto le commissioni di trading standard della piattaforma, le stesse di chi non aderisce al servizio. Oltre ciò offriamo assistenza professionale in lingua italiana, via telefono e chat, per ogni dubbio fiscale, o eventualmente procedurale.
La nostra scelta nasce da una convinzione precisa: la complessità fiscale è oggi il principale ostacolo all’accesso al mercato cripto da parte di investitori italiani seri. Rimuoverlo è una leva strategica per la piattaforma, non un centro di costo da monetizzare.
Vantaggi per gli utilizzatori
D. Galella: quali sono i vantaggi pratici per chi aderisce?
D. Frizzoni: sono essenzialmente tre, e cambiano radicalmente l’esperienza dell’investitore:
- l’eliminazione dei canoni per le piattaforme esterne di tracciamento e per il calcolo delle plusvalenze: ora i conteggi avvengono nativamente sui sistemi interni di Cryptosmart.
- l’esonero dagli obblighi dichiarativi ordinari: muovendoci come sostituti d’imposta, solleviamo l’utente dalla compilazione del Quadro RT, rendendo superfluo l’intervento del commercialista per chi opera solo su Cryptosmart e non dispone di redditi complessi.
- prendendoci carico noi del pagamento delle imposte all’Erario, il cliente non deve più temere sanzioni per ritardi, o sviste compilative.
Prospettive per chi non ha mai dichiarato
D. Galella: c’è un tema che tocca migliaia di italiani: chi negli anni passati non ha mai dichiarato le proprie crypto. Cosa potete dire a queste persone?
D. Frizzoni: questo è probabilmente l’aspetto più innovativo dell’intera operazione, e quello su cui abbiamo lavorato di più con l’Agenzia delle Entrate. Parliamo di una platea enorme. Nel nostro Paese la fetta di investitori che ha accumulato asset a partire dai passati cicli di mercato, ad esempio dal 2017, senza aver mai formalizzato il monitoraggio fiscale, compilato il Quadro RW e dichiarato le plusvalenze realizzate, è altissima. Con la DAC8 alle porte, queste persone sono di fatto su un binario di collisione con il fisco.
In passato, l’unica via era il ravvedimento operoso classico: ricostruire tutta la storia delle operazioni (anno dopo anno), calcolare le plusvalenze in modo preciso, presentare dichiarazioni integrative e versare imposte, sanzioni ridotte e interessi. Un percorso ostico, che richiede la ricerca della documentazione di acquisto di ogni transazione – spesso complicata, o addirittura impossibile, per chi ha usato exchange chiusi, o wallet senza storico ordinato – e di affidarsi a un commercialista esperto, con costi da migliaia e migliaia di euro. Il tutto senza alcuna garanzia che l’Agenzia non contesti poi i valori storici dichiarati.
La proposta di Cryptosmart
D. Galella: e qual è invece la via che propone Cryptosmart?
D. Frizzoni: qui entriamo nel cuore della nostra soluzione, che poggia su un pilastro normativo chiarito proprio dall’interpello AdE n. 135/2025. L’Agenzia delle Entrate ha messo nero su bianco una regola davvero importante e operativamente decisiva: se un cliente trasferisce criptovalute da un portafoglio esterno (in gergo wallet, come ad esempio un proprio wallet self-custodial, o ancora un account su exchange esteri) verso una piattaforma italiana che ha il regime amministrato, se non viene fornita documentazione idonea a provare il costo storico di acquisto, l’intermediario è tenuto ad assumere come costo fiscalmente riconosciuto un valore pari a zero.
L’Agenzia ha altresì indicato un ulteriore aspetto cruciale, ossia l’impossibilità di accettare dichiarazioni sostitutive da parte del contribuente. Serve in altri termini ciò che viene chiamata “documentazione oggettiva”, ricevute exchange, contabili bancarie, ID di transazioni blockchain. In mancanza di queste prove, si appone costo zero per default. Ciò che a primo acchito potrebbe sembrare una negatività per l’utente, in realtà diventa uno strumento di regolarizzazione ampiamente potente.
Il soggetto trasferisce le proprie crypto su Cryptosmart senza dover ricostruire, o documentare nulla del proprio passato. Da parte nostra registriamo l’ingresso degli asset con costo di carico zero. Da quel momento in avanti la posizione fiscale è completamente regolare e gestita dall’intermediario: tutte le future plusvalenze saranno calcolate, tassate al 33% e versate direttamente da noi all’Erario. Non sono richieste dichiarazioni integrative degli anni passati, tantomeno interventi di un commercialista per la ricostruzione storica.
Due strade a confronto: ravvedimento operoso classico Vs deposito su Cryptosmart
| Aspetto | Ravvedimento operoso classico | Deposito su Cryptosmart con costo zero |
|---|---|---|
| Documentazione richiesta | Tutta la storia delle operazioni passate | Nessuna documentazione storica |
| Anni pregressi | Da ricostruire e dichiarare con integrative | Non vengono toccati: la regolarità decorre dal trasferimento |
| Costo del processo | Commercialista + sanzioni ridotte + interessi | Zero (servizio gratuito) |
| Imposte sulle vendite future | Calcolate sul costo storico documentato (33% sulla plusvalenza) | Calcolate sul costo zero (33% sull’intero corrispettivo di vendita) |
| Tempi | Settimane o mesi per la ricostruzione | Immediato: avviene al momento del deposito |
| Rischio di contestazioni | Possibili contestazioni sui valori storici dichiarati | Nessun rischio: il costo zero è esplicitamente previsto dall’interpello AdE 135/2025 |
D. Galella: quando conviene davvero scegliere il deposito con costo zero rispetto al ravvedimento classico?
D. Frizzoni: non è una scelta universale, dipende dalla situazione personale. Ma ci sono casi in cui la strada del deposito con costo zero diventa, di gran lunga, la più razionale.
- Crypto comprate anni fa e a prezzi bassi, o relativamente esigui: se ad esempio hai acquistato BTC a 4.000 euro e oggi vale 80.000 euro, pur dichiarando il costo storico documentato pagheresti il 33% su quasi tutta la plusvalenza. La differenza marginale è minima e in cambio ti risparmi tutto il lavoro di ricostruzione.
- Assenza, o non completezza della documentazione storica: piattaforme di scambio chiuse, wallet senza export ordinato, transazioni P2P. La ricostruzione diverrebbe in questo caso lunga, ma soprattutto molto costosa per l’utente.
- Volontà di trovare una soluzione concreta nei confronti del passato fiscale: chi non vuole avere più pensieri e dormire sonni tranquilli, può in questo caso trovare praticità e risoluzione.
- Criptovalute possedute all’interno di portafogli self-custodial: come sappiamo, ad oggi non sono visibili al fisco, ma con l’avvento della DAC8 i prelievi tracciati sugli exchange possono sempre essere ricostruiti.
D. Galella: a chi è rivolto, in sintesi, il regime amministrato Cryptosmart?
D. Frizzoni: direi a quattro profili in particolare. Gli holder di lungo periodo che vogliono semplicemente dimenticarsi degli adempimenti fiscali. I trader attivi che effettuano un numero elevato di operazioni e oggi si trovano a dover rendicontare centinaia di transazioni l’anno. Gli investitori che oggi pagano centinaia di euro l’anno, molte volte anche migliaia, tra applicativi/software fiscali e parcelle di commercialisti specializzati. E, naturalmente, chi non ha mai dichiarato e vuole iniziare un percorso di regolarità fiscale dal 2026 in avanti.
Considerazioni a margine
D. Galella: un messaggio finale ai lettori che stanno valutando come muoversi?
D. Frizzoni: il 2026 segna un cambio importante per la fiscalità della tassazione criptovalute nel nostro territorio. Il messaggio di fondo è che l’epoca del “far da sé” o del navigare a fari spenti è ufficialmente tramontata. Tra l’aumento delle aliquote, fine della franchigia, integrazione nell’ISEE e l’imminente attivazione dei radar della DAC8, il perimetro si è stretto e i rischi di sanzioni sono diventati troppo alti per essere ignorati. Chi ha posizioni pregresse non dichiarate non deve vederla come una condanna, ma come una chiamata utile per regolarizzarsi prima che partano gli accertamenti automatici.
L’introduzione del Regime Fiscale Amministrato da parte di Cryptosmart si configura come l’opzione inedita nel Paese per superare la figura dell’investitore autonomo: si azzera la necessità di esportare rendiconti, conteggiare plusvalenze, predisporre modelli F24, o compilare i quadri reddituali per i token allocati sul nostro exchange. Parallelamente, per quanti possiedono posizioni non dichiarate, si apre un canale di sanatoria immediato, lineare e privo di esborsi.
Per i soggetti che operano su asset crypto con una visione professionale, la congiuntura attuale impone una profonda revisione della propria strategia tributaria, orientandosi verso un ecosistema capace di equiparare le crypto agli standard di fluidità tipici dei conti titoli tradizionali.
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