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Fiume di crypto sui candidati USA al Congresso. Società di settore vogliono impattare su esito midterm

Un fiume di crypto travolgerà i candidati USA alle elezioni. Speranza per il Clarity dopo le elezioni?
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Il Clarity Act deve essere approvato, pena il trovarsi con un Congresso che potrebbe essere molto più ostile al mondo crypto rispetto a quello attuale. Le midterm si terranno in novembre e il rischio c’è. Tant’è che un nuovo PAC (al quale contribuiscono Chainlink e Anchorage) sta già ricoprendo di denaro candidati pro crypto.

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Si chiama Blockchain Leadership Fund e sosterrà – anzi, ha già scelto di sostenere – candidati sia repubblicani che democratici, a patto però che abbiano un atteggiamento aperto nei confronti del mondo crypto. Il fondo è dichiaratamente bipartisan, il che vuol dire che non avrà pregiudizi tra i membri dei due principali partiti degli USA.

Senato e House

I finanziamenti sono stati già annunciati e riguardano sia candidati al Senato sia alla House. Nella lista diffusa da Eleanor Terrett ci sono infatti Barry Moor, Kurt Alme, Jon Husted per i repubblicani, mentre per i democratici sosterrà Angie Craig, che è impegnata però ancora nelle primarie.

Per quanto riguarda invece la Camera, a ricevere i primi finanziamenti saranno Jim Kingston, Jon Bonck dei repubblicani e Adrian Boafo per i democratici.

Unica discriminante è la presentazione di una piattaforma elettorale che includa una certa attenzione per il mondo crypto.

A partecipare al nuovo PAC sono Chainlink, che controlla l’omonimo network di trasferimento tra diverse chain e oracoli, e Anchorage, società attiva principalmente nel mondo delle stablecoin e che fa da partner anche per le attività di Tether negli Stati Uniti.

Ma è legale?

Assolutamente sì. Il lobbismo è regolamentato negli Stati Uniti ed è lecito versare fondi a determinate condizioni. Tutte le principali industrie sfruttano questa possibilità a difesa dei propri interessi e anche il mondo crypto lo fa ormai da tempo.

Ci sono altri PAC attivi, con la partecipazione anche di exchange, di Ripple e di altre società del settore, che sono intervenute con somme importanti anche durante le ultime elezioni presidenziali, quelle che hanno visto vincere Donald Trump.

Non è chiaro quanto impatto potranno avere: certo è che correre per un seggio con una quantità maggiore di denaro fa spesso e volentieri la differenza.

La senatrice Warren, da sempre avversaria del mondo crypto, denuncia da tempo il fiume di denaro che dalle società crypto arriva nelle tasche di candidati che poi finiscono in Congresso. Anche qui nulla di stravagante: banche e altre industrie lo fanno da sempre ed è perfettamente lecito negli States.

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