In Europa servono soldi. Si andranno a prendere anche nel mondo crypto. Nel nuovo piano settennale di budget per l’Unione, ci sarebbero infatti nuove tasse sul gioco d’azzardo, nuove tasse sui giganti tech e, neanche a dirlo, nuove tasse sulle criptovalute. O almeno questo sarebbe il contenuto del documento che Politico afferma di aver visto in anteprima.
Tasse sul gioco, tasse sulle crypto, tasse sui “giganti digitali”: un trittico che potrebbe generare, almeno nelle proiezioni, una decina di miliardi l’anno. Il mondo crypto – sempre secondo le proiezioni – finirebbe per essere il maggiore contribuente dei tre settori che solleticano gli appetiti del fisco europeo.
Non tutti sono d’accordo, ma i grandi sì
Ci sarebbe l’accordo di massima degli E6 – sigla che indica le sei principali economie dell’Unione. Un accordo che non piace a tutti (Malta è furibonda, perché ospita diverse tra società crypto e società del settore del gioco d’azzardo) ma che probabilmente passerà.
Nello specifico l’UE vorrebbe introdurre tassazione aggiuntiva su determinate tipologie di ricavi delle aziende tech – sulla scorta di quanto fanno già in Italia, Spagna e Francia. Un flusso che dovrebbe generare fino a 5 miliardi di euro l’anno. Aggiuntivi, si intende.
C’è poi la proposta di aggiungere un ulteriore 3% di tasse ai gestori del settore scommesse e gioco d’azzardo. Sarebbe calcolato, parrebbe, sul netto.
Capitolo crypto: l’idea è di tassare dello 0,1% le transazioni, trasformando gli exchange in esattori di una sorta di Tobin Tax anche su Bitcoin e criptovalute. Obiettivo? Raccogliere 3-4 miliardi di euro l’anno.
Quanta possibilità ha di passare?
Per ora sembrerebbero poche, ma le vie dell’UE sono infinite, soprattutto quando si tratta di prelevare denaro per aumentare il budget a disposizione di Parlamento, Commissione e altre istituzioni di Bruxelles e dintorni.
Non sarà facile far passare le proposte, che tre le altre cose stanno procedendo in parallelo con il tentativo di attribuire più poteri a ESMA, sottraendoli ai regolatori dei mercati nazionali. Un passaggio, anche questo, inviso a paesi come Malta, soprattutto riguardo l’applicazione del MiCA.
Il tentativo comunque c’è stato, c’è e continuerà ad esserci: c’è bisogno di denaro, si cercherà di prenderlo da categorie e settori che non godono di grandi simpatie politiche: giocatori, investitori nel mondo crypto e società tech che sono tutte o quasi americane.
L’Italia, ma è probabilmente inutile anche riportarlo, sarebbe d’accordo sia con la tassazione aggiuntiva, sia con il trasferimento di ulteriori poteri a ESMA. Rispetto però ad altri Paesi, preferirebbe vedere tale passaggio lungo un arco di tempo più ampio, e non immediatamente.
Fonte: Politico EU
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