AGGIORNAMENTO: pochi minuti fa è intervenuto anche il Segretario del Tesoro USA Scott Bessent, che ha chiesto di accelerare durante l’estate.
In quello che è uno dei momenti più tesi per il mondo delle criptovalute, la senatrice Cynthia Lummis, storicamente a favore del settore, si scontra a mezzo stampa con un colosso di Wall Street. Destinatario delle sue ultime invettive è Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, che era comparso in televisione proprio la settimana scorsa per attaccare (e insultare) in particolare il CEO di Coinbase Brian Armstrong.
Cynthia Lummis ha bollato i commenti di Dimon come di cattivo gusto e ha affermato che è evidente che il CEO della grande banca americana non ha letto il contenuto del Clarity Act, pur prendendosi però la briga di contestarlo a reti unificate. Una situazione di tensione comprensibile, con il Clarity Act che è stato inserito in calendario (ma non ancora calendarizzato) al Senato e con il tempo che ormai stringe. Rimane infatti uno spazio relativamente ridotto per vederlo approvato prima delle midterm di novembre, elezioni che dovrebbero – almeno secondo i sondaggi riconsegnare sia il Senato sia la House a una maggioranza di segno democratico.
Si entra nel vivo della “legge crypto”
Il problema è politico: da un lato c’è una maggioranza repubblicana convinta di portare avanti una legge, il CLARITY Act, che dovrebbe finalmente normalizzare il mondo crypto negli Stati Uniti, dall’altro ci sono resistenze delle banche, in particolare riguardo la possibilità che le stablecoin, anche indirettamente, offrano rendimenti ai detentori.
Un tema che era stato già terreno di scontro prima che il testo arrivasse in Commissione Banking e che era stato superato con un compromesso che non piaceva a nessuno ma che al tempo stesso era l’unico possibile.
Non è piaciuto neanche a Jamie Dimon, che è tornato in TV per ripetere ciò che pensa in particolare di Brian Armstrong di Coinbase: ha la testa piena di…, chiudendo con un epiteto irripetibile in questa specifica circostanza.
La cosa ha suscitato critiche soprattutto tra i sostenitori del mondo crypto, tra i quali si è arruolata da tempo anche la senatrice Cynthia Lummis. Non si ricandiderà e dunque vede in questa legge una sorta di firma che può lasciare sulla sua carriera politica. Ed è anche per questo che sta cercando di difenderla a spada tratta.
Una discussione accesa, fuori dai canali istituzionali, e che però è sintomo delle difficoltà che incontrerà la legge anche al Senato, dove serviranno 60 voti su 100 affinché passi.
Inserita nella lista per la calendarizzazione
La legge è stata comunque inserita nella lista di norme che dovranno essere inserite in calendario il 1° giugno. Non abbiamo ancora una data e probabilmente la avremo nel corso dei prossimi giorni.
Una situazione se vogliamo complessa e per la quale i sostenitori al Congresso del settore dovranno cercare di correre. Il tempo stringe, e si rischia di allungarsi oltre novembre.
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