Gli eventuali accordi che saranno stretti tra Iran e USA riguarderanno anche le criptovalute. Tra gli asset iraniani che sono stati infatti congelati dal governo USA, c’è anche un miliardo di dollari in USDT e crypto, così come annunciato pubblicamente da Scott Bessent, segretario del Tesoro USA, a fine maggio. Con un mistero aggiuntivo: in realtà c’è traccia pubblica soltanto di un terzo di quel capitale. Per il resto, nessuno ha idea delle modalità con le quali sia avvenuto l’eventuale congelamento.
La difficoltà dei governi di dimostrare quanto avvenuto onchain è un fatto noto. Gli USA non sono ancora in grado di confermare quante criptovalute hanno ottenuto tramite sequestri, procedimenti penali e altre modalità. Dell’Italia sappiamo ancora meno. Le altre giurisdizioni non sono messe meglio. Qui però mancano all’appello quasi 700 milioni di dollari in crypto, e nessuno ha idea di come siano state eventualmente sequestrate.
Fondi restituiti
Tra i diversi punti dell’accordo tra USA e Iran, nel caso di raggiungimento di una pace duratura, sembrerebbe esserci anche 1 miliardo di dollari in crypto da eventualmente restituire. Per capire di cosa stiamo parlando, dovremo fare qualche passo indietro però – e tornare al 29 maggio 2026.
Fu allora che il Segretario del Tesoro degli Stati Uniti d’America, Scott Bessent, affermò:
Abbiamo sequestrato circa 1 miliardo di dollari delle loro crypto. Le abbiamo prese dai loro wallet.
Dato che neanche gli Stati Uniti sono in grado di rompere la crittografia che sta alla base del grosso dei network crypto – e dato che in alcuni casi è semplicemente impossibile farlo, le alternative sono due.
O le autorità USA sono riuscite a sottrarre le chiavi private degli indirizzi presso i quali le entità governative iraniane detenevano criptovalute, oppure Bessent ha mentito. O meglio, ha probabilmente ingigantito la misura, ammesso che non si tratti del caso precedente.
L’unico congelamento di Tether USDT avvenuto in quel periodo è di 344 milioni di dollari e non vi sono stati altri sequestri significativi o comunque in grado di colmare la distanza tra 344 milioni e 1 miliardo.
Saranno restituiti?
Sarà interessante vedere ora se, una volta concluso l’accordo, le criptovalute citate da Bessent saranno effettivamente restituite, in quali modalità e se riguarderanno anche stablecoin che hanno congelato i fondi su richiesta delle autorità USA.
Ricordiamo ai nostri lettori che tutte le principali stablecoin possono impedire a determinati indirizzi di trasferire i loro token. Una volta entrati in blacklist, di fatto si ha l’impossibilità di inviare USDT o USDC – e dunque i fondi diventano effettivamente congelati.
D’altronde una parte dei fondi congelati – in valuta fiat – sono già in via di scongelamento, con un’attività congiunta di USA e Qatar.
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