Perché Bitcoin continua a scendere? Perché tanta sofferenza sui mercati? Di teorie ce ne sono tante. Dalla crisi di Strategy fino agli outflow degli ETF. Barron’s però – per mano di Martin Baccardax – ha una teoria ancora più interessante. La narrativa con la quale tutti o quasi (compreso Larry Fink) hanno provato a vendere Bitcoin non funziona più. O meglio, è stata smentita dai mercati.
La teoria è quella del debasement trade. Detta in modo assai grezzo: il dollaro USA andrà in malora, meglio rifugiarsi in qualcosa di più solido, che non può essere stampato a piacimento dalle banche centrali. Questo trade è venuto meno con il rafforzamento del dollaro, che è poi figlio delle aspettative hawkish sui tassi di interesse USA. Sembra complicato, ma non lo è – come vedremo tra poche righe.
Meno di un anno fa il massimo
Era meno di un anno fa, per la precisione ottobre 2025, quando Bitcoin fissava nuovi massimi a 126.000$.
Quando qualcosa è ai massimi storici, la narrativa e le tesi fondamentali diventano assai allettanti e difficili da contestare.
È questo il parere, di Jonathan Krinsky di BTIG, riportato dall’articolo di Barron’s. Servirà però del contesto per capire di quali teorie fondamentali si tratti.
La teoria è la stessa che abbiamo visto al lavoro per l’oro, per i preziosi e appunto per Bitcoin. Il dollaro è in cattive acque, non c’è modo di far fronte al debito se non stampando, meglio rifugiarsi in qualcosa di solido e impossibile da replicare.
Una teoria che ha funzionato a lungo, che ha portato l’oro ai massimi e almeno secondo l’angolo offerto dal giornale americano, anche Bitcoin.
Ora però le cose starebbero diversamente. DXY ha ripreso a salire (è l’indice che misura la forza del dollaro contro le principali valute), c’è aria di almeno un rialzo dei tassi anche negli USA, e in pochi credono che – soprattutto con Kevin Warsh alla guida – ci sia spazio per politiche dissennate.

L’articolo per il resto è una sorta di rivincita per chi, con il senno di poi, si è detto scettico della narrativa principale su Bitcoin. Verrebbe da dire che così come ai massimi ogni teoria sembra buona, lo stesso è vero dopo una violenta correzione come quella alla quale abbiamo assistito di recente.
È vero che quel trade è finito?
Per il 2024 e il 2025, parte del sostegno di Bitcoin come allocazione istituzionale è arrivato dalle aspettative di un ciclo di tagli ai tassi davanti a noi. Previsioni di rialzi ai tassi ora invertono quelle premesse.
Questo è l’altro parere, di Marion Laboure, di Deutsche Bank. Se così fosse, Bitcoin è in cattive acque perché siamo al massimo delle aspettative di rialzo da inizio anno, entro fine 2026.
E se queste previsioni fossero sbagliate? E se in realtà questo sentiment hawkish fosse soltanto un fuoco di paglia, dovuto a dati sull’inflazione che risentono anche del fattore guerra? Saranno, come sempre, i mercati a rispondere. Per ora, chi si dice scettico su Bitcoin può godersi, direbbero gli americani, il proprio victory lap.
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