Secondo quanto è stato riportato da Bloomberg, decine di grandi aziende del settore finanziario americano si stanno organizzando per il lancio di Open USD, una stablecoin ancorata al dollaro, con riserva. La stablecoin in questione verrebbe poi integrata nei servizi dei partecipanti e i rendimenti verrebbero distribuiti ai partecipanti. Una mossa che è un problema principalmente per la società che domina lo scenario delle stablecoin sul dollaro regolamentate, ovvero Circle.
Le azioni Circle hanno aperto in forte ribasso, all’interno di una giornata comunque già assai punitiva per tutto il settore crypto, che risente dell’ennesima discesa del comparto. Strategy scambia a -9% (è una delle poche a fare peggio di Circle) e per il resto si contano soltanto segni meno, fatta eccezione per eToro.
Cosa c’è nel pacchetto Open USD?
C’è innanzitutto la partecipazione di 100+ giganti del settore finanziario americano. Secondo quanto riporta Bloomberg avrebbero già confermato la partecipazione BNY Mellon, Visa, Stripe, così come BlackRock, Klarna, Google Alphabet, Coinbase. Si tratta dunque della crema finanziaria e non degli Stati Uniti, che inizierebbe a fare riferimento a una sola stablecoin, forte dell’enorme potere di integrazione dei soggetti che parteciperanno al consorzio.
Le stablecoin esistenti hanno una grande forza, ma per utilizzarle su larga scala le attività hanno bisogno di qualcosa che sia aperto, a basso costo, con un elevato numero di transazioni e allineato con i loro interessi.
A parlare è Zach Abrams, che è co-fondatore di Bridge, poi acquisita da Stripe, e che servirà come CEO ad interim di questo nuovo consorzio.
Si tratta della prima risposta convincente da parte del settore finanziario USA al GENIUS Act, la prima normativa che ha regolamentato il settore delle criptovalute negli Stati Uniti, offrendo un quadro legale chiaro.
I rendimenti
I rendimenti, che derivano dalle riserve che la stablecoin accumulerà, saranno distribuiti tra i partecipanti. Non è chiaro per il momento quando saranno pronti per il lancio e che tipo di appoggio potranno aspettarsi dal mondo crypto, che almeno negli USA viaggia quasi tutto su USDC. Rimane comunque da segnalare la partecipazione di Bybit, Solana, Ripple, Morpho, Polygon, Anchorage, zerohash, Bitso, BVNK, Stellar, Plasma, Aave e anche eToro.
Certo è che i mercati stanno già prezzando un’enorme perdita di rilevanza per Circle – la società che emette USDC – e che Coinbase dipende per una parte importante della sua distribuzione.
Diverso il discorso per Tether, che per il momento ha una presenza ridotta negli Stati Uniti tramite la sua nuova stablecoin USAT, che al contrario di USDT rispetta le imposizioni del GENIUS Act.
In Europa sono state invece le banche a muoversi per prime, all’interno del consorzio Qivalis, che ospita anche le italiane Banca Sella, Unicredit e Intesa Sanpaolo.
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