21Shares, popolare gestore di fondi ETF sulle criptovalute, ha pubblicato un’interessante dashboard su Dune che permette di tenere traccia di tutti i Bitcoin che sono effettivamente a rischio quantum. Dati finalmente precisi, che sono passati dall’analisi approfondita del network e del suo stato e che rivelano molto del potenziale problema del quale, ciclicamente, si torna a parlare.
Dati chiari, abbiamo già detto, che probabilmente aiuteranno ad avere una discussione più informata su ciò che è davvero a rischio e su quanto rapidamente ci si dovrà muovere, cercando anche di tenere possibilmente lontani certi eccessi che purtroppo hanno già travolto in passato lo spazio pubblico.
Non è Bitcoin a essere a rischio
Vale la pena, prima di passare all’analisi dei dati, di fissare un punto. Non è Bitcoin in quanto tale a essere a rischio, ma determinati indirizzi, che potrebbero vedersi sottrarre il proprio patrimonio. Per una parte importante si tratta di Bitcoin che si sono spostati anni fa l’ultima volta e ai quali anche i legittimi proprietari potrebbero non avere più accesso.
Tra questi si includono anche i BTC che vengono associati storicamente al creatore di Bitcoin, Satoshi Nakamoto. Sono i più problematici, perché non essendo possibile un intervento del legittimo proprietario (al fine di spostarli verso sistemi più sicuri e “aggiornati”) si dovranno prendere decisioni impopolari in merito.
I numeri
I numeri più interessanti tra quelli pubblicati da 21Shares nella sua dashboard riguarda la ripartizione tra Bitcoin storicamente esposti, quelli esposti da design (Taproot) e quelli che invece devono la loro debolezza al riutilizzo degli indirizzi. Delle tre situazioni, le ultime due sono quelle più facilmente corregibili.

Il 65% circa dei Bitcoin in circolazione sono invece già al sicuro e dunque non servirà fare nulla. La percentuale di quelli critici, sui quali la community dovrà trovare un consenso (congelarli? Permettere che siano sottratti da chi arriverà per primo a un potente quantum computer?) sono circa l’8,5%, difficilmente una somma in grado di mettere in crisi il mercato di Bitcoin e il suo funzionamento.
Qui la dashboard da seguire
La dashboard è pubblicamente disponibile qui e sarà il caso di seguirla per chi è interessato al tema, dato che la percentuale di Bitcoin esposti al rischio quantum aumenta, in particolare per quelli che si espongono tramite il riutilizzo degli indirizzi.
Il dato più buffo – per chi non ha seguito la vicenda – è forse proprio questo. Anche se l’allarme torna ciclicamente a occupare la discussione pubblica, c’è chi sta operando senza alcun riguardo per l’esposizione di ciò che offrirebbe il fianco a un eventuale super computer quantum.
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