Una delle teorie più gettonate dagli analisti per spiegare la pessima performance relativa di Ethereum rispetto a Bitcoin e altri crypto asset nell’ultimo ciclo è quella che prende in esame il conflitto con le reti layer-2. Da diversi mesi ormai non si fa altro che parlare del fatto che le soluzioni di secondo livello, le quali si appoggiano alla sicurezza del network principale, stiano “derubando” Ethereum dei suoi profitti, abbassando le revenue complessive della chain e portando conseguentemente forti ribassi sul token $ETH.
In realtà le discussioni sul tema si erano lievemente placate negli ultimi mesi, ma sono tornate prepotentemente al centro dell’attenzione dopo i grandi numeri registrati dalla Robinhood Chain, nuovo layer-2 di Ethereum lanciato a inizio luglio. In questo momento infatti, secondo le metriche di DeFiLlama, sta incassando più introiti questa nuova rete piuttosto che l’infrastruttura principale su cui si appoggia per il consenso.
Ethereum vs i layer-2: cosa sta succedendo su Robinhood?
Al momento della stesura, nelle ultime 24 ore i ricavi registrati dal layer-2 Robinhood ammontano a 150.000 dollari, mentre quelli realizzati da Ethereum si fermano a poco più di 50.000 dollari. Una differenza di circa 3 volte rispetto a quanto effettivamente incassa la rete principale, che ora tanti analisti e investitori stanno commentando come “assurda” e ingiustificata, riallacciandosi all’idea secondo cui i layer-2 stanno rovinando Ethereum e la sua redditività.
Ricordiamo per i meno esperti come funziona il rapporto tra queste due tipologie di blockchain: da un lato c’è Ethereum, che dispone di una sicurezza economica invidiabile grazie allo staking distribuito tra oltre 900.000 validatori, mentre dall’altro ci sono i layer-2 che vogliono usufruire di quella stessa sicurezza per lanciare i propri servizi apparentemente più scalabili e veloci.
In pratica, tutti i layer-2 come Arbitrum, Base, Optimism, e anche l’ultima arrivata Robinhood, pagano una commissione per il noleggio del “block space”. In parole più semplici, pagano affinché le transazioni ospitate sulla propria rete vengano pubblicate sullo spazio di blocco della blockchain di Ethereum, proprio per essere garantite pubblicamente.
Questo è il motivo per cui Ethereum viene definito “lo strato di sicurezza” della DeFi e del mondo blockchain, in quanto salvaguarda e protegge diverse operazioni all’interno del proprio registro distribuito. Peccato che questo prezioso servizio che offre il network di $ETH non sia pagato sufficientemente, almeno secondo il parere degli analisti, rendendo poco remunerativo il suo ruolo nel panorama blockchain.
Ethereum guadagna ancora meno dai layer-2 dopo l’introduzione dei blob
In via generale l’affitto del block space di Ethereum da parte dei layer-2 avveniva (e in parte avviene tutt’oggi) tramite i cosiddetti “calldata”, ossia banalmente i dati delle transazioni che vengono pubblicati all’interno dei blocchi della mainnet. Da marzo 2024 però, dopo l’aggiornamento Dencun, sono stati introdotti i blob, ovvero un meccanismo più economico per aggregare più dati dai layer-2 e trasportare più facilmente tutte le transazioni sul registro di Ethereum.
Questo è stato un vero e proprio punto di svolta per i layer-2 poiché ha contribuito a ridurre di oltre il 90% i costi di commissioni on-chain, rendendo tutta l’operatività degli utenti molto più scalabile. Di contro però, come ben visibile dall’andamento della metrica delle “chain revenue”, Ethereum ha guadagnato sempre meno da quel momento in poi.
Per fare un paragone: a marzo 2024, nella migliore settimana del mese, Ethereum ha prodotto ben 197 milioni di dollari di profitti. Invece, nella migliore settimana dall’inizio del 2026, a fine aprile, la rete ha incassato appena 4 milioni di dollari. Il tutto, paradossalmente, rassicurando quasi lo stesso valore economico in termini di TVL (e molto più in termini di stablecoin e asset RWA).

A nulla è servito l’intervento successivo degli sviluppatori nel mezzo dell’aggiornamento Fusaka di dicembre 2025, durante il quale sono stati introdotti dei meccanismi di burn on-chain per riportare parte del valore registrato sui layer-2 direttamente su $ETH e impedire che queste reti paghino commissioni irrilevanti tramite i blob.
Alla fine, le reti di secondo livello hanno continuato a noleggiare block space pagando costi molto contenuti, ed Ethereum ha continuato a soffrire la riduzione delle revenue di rete. Tutto questo ha spinto addirittura Vitalik Buterin e il suo team a riconsiderare la roadmap di lungo periodo.
Ethereum è denaro: la contro-tesi degli analisti sul valore intrinseco dei layer-2
Tutti sono d’accordo che la contrazione delle revenue nell’ultimo ciclo sia stata la causa principale della performance negativa di $ETH rispetto ad altri crypto asset. Non tutti però convergono sul fatto che la colpa sia effettivamente dei layer-2 e dei loro scarsi pagamenti.
C’è ad esempio Tom Lee, chairman di Bitmine, che ha spiegato come il successo di Robinhood sia positivo per Ethereum, evidenziando come il solo fatto che questo boom di attività sia avvenuto sull’infrastruttura Ethereum rappresenti un segnale positivo per la rete, indipendentemente da dove vengono dirottate le commissioni.
Anche Joseph Lubin, co-fondatore della rete, difende questa teoria, sostenendo che le fees sui layer-2 devono necessariamente rimanere basse proprio per espandere l’adozione e portare su blockchain decine di migliaia di aziende nel futuro. In un certo senso la sua idea è quella che Ethereum debba oggi sacrificarsi e subire un rallentamento delle revenue affinché possa costruire un prodotto più efficiente e scalabile per gli anni a venire.
Chi vi scrive si trova d’accordo con Joseph Lubin: Ethereum in questo momento è come una formichina che si sta sacrificando e sta rinunciando a una parte dei benefici nell’immediato per costruire qualcosa di molto più grande in futuro. Se la strategia sarà quella giusta, la rete si ritroverà nell’arco dei prossimi anni a essere l’unica blockchain realmente in grado di mobilitare l’intero ecosistema finanziario mondiale senza incappare nei classici colli di bottiglia delle infrastrutture distribuite.
Cosa fare nel frattempo che Ethereum completa il suo percorso di adozione?
Nel frattempo, non ci resta che poter esplorare l’ecosistema Ethereum in tutte le sue sfaccettature, cercando di cogliere le migliori opportunità presenti sia sul layer-1 che sul layer-2. Gli sviluppatori stanno lavorando assiduamente per implementare nuove funzioni interessanti e rendere anche la rete principale altamente scalabile come le soluzioni di secondo livello.
Lo stesso Vitalik ha spiegato di recente che il 2026 sarà l’anno della svolta, quello dove si interverrà su questioni più tecniche come l’aumento del gas limit e l’introduzione delle prove zk, così da gettare le basi per un futuro sempre meno dipendente da fonti esterne, e soprattutto sempre più remunerativo.
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