Il comparto bancario è oggi il vero pilastro che regge i principali listini mondiali, appesantiti dai ribassi del settore tecnologico. Tra i grandi indici azionari, a sorprendere è l’Italia a +15,75% da inizio 2026, sostenuta proprio dalle banche. Il settore bancario del FTSE MIB corre più forte perfino di quello americano, con colossi come JPMorgan e Goldman Sachs.
L’Italia batte Wall Street con il traino dei mercati
Da inizio 2026 il nostro FTSE MIB avanza del +15,75%, ma quasi tutte le banche battono l’indice, come si può osservare nella tabella seguente. Mediobanca vola a +55,58%, seguita da Monte dei Paschi a +24,22% e da BPER a +20,26%.

Anche Banco BPM sale del +20,05%, mentre i due colossi principali restano indietro. UniCredit segna comunque un +14,68%, mentre Intesa Sanpaolo si ferma al +9,73% coinvolta nel risiko bancario.
La semestrale record di Intesa Sanpaolo
Proprio ieri Intesa Sanpaolo (ISP) ha approvato i conti del primo semestre, con un utile netto di 5,6 miliardi di euro. Il dato segna una crescita del +6,5% rispetto allo stesso periodo del 2025 e batte le attese degli analisti. La banca ha migliorato la guidance, cioè la stima ufficiale sui conti, e vede ora l’utile 2026 oltre i 10 miliardi.
Sulla performance del titolo ISP pesa molto il risiko bancario, cioè l’ondata di fusioni e acquisizioni in corso tra i diversi istituti di credito italiani, operazioni non sempre amichevoli. Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) su Monte dei Paschi, con assemblea straordinaria fissata al 10 settembre. Questa dinamica spiega gran parte della corsa di Mediobanca e della stessa Monte dei Paschi, che ha recentemente preso il controllo proprio di Piazzetta Cuccia.
I tassi alti aiutano le banche
Il contesto dei tassi resta il vero motore del comparto sia in Europa che in America. La BCE ha alzato il costo del denaro a giugno e lo ha lasciato fermo il 23 luglio, con il tasso sui depositi al 2,25%. Tassi alti allargano il margine di interesse, cioè la differenza tra gli interessi che le banche incassano e quelli che pagano. La Fed, nel meeting di ieri, ha lasciato intendere che potrebbe seguire questa strada del rialzo a settembre.
Gli Stati Uniti frenano con la tecnologia
Sull’altra sponda dell’Atlantico il quadro è diverso, con Wall Street sotto pressione ribassista a luglio. Il Nasdaq 100 cede il -8,20% nell’ultimo mese, il peggiore tra i grandi indici statunitensi. La differenza tra i listini americani racconta bene questa rotazione tra i settori.
L’S&P 500 perde il -1,69% sul mese, mentre il Dow Jones cede appena il -1,18%. Questi indici tengono meglio perché contengono le banche. Anche in Europa il DAX tedesco resiste, con un progresso del +1,32% a luglio.
ETF bancari, l’Europa stacca gli Stati Uniti

L’ETF europeo di settore, con sigla BNK, guadagna il +19,80% da inizio anno, contro il +8,11% dell’omologo americano KBWB. Si tratta di due strumenti quotati che replicano il paniere di titoli bancari, europei nel primo caso e statunitensi nel secondo. Il paniere europeo raccoglie anche banche italiane, che hanno un peso rilevante tramite UniCredit, Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi.
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