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Strategy perde 8 miliardi, ma il vero problema è nascosto altrove

Strategy, conti in rosso e vendita di Bitcoin: ecco perché il problema non è la perdita contabile del trimestre
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Le trimestrali di Strategy sono passate quasi inosservate, schiacciate tra i conti di Apple e Amazon arrivati nelle stesse ore. Eppure restano le più rilevanti nel mondo Bitcoin. La società guidata da Michael Saylor ha chiuso il secondo trimestre 2026 con una perdita netta di 8,22 miliardi di dollari. Quel numero spaventa, ma non è quello che racconta lo stato di salute reale dell’azienda.

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Strategy, la perdita da 8 miliardi non è il vero problema

Partiamo dai ricavi del software, che si fermano a 122 milioni, minimi rispetto alla perdita. Sorprenderà qualcuno ma Strategy è in teoria un’azienda di software. La perdita di 8,22 miliardi non sono soldi usciti dalla cassa ma sono registrati in base regole contabili in vigore dal 2025. La norma impone di segnare i Bitcoin al prezzo di fine trimestre e riversarne la differenza a conto economico. Bitcoin è sceso nel trimestre e la perdita è comparsa sulla carta. Un anno prima, con Bitcoin in salita, la stessa regola produceva 10 miliardi di utile.

L’azione di Strategy a Wall Street vale meno dei suoi Bitcoin

Strategy (MSTR) - monthly agosto 2026
Strategy (MSTR) – monthly agosto 2026

Sul grafico monthly si può osservare l’andamento dell’azione di Strategy, che venerdì ha chiuso a 93,28$. A giugno ha registrato il crollo del -45,36%, il peggiore dal 2002. Allo stato attuale perde l’82% rispetto al massimo storico di novembre 2024. In questo scenario un’area di supporto tecnico passa attorno alla soglia dei 63,50$. Per la prima volta la società in Borsa vale meno dei Bitcoin che ha in cassa. Il sovrapprezzo pagato per comprare Bitcoin alla maniera di Saylor è sparito, e con esso la convenienza a emettere titoli.

La vera novità è la vendita di Bitcoin

Come già osservato in un articolo di approfondimento i conti non stupiscono, perché la perdita registrata è un obbligo contabile. La rivalutazione va iscritta ogni trimestre, che la società venda o meno un solo Bitcoin. La vera novità dell’ultimo mese però è un’altra: Strategy ha venduto Bitcoin per la prima volta in quattro anni, per fare cassa e pagare i dividendi agli azionisti privilegiati.

Due canali di finanziamento

Strategy si finanzia con due strumenti. Le obbligazioni convertibili, ridotte a 6,7 miliardi, pesano poco perché pagano cedole quasi azzerate. Invece le azioni privilegiate (preferred), sono salite a 14,4 miliardi e si comportano da obbligazioni, con una cedola fissa in contanti e alta, tra il 10% e il 12%. Quelle cedole valgono circa 1,2 miliardi di dollari l’anno, e si pagano vendendo Bitcoin o nuovi titoli.

Le preferred crollano, STRK la peggiore

Preferred Strategy
Preferred Strategy da inizio 2026

Il grafico daily riassume il calo delle preferred, le azioni privilegiate che stanno a metà tra un’azione e un’obbligazione. Pagano una cedola fissa come un bond, ma restano capitale, e da inizio 2026 mostrano un netto calo. La più senior STRF cede il -8,48%, mentre STRC, ancorata alla pari, limita il calo al -10,24%. Molto peggio le altre due: STRD perde il -23,43% e STRK, l’unica convertibile, affonda del -28,62%. Più uno strumento è junior o legato al titolo, più scivola quando il prezzo di BTC soffre.

Il rischio vero è il logorio lento

Quando le privilegiate scendono sotto il nominale di 100$, il rendimento per collocarne di nuove sale, e STRC è già passata dal 9% al 12%. Questo canale era il rubinetto principale per raccogliere denaro e comprare Bitcoin. Da macchina che raccoglie capitale per accumulare Bitcoin, è diventata una che rischia di spendere Bitcoin per pagare cedole.

Il rischio non è il crollo di domani, perché la cassa da 3,75 miliardi copre due anni di cedole. È piuttosto il logorio lento, se per ipotesi Bitcoin resta fermo su questi livelli per un anno, la perdita si ferma, ma le cedole da pagare no.

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