Brian Armstrong torna a difendere le crypto, rivendicando i risultati concreti che il settore ha già consegnato alla finanza globale. Il numero uno di Coinbase valorizza conquiste precise, dalle stablecoin fino a Bitcoin, richiamando l’attenzione sull’utilità reale della tecnologia blockchain. Il messaggio sostiene che il dibattito pubblico resta troppo spesso ancorato alla sola speculazione sui prezzi, dimenticando gli avanzamenti strutturali.
Armstrong e la difesa dei risultati del settore crypto
Armstrong interviene mentre il settore incassa critiche pesanti sulla presunta assenza di applicazioni utili. La narrazione dominante descrive spesso le crypto come un semplice terreno di scommessa, privo di ricadute concrete sull’economia reale.
Armstrong ribalta questa lettura, elencando tre applicazioni concrete che a suo giudizio hanno già cambiato l’accesso ai servizi finanziari.
- Le stablecoin, ovvero le monete agganciate al valore del dollaro, permettono di detenere valuta forte ovunque nel mondo.
- La DeFi (finanza decentralizzata), i protocolli che erogano prestiti senza intermediari bancari. Aprono al credito anche a chi resta escluso dagli istituti tradizionali.
- Le azioni tokenizzate, cioè titoli rappresentati come coin digitali su blockchain, che avvicinano i mercati americani a chi non vuol passare attraverso le banche tradizionali più costose.
La rivendicazione di Armstrong sull’utilità delle crypto
Nel suo intervento sulla piattaforma X, il CEO di Coinbase afferma:
crypto doesn’t get enough credit for the financial access it’s already unlocked… – le crypto non ricevono abbastanza credito per l’accesso finanziario che hanno già sbloccato per il mondo.
Il commento sposta volutamente il baricentro del giudizio dalla quotazione degli asset verso la loro funzione concreta. Si tratta di una mossa retorica trasparente, perché il prezzo di Bitcoin resta la metrica con cui il pubblico misura il successo. Armstrong risponde così ai detrattori che riducono l’intero fenomeno a una bolla speculativa senza utilità duratura.
I conti deludenti di Coinbase sullo sfondo
Le parole di Armstrong cadono a pochi giorni dai dati trimestrali di Coinbase, che il mercato ha già giudicato deludenti. Come riportato da Alessandro Adami, Coinbase ha chiuso il secondo trimestre con ricavi a 1,22 miliardi di dollari, sotto gli 1,29 attesi. Il dato segna un calo del -14% rispetto al trimestre precedente, mentre la perdita netta ha raggiunto i 359 milioni.
Pesa soprattutto il crollo dei volumi crypto, scesi del -75% rispetto al picco toccato nel 2024. Emerge però un segnale interessante, poiché l’88% dei ricavi netti arriva ormai da fonti diverse dal trading spot di Bitcoin. Proprio quella diversificazione crescente sorregge la difesa pubblica che Armstrong porta davanti agli investitori.
Coinbase sui minimi annuali
Attualmente Coinbase quota 148,68$ e da inizio anno è in ribasso del -34,25%. Ancora maggiore è il calo rispetto all’ATH di 444,6$ di un anno fa, che oggi segna un -66,50%. Coinbase è il primo exchange storicamente quotato sui mercati azionari americani, dall’aprile 2021.

Sul grafico weekly abbiamo una sua panoramica dal minimo storico di 31,55$ del gennaio 2023, da dove è partita una serie di swing crescenti che hanno spinto il prezzo fino all’ATH di un anno fa. Da lì è iniziato il crollo, evidenziato da una serie di massimi e minimi decrescenti. Attualmente Coinbase si trova nell’area dei minimi annuali. La perdita di questa zona potrebbe portare a un’ulteriore accelerazione ribassista verso l’area dei 100$. La prima resistenza rilevante per uscire da questo scenario passa invece in area 180$.
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