La settimana macroeconomica ruota attorno a un solo appuntamento capace di muovere ogni mercato a livello mondiale. Alle 14:30 italiane, domani, sarà rilasciato il dato sull’inflazione statunitense (CPI) che fotografa i prezzi del mese di luglio e orienta le prossime mosse della Federal Reserve. L’onda del dato non resta usualmente confinata al solo obbligazionario e si propaga con forza anche su azioni, oro, Bitcoin e sul dollaro.
Ruota tutto attorno all’inflazione USA
Il consenso vede l’inflazione generale in raffreddamento verso il +3,4% annuo dal +3,5% precedente, con una crescita mensile stimata tra il +0,1% e il +0,2%. Il dato depurato da energia e alimentari, definito core, è atteso al +2,5% annuo, in lieve calo dal +2,6%. In allegato una panoramica della situazione dell’inflazione attuale nei principali mercati.

Le possibili reazioni dei Titoli di Stato
Il primo mercato a reagire a questi numeri è sempre quello dei Titoli di Stato, il canale più immediato di trasmissione. Un dato più caldo delle attese spinge in alto i rendimenti dei Treasury americani e avvicina il rischio rialzo della Federal Reserve. Un dato più freddo, al contrario, fa scendere i rendimenti e riporta subito in gioco l’allentamento monetario. Il grafico seguente mostra il T-Bond (US10Y) al 4,711% e il trentennale (US30Y) al 5,261%, sui massimi degli ultimi 20 anni. Il biennale, più legato alle mosse Fed, quota invece 4,233% poco sotto i massimi annuali.

Tech, intelligenza artificiale e capex dei Magnifici Sette
In questo frangente storico pesa il comparto tecnologico, con i titoli legati all’intelligenza artificiale in prima fila. Il capex delle Magnifiche 7, ovvero la spesa per investimenti in AI, regge le valutazioni finché il denaro resta a buon mercato. Un titolo growth vale soprattutto per gli utili attesi molto lontano nel tempo, e quegli utili vanno riportati a oggi. Quando i tassi salgono, il valore attuale di quei profitti futuri si riduce e i multipli di Borsa si comprimono.
Cosa accomuna oro e Bitcoin
Un terzo fronte relativo all’inflazione riguarda l’oro e Bitcoin. Due asset molto diversi, ma che condividono un solo tratto rilevante, entrambi non pagano alcuna cedola. Quindi entrambi soffrono quando i tassi reali, cioè al netto dell’inflazione stessa, salgono. Con rendimenti più alti aumenta il costo di detenerli fermi in portafoglio, dato che non generano flussi.

Nel corso del 2026, però hanno preso strade nettamente opposte, nella prima parte dell’anno, come mostra bene il grafico. Tuttavia, l’oro da marzo ha preso un trend ribassista come il Bitcoin. Solo nell’ultima decina di giorni ha virato al rialzo. Attualmente l’oro segna un +2,71% da inizio 2026, mentre Bitcoin resta a -28,54%. Un dato freddo sull’inflazione allontanerebbe aumenti e li favorirebbe.
Il dollaro e la ricaduta sui cambi
Il quarto asset coinvolto è il dollaro. Un’inflazione più alta del previsto tende a rafforzare il biglietto verde, perché implica tassi in possibile rialzo. Il rafforzamento del dollaro si scarica in modo diretto sul cambio euro/dollaro e sulle valute dei paesi emergenti. Da lì l’effetto colpisce a cascata anche sulle commodity, che diventano più care per chi le acquista con altre valute. Il quadro delle inflazioni mondiali, con gli Stati Uniti di nuovo i più alti tra i paesi principali, rende il dato di domani ancora più delicato.
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