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Hyperliquid crypto futuro rischio centralizzazione

Hyperliquid vola con trading RWA, ma un BIG del mondo crypto lancia allarme: “futuro a rischio centralizzazione”

Su Hyperliquid, 1 dollaro di scambi su 3 è svolto su contratti RWA. La finanza tradizionale attira nuovi trader, ma il futuro della piattaforma presenta grosse incognite.
Hyperliquid crypto futuro rischio centralizzazione

Hyperliquid sta aumentando la sua base di utenti attivi, e il merito è principalmente da attribuirsi ai mercati RWA, sempre più apprezzati da trader retail e istituzionali. Si stima che durante il primo semestre dell’anno oltre 169.000 nuovi indirizzi siano entrati nel DEX proprio grazie a questi prodotti. Tuttavia, nei piani alti della finanza si discute di un argomento che potrebbe frenare questa corsa in futuro.

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A parlare è Evgeny Gaevoy, CEO e fondatore di Wintermute, una delle società di market making più grandi e influenti dello spazio crypto. In una recente intervista, l’esperto di trading ad alta frequenza ha riconosciuto le ottime performance di Hyperliquid nell’ultimo periodo, ma ha anche individuato due grandi ostacoli da superare nel lungo periodo.

Hyperliquid: metriche in crescita con gli RWA

Nel Q2 2026, quasi un terzo dei volumi di trading registrati su Hyperliquid ha riguardato operazioni su azioni, materie prime o più in generale su asset del mondo reale (RWA). L’open interest della categoria HIP-3, ossia la somma delle posizioni aperte su contratti derivati basati su questi prodotti, è arrivato a 4,5 miliardi di dollari ad agosto, in forte crescita dagli appena 800 milioni toccati ad inizio anno.

Addirittura, in questo momento il trading di asset RWA contribuisce per il 30,1% dei volumi totali della piattaforma e per il 36,6% del suo open interest. Sono numeri davvero impressionanti, soprattutto per un DEX che è stato concepito come un ambiente crypto nativo, e che solo dallo scorso ottobre si è aperto alle contrattazioni di prodotti tradizionali.

Qualche giorno fa gli asset tokenizzati sono sbarcati anche sullo spot di Hyperliquid, grazie alla partnership con xStocks, in un mercato che finora ha attirato una partecipazione molto più modesta rispetto alle borse basate su contratti perpetual. È chiaro che azioni, indici, commodity, e tutti gli asset che fanno parte della finanza legacy stanno interessando sempre di più gli operatori del mondo crypto. Lo riconoscono anche quei colossi come Wintermute che, dal 2017, guadagnano miliardi fornendo liquidità alle borse crittografiche.

Il CEO di Wintermute teme un futuro meno brillante per Hyperliquid

Wintermute è un market maker del settore crypto: il suo ruolo è quello di fornire profondità in bid e ask agli order book degli exchange per garantire scambi più efficienti ai trader. Il suo business è da sempre incentrato su Bitcoin e sugli altri crypto asset, anche se recentemente la società ha previsto di investire 1 miliardo di dollari per espandersi maggiormente nei mercati TradFi, puntando ad aumentare la quota di profitti derivanti dalle borse tradizionali.

Evgeny Gaevoy è tra i primi a riconoscere quanto l’interesse per gli asset digitali sia in calo e quanto invece i trader – anche su blockchain – vogliano poter negoziare strumenti del mondo reale. È forse per questo che, in una recente intervista per The Archive Pod, il fondatore di Wintermute ha preso una posizione non troppo popolare su un argomento così complesso e di nicchia, ossia lo scenario futuro di Hyperliquid nell’intersezione tra finanza crypto e tradizionale.

Secondo quanto riportato, Hyperliquid avrebbe due sfide da superare nel lungo termine, ovvero quella della regolamentazione e della capacità di throughput. In particolare Gaevoy teme che questi due fattori potrebbero rendere il DEX più centralizzato di quanto già in parte lo sia (i validatori sono pochi e vicini alla Foundation), indebolendo di conseguenza il potenziale futuro della piattaforma.

Il CEO di Wintermute parla di Hyperliquid e del suo futuro

I due ostacoli principali per il futuro di Hyperliquid

Più nel dettaglio, Gaevoy è preoccupato per ciò che potrebbe succedere se in futuro l’amministrazione USA decidesse di irrigidire la normativa riguardante i contratti perpetual. In realtà, fino a pochi mesi fa c’era (e c’è ancora in parte) un vero e proprio buco normativo per il tema dei perps decentralizzati, con i residenti statunitensi impossibilitati a negoziare questi contratti in piattaforme regolamentate. In pratica Hyperliquid ha beneficiato di questa situazione, attirando miliardi di volumi su mercati HIP-3, proprio perché non c’erano grandi alternative offshore.

Ora però, soprattutto dopo che la CFTC ha dato il via libera al primo contratto futures a Kalshi, la situazione rischia di diventare più complessa: se i perps diventeranno completamente legali in futuro, molti utenti potrebbero tornare su piattaforme più grandi e regolamentate, mentre Hyperliquid sarebbe anche costretta a introdurre controlli KYC, togliendo una fetta del suo attuale vantaggio competitivo contro la finanza legacy.

A questo si aggiunge anche il tema del throughput: secondo il CEO di Wintermute, per arrivare a competere con i volumi e le richieste tipiche delle borse tradizionali, come quelle del CME o del Nasdaq, Hyperliquid dovrà per forza di cose diventare ancor più centralizzato. Tuttavia, questo è forse il rischio minore, in quanto – come accennato prima – la blockchain su cui opera il DEX è già di per sé molto centralizzata a livello di consenso.

Quanto c’è da preoccuparsi?

Per il momento non sembrano esserci ancora grandi motivazioni per andare in panico. Il Policy Center dell’Hyper Foundation sta dialogando con i regolatori di Washington per trovare una soluzione che permetta a Hyperliquid di offrire i suoi perpetual futures a cittadini statunitensi, senza dover rinunciare alla propria configurazione on-chain.

Nel frattempo, i mercati non sembrano neanche eccessivamente preoccupati del rischio regolamentazione: di recente si è scoperto che il leggendario Stanley Druckenmiller ha investito milioni su Hyperliquid, con un’esposizione rivelata all’interno del Form 13F condiviso dal suo family office alla SEC. Inoltre, $HYPE registra un drawdown di solo il -23% dai massimi storici, e risulta molto più in forma di tante altre crypto, con performance che rimangono ampiamente positive dall’inizio del 2026.

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