Il settore DeFi torna finalmente a mandare segnali interessanti ai crypto investitori. Dall’inizio del Q3 i depositi su Aave sono cresciuti del +30%, recuperando una fetta generosa dei capitali persi nel trimestre precedente. Gli utenti tornano ad utilizzare il principale money market decentralizzato per ottenere rendimenti sui propri asset, e soprattutto per aumentare l’esposizione speculativa sul mercato.
La metrica dei depositi e, in parallelo, quella dei prestiti attivi, sono due termometri chiave che ci aiutano a capire la direzione e l’intensità dei flussi di capitale all’interno dell’ecosistema DeFi. Quando entrambi gli indicatori accelerano, significa che l’attività on-chain sta crescendo e che gli utenti stanno incrementando il ricorso alla leva finanziaria, segnalando la presenza di una finestra speculativa più favorevole alla ricerca del rischio.
Depositi in crescita su Aave
Attualmente Aave vanta depositi complessivi per 30,18 miliardi di dollari, tenendo conto di entrambe le versioni del protocollo (V3 e V4) e dei mercati di tutte le chain sulle quali è attiva. Dal 7 giugno, giorno in cui la piattaforma aveva toccato un nuovo minimo locale della metrica, i capitali sono aumentati di circa 8 miliardi, segnando un’importante inversione del trend.
Ad aprile Aave aveva perso svariati miliardi a causa dell‘hack di KelpDAO, in una situazione particolarmente scomoda che ha poi generato problemi a cascata su molti altri protocolli DeFi. Quell’evento aveva compromesso il sentiment degli investitori, generando una forte pressione ribassista sul token $AAVE, che però oggi si trova a +70% dai minimi del secondo trimestre.
Ora, sebbene rimanga ancora un gap importante da coprire per tornare ai livelli precedenti all’incidente, la situazione sembra nettamente migliorata, soprattutto dopo che il mercato crypto ha spiccato il volo nelle ultime sedute.

Cresce anche l’attività di borrowing
In parallelo, su Aave sta aumentando anche la mole di capitali presi in prestito dagli investitori, con il dato dei prestiti attivi che ha raggiunto i 12,24 miliardi di dollari. La differenza tra i borrow e i fondi depositati, circa 18 miliardi, rappresenta il TVL del protocollo, ossia la somma dei capitali bloccati all’interno di Aave.
L’andamento di questa metrica è molto simile a quello osservato sui depositi, a conferma del fatto che una gran parte dei capitali che confluiscono sulla piattaforma è impiegata come collaterale per ottenere asset in borrow, sfruttando di fatto l’effetto della leva finanziaria. Negli ultimi 30 giorni il grafico in questione ha registrato una crescita del +13%, a fronte di un +18% sui depositi.

Gli asset più utilizzati per l’attività di borrow sono chiaramente le stablecoin, che rappresentano circa il 60% del totale. Questo significa che più della metà dei prestiti è generata da utenti che hanno come obiettivo quello di aumentare la liquidità disponibile, mantenendo al contempo l’esposizione sugli asset forniti a garanzia. Da sottolineare anche come il 78% dell’attività si concentra sulla chain Ethereum, con le altre reti che svolgono un ruolo marginale.
Solo Plasma, Arbitrum, Base e pochi altri network generano volumi realmente significativi: uno di questi è Monad, che nell’ultimo periodo ha registrato un’esplosione dell’attività.
La domanda di borrow non mostra ancora segnali di euforia
Un dato interessante da analizzare riguarda l’andamento del tasso di interesse sul borrow di stablecoin come $USDT e $USDC su Ethereum V3. Dalla fine di giugno a oggi, per quanto riguarda $USDT, il tasso è passato dal 3,3% fino all’attuale 3,8%, mentre per $USDC il dato è rimasto più o meno fermo al 4%.
Questo significa che, nonostante negli ultimi mesi sia aumentata l’esposizione debitoria complessiva degli investitori, non è cresciuta allo stesso modo la domanda per la leva finanziaria. In altre parole, non ci sono state sufficienti richieste tali da mettere sotto pressione i capitali disponibili su Aave e far aumentare il costo del denaro.
Sarà importante vedere come evolveranno questi dati nel caso il mercato dovesse continuare a spingere al rialzo: in bull market solitamente i tassi di interesse sui prestiti di stablecoin sono più alti dei valori attuali. Al picco di settembre 2025, ad esempio, il tasso di $USDT era salito fino all’8,9%.
Prospettive positive all’orizzonte per Aave
Sulla carta, Aave ha in ballo diverse integrazioni e partnership che potrebbero portare un nuovo aumento dei depositi sul protocollo e spingere le richieste dei prestiti attivi.
Ad esempio, sulla governance del progetto si sta discutendo di una proposta di Securitize che mira a integrare HINC come collaterale su Aave. Si tratta di un fondo tokenizzato gestito da Neuberger Berman (società con un AUM di 230 miliardi di dollari) che investe principalmente in obbligazioni high yield, e che – se la proposta passerà – potrà essere impegnato come collaterale per ottenere liquidità sul money market.
C’è poi la stablecoin $USDG, già integrata su Aave, che sta mandando segnali molto interessanti, avendo da poco superato i 100 milioni di dollari in termini di depositi. Questa moneta potrebbe diventare sempre più rilevante, soprattutto considerando l’espansione dei prodotti PT di Pendle ad essa associati e le nuove proposte di onboarding sulla piattaforma.
La capitalizzazione di $USDG è cresciuta di 2,1 miliardi di dollari da inizio anno, passando da 1,2 fino a 3,3 miliardi di dollari, e c’è ancora molto spazio per portare liquidità su Aave.
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